#SHARALAMORE: i baci più belli nella letteratura

Provate a pensare a tutto quello che è successo quest’anno. Pensatevi l’anno scorso a quest’ora. Lo avreste mai immaginato? Pazzesco. Siamo stati chiusi in casa per mesi, abbiamo sofferto la solitudine, abbiamo riscoperto un mondo che avevamo completamente dimenticato, abbiamo ritrovato la lentezza che sentivamo quasi non ci appartenesse più. Tutto questo in un solo anno. E, come sempre, una delle cose che riesce più a raccontare i nostri sentimenti e quello che abbiamo sentito, sono le parole. Quelle che troviamo nei libri, nei giornali, sotto un post di Instagram. Tutte le parole che abbiamo letto ci hanno ricordato come si viveva prima, ci hanno fatto ridere ma soprattutto ci hanno ricordato quanto ci siano mancati i baci rubati, le carezze, gli abbracci.

Come ben sapete uno degli obiettivi di Afroditelo è quello di #sharareamore e, come voi, anche noi quest’anno abbiamo vissuto periodi destabilizzanti. Quando però ci siamo trovate a tirare le somme di quest’anno e abbiamo riflettuto su come avremmo voluto parlarne a voi, abbiamo sentito il bisogno di esprimere solo cose belle, che riempiono il cuore, che ci ricordano che torneremo come prima. Ma soprattutto che l’amore di cui autori, cantanti e pittori parlano sempre sono le fondamenta di tutte le nostre relazioni.

Il bacio letterario di -R.

Non vogliamo intristirvi, anzi: vogliamo ricordarvi quanto la cultura ci possa abbracciare forte con un pennello o una semplice poesia. Come per me lo ha fatto questa poesia di Baricco in Oceano Mare, che mi ha ricordato la paura che in quest’anno abbiamo avuto nei confronti di gesti quotidiani come un bacio. Baricco mi ha ricordato la sua semplicità: due persone si avvicinano, si sfiorano e poi scocca il bacio, e la stessa dinamica accade anche con abbracci o una carezze. Questo mi ha dato la certezza che prima o poi torneremo a baciarci più appassionatamente di prima.

Un passo dopo l’altro, fino ad arrivargli vicino. E dirgli:
-non mi farai del male, vero?
Non le farà del male, vero?
-No.
No.
Allora
Elisewin
prese
tra le mani
il volto
di quell’uomo,
e
lo baciò.

Il bacio letterario di -MC.

Il mio bacio preferito in letteratura è un po’ particolare. Credo sia uno di quei baci che quasi nessuno ricorda. Sarà stato forse per il modo travolgente con cui il libro in questione mi aveva rapita, sarà stato forse per il fatto che stavo leggendo proprio per sapere se la storia avrebbe avuto questa svolta, sarà forse per l’amore che nutro per l’autore… Non so esattamente cosa mi porta a ricordare così bene e con così tanto entusiasmo questo bacio, ma una cosa è certa: mi è rimasto dentro, nella mente e nel cuore.

Il mio bacio preferito in letteratura è quello scambiato tra Adriano Meis (aka Mattia Pascal) e Adriana Paleari ne Il fu Mattia Pascal (1904) di Luigi Pirandello. Un bacio che, come detto sopra, anche se rischia di passare inosservato, non ha proprio niente da invidiare a quei baci plateali, mozzafiato e incoronati da un Cupido che scocca frecce a destra e a manca.

Pirandello racconta di un bacio silenzioso, di una promessa scambiata nell’oscurità, come tutti quegli intimi gesti che due persone innamorate possono scambiarsi nel buio di una stanza. Di un bacio estremamente naturale, impulsivo, dolce e delicato. Di un bacio “lungo e muto”, scrive Pirandello, che non ha bisogno di parole perché parla da sé. Ciò che mi ha colpito di questo bacio è proprio questo: si tratta di un gesto così naturale che, anche se scambiato tra due adulti, mantiene quella che è la magia di un primo bacio.
Personalmente ho sempre avuto un debole per i piccoli gesti come le carezze, le parole dette al momento giusto, i “come va” inaspettati e, sicuramente, questo 2020 così assurdo ha rafforzato il mio amore per queste forme di delicatezza e attenzione. L’augurio che faccio a me stessa e a tutti noi per il 2021 è quello di riuscire a catturare la magia di qualsiasi momento, anche di quello più piccolo e all’apparenza insignificante.

(Attenzione segue piccolo spoiler) Un bacio che in realtà, pensandoci, risulta essere anche estremamente malinconico. Infatti esso non è destinato a sugellare la promessa d’amore tra i due, in quanto la “non esistenza” di Adriano (in realtà Mattia Pascal) non gli permetterà di sposare l’amata.

Quasi involontariamente io mi recai allora la mano di Adriana alla bocca; poi, non contento, mi chinai a cercar la bocca di lei, e così il primo bacio, bacio lungo e muto, fu scambiato fra noi.

LUIGI PIRANDELLO, IL FU MATTIA PASCAL (1904)

Il bacio letterario di -M.

Ragazzi miei,
che parto trigemellare dolorosissimo dover scegliere un solo passaggio letterario! Sono talmente numerosi i baci e abbracci letterari che mi hanno colpita, che sono finita a sfogliare i miei romanzi preferiti sperando di avere un’illuminazione sul mio “preferitissimo”. Morale della favola: ho deciso quindi di riportarvi il bacio del libro che mi ha convinta a scegliere di studiare letterature straniere in triennale.

Ho letto Mrs. Dalloway molte volte, e ogni nuova lettura è un’onda che mi travolge e mi disorienta, mi mozza il fiato e mi ravviva. Nel passaggio che vi riporto, Clarissa Dalloway – ricca socialité cinquantenne affermata e benvoluta, moglie fedele – ripensa a quel bacio fugace ricevuto dall’amica Sally Seton moltissimi anni prima durante una calda, gioiosa estate. Il ricordo di quel bacio riporta la Signora Dalloway alla spensieratezza della gioventù, donandole per un attimo il calore di un momento che con totale spontaneità e naturalezza, si è rivelato essere uno dei più significativi e memorabili della sua vita.

Tutti noi teniamo nascosto in un angolino speciale del nostro cuore un istante analogo: un bacio, una carezza, magari un abbraccio, o una conversazione particolare, forse uno sguardo… insomma: un momento particolare condiviso con qualcuno che è stato speciale, e che, in qualche modo, ci ha portati ad essere chi siamo oggi e che ci spinge a cercare un amore che possa rafforzare ed amplificare le sensazioni vissute.

Lei e Sally restarono un po’ più indietro.
Venne allora, passando accanto a un’urna piena di fiori, il momento più perfetto della sua vita.
Sally si fermò, raccolse un fiore, la baciò sulle labbra. Fu come se il mondo si fosse capovolto!
Gli altri scomparvero, e lei era lì sola con Sally. Ebbe la sensazione di aver ricevuto un regalo, ben incartato, con la raccomandazione di non aprirlo, di non guardarlo – un diamante, qualcosa di infinitamente prezioso”

VIRGINIA WOOLF, LA SIGNORA DALLOWAY (1925)

I baci letterari proposti da voi su Instagram

Nei giorni scorsi vi abbiamo chiesto quali siano stati i baci letterari che più vi hanno colpito. Ci avete risposto in molti. C’è qualcuno che, per esempio, porta nel cuore una delle storie d’amore più iconiche: quella tra Ginevra e Lancillotto. Come le tutte le storie d’amore epiche che si rispettino, nonostante i secoli riesce ad essere attuale e coinvolgente. Un vero classico. Vi lascio qui sotto un piccolo passaggio per rinfrescare le nostre memorie su uno degli amori proibiti più conosciuti in letteratura:

Lancillotto ora ha ciò che brama:
la regina lo accoglie, ed ama
che stia con lei e che le faccia
piacere: tiene fra le braccia
lui lei, e lei lui tra le sue.
È così dolce il gioco ai due
e del baciare e del sentire,
che n’ebbero, senza mentire,
una gioia meravigliosa
tanto che mai una tale cosa
non fu udita né conosciuta.

CHRÉTIEN DE TROYES, LANCILLOTTO O IL CAVALIERE DELLA CARRETTA (1170)

In molti avete risposto con un altro grande classico: Orgoglio e Pregiudizio. Devo confessarvelo: ero tentatissima di inserirvi una postilla sul quello che per me rappresenta questo romanzo, ovvero il suo stretto legame con il rifacimento cinematografico versione Bollywood Matrimoni e Pregiudizi, che consiglio ad ognuno di voi se amate i musical di Bollywood e se amate un po’ di trash.
Tralasciando i miei consigli spassionati – chi ama il cinema probabilmente ha già creato una bambola voodoo –, torniamo al romanzo di Jane Austen. Anch’esso conosciuto in tutte le parti del mondo per i suoi iconici protagonisti: la brillante Elizabeth e l’affascinante Mr. Darcy, personaggi che ci hanno lasciato con il fiato sospeso per tutto il romanzo – o tutto il film, dipende – e quando finalmente arriva la scena del bacio tanto attesa il nostro cuore gioisce, e una storia d’amore che ormai