#M(arte)dì con Marco Nones

Buongiorno a tutti! Eccoci di nuovo qui con un articolo per il nostro consueto appuntamento con l’arte del m(arte)dì. D’altronde quale altro giorno scegliere, se non questo, per parlare proprio di arte?
Oggi vi faccio fare un piccolo salto indietro e vi parlo di un artista che ho già presentato sulle nostre pagine social. Il suo nome è Marco Nones ed è uno scultore. Se avete letto il mio articolo di qualche settimana fa su Elio Vanzo, sapete che parlare di scultura per me non è poi così facile, ma prometto che, anche questa volta, farò del mio meglio per non deludervi.

La semplice unione di uomo e natura

Marco Nones è nato a Rheinfelden, in Svizzera, ma vive e lavora in Valle di Fiemme, fra le Dolomiti trentine. Sono state proprio loro, le montagne con la loro natura, ad ispirare l’arte di Marco. Le sue opere, infatti, nascono da un incontro biografico e spirituale con i boschi secolari della Valle. Nel tentativo di restituire sensazioni universali, questo artista ci accompagna in un viaggio alla ricerca della semplicità, descrivendo il rapporto che esiste tra uomo e natura.

Infatti, attraverso le proprie opere, Marco cerca di risaldare e risanare un antico rapporto, quello tra uomo e natura. Scissione che, secondo l’artista, non dovrebbe nemmeno esistere, dato che l’uomo stesso è natura.

Best of: i migliori progetti di Marco

Per meglio comprendere la ricerca artistica di Marco, è bene dare un’occhiata ad alcuni dei suoi progetti. Per voi ho selezionato questi tre: il parco RespirArt (fondato nel 2012) e le installazioni Svuotato (del 2015) e Indifference (una performance artistica del 2019 che richiama e interessa anche la tempesta Vaia del 2018).

© Fotografia di Eugenio Delpero sul blog di Marco Nones

Parco d’arte RespirArt

Nel 2012, Marco Nones fonda assieme alla giornalista e curatrice d’arte Beatrice Calamari il parco di Land Art RespirArt. Questo si trova a Pampeago, in Val di Fiemme, fra le Dolomiti del Trentino ed è considerato uno dei parchi più alti al mondo. Il parco ospita più o meno una trentina di opere che, in inverno, sono visibili anche dalla pista del Monte Agnello.


© Marco Nones, 2015

Svuotato

Nel 2015 l’artista vince il concorso d’arte Expo con l’installazione Svuotato: un baccello, realizzato con legno di pioppo, si svuota lasciando cadere nel prato i suoi semi che, a loro volta, doneranno altri frutti.

Hanno fame. Pance gonfie di vuoto. Bocche vuote gonfie di un sorriso. È un pianeta così. Da una parte pieno, dall’altra vuoto. Cosa impedisce al pieno di riempire il vuoto? Cosa impedisce il movimento più primitivo e naturale al mondo?
Il dono è un gesto di vita. La natura ci mostra un movimento di rinascita continua, replicante. Si svuota per riempire; poi si svuota ancora.
È cieca fiducia.
Vorrei che provassimo a sintonizzarci con il suono di un seme che si appoggia al suolo. È lieve come un sorriso che si apre.
Ma sprigiona un’energia immensa.

MARCO NONES IN DIDASCALIA ALL’OPERA


© Video di MountainBlog con intervista a Marco Nones, 30 aprile 2019

Indifference, una performance per il clima

Presentato in occasione del 67° Trento Film Festival, l’installazione Indifference del 2019 mostrava un centinaio di cervelli di ghiaccio che si scioglievano lentamente.
Una vera e propria denuncia nata dalla consapevolezza della nostra indifferenza nei confronti dei cambiamenti climatici e di tutto ciò che sta accadendo al nostro pianeta.

Indifferenza. Quella che usiamo per pensare al nostro immediato presente. Quella che si appiattisce in uno smartphone. Quella che ci preserva da emozioni di rabbia e paura. Quella che anestetizza anche l’amore. Quella che, mutando il nostro paesaggio interiore, trasforma il panorama esteriore e con lui i riferimenti visivi che guidano i nostri passi. Indifferenza. Quella che oggi, attraverso piccoli e grandi gesti, insieme proviamo a dissolvere.

MARCO NONES

Cos’è per te l’arte?

Come ben sapete termino ogni intervista con una citazione che mi viene data direttamente dagli artisti. Anche a Marco ho chiesto cos’è per lui l’arte e cosa cerca di raggiungere attraverso il suo lavoro di artista, quali sono i suoi obiettivi e intenti.

Attraverso il mio lavoro di artista voglio risanare ciò che è stato spezzato nel rapporto uomo – natura. Un rapporto che non dovrebbe esistere perché l’uomo stesso è natura. Io indago questa frattura.

Purtroppo, questa volta, lo devo proprio ammettere: non ho un’opera preferita. Perché? Perché sono tutte e tre le mie preferite. Mi piacciono così tanto tutte quante che mi è davvero impossibile trovarne una sola che preferisco.

Sono stata svariate volte a RespirArt e penso che ormai sarà una mia tappa d’obbligo delle vacanze estive. Oltre ad essere un bellissimo e piacevolissimo percorso, è sempre molto divertente scovare le opere che si trovano nel parco.
Fun fact: lo sapevate che RespirArt è stato protagonista di uno dei primissimi post di Afroditelo? Ve lo linko qui sotto così potete dare un’occhiata se siete curiosi.

Oltre a RespirArt, ora mi prenderò un attimo per parlarvi delle altre due opere: l’installazione Svuotato e la performance artistica Indifference.

Partiamo da quest’ultima che, in realtà, non avrebbe nemmeno bisogno di un commento. Infatti, direi che parla molto bene da sé. Il messaggio arriva forte e chiaro: è limpido, quasi quanto i cervelli di ghiaccio che si sono sciolti sulle tavolette di legno. Direi che Marco ha decisamente colpito nel segno: piano piano tutte le nostre certezze e convinzioni stanno scomparendo per lasciare spazio alla più grande e totale indifferenza. Indifferenza che, a breve, si trasformerà in desolazione se non decidiamo di prendere in mano la situazione e agire. Lo scioglimento dei ghiacciai, la plastica nei mari, il clima “impazzito” sono fatti che non possiamo più ignorare.
Che dire invece dell’installazione Svuotato? A parte che mi sono commossa quando l’ho vista? E mi sono commossa ancora di più quando ne ho letto la didascalia? “Vorrei che provassimo a sintonizzarci con il suono di un seme che si appoggia al suolo. È lieve come un sorriso che si apre. Ma sprigiona un’energia immensa” augura a tutti noi l’artista con queste meravigliose parole. Mi chiedo quanto ancora abbiamo da imparare da questa grande maestra di vita che è la Natura. Natura che, attraverso i suoi cicli, ci ricorda che la vita è un continuum: i semi cadono dal baccello e si donano alla terra per creare nuova vita.

Ciò che adoro dell’arte di Marco Nones è la semplicità delle sue opere. Sono sempre stata affascinata da tutto ciò che è umile e da tutto quello che, normalmente, viene preso per scontato. Il ronzio di un’ape che si adagia su un fiore, il profumo dell’erba dopo la pioggia, il rumore del vento tra le fronde degli alberi… Sono profondamente convinta del fatto che la bellezza più profonda, quella vera, si trovi nella delicatezza della semplicità e dell’umiltà. Infatti è proprio nella semplicità e nell’umiltà delle piccole cose che si nasconde la vera grandezza. E direi che questo è ben evidente quando ci si trova davanti ad una performance come quella di Indifference che, per quanto semplice, ti colpisce proprio lì dove deve, al cuore.

E voi cosa ne pensate? Anche voi, come me, siete fan delle piccole cose?


Hai voglia di farmi sapere cosa ne pensi? Puoi commentare questo articolo proprio qui sotto 👇 altrimenti contattaci sui nostri social o mandaci una mail 📬

Nel frattempo ti auguro un buon m(arte)dì. Ci vediamo la prossima settimana ✨

Vuoi conoscere meglio l’artista?
Sito Internet www.marconones.com
Instagram @marconones
Facebook Marco Nones – artista

Immagini courtesy Marco Nones

#sharalamore #sharalacultura
– MC.

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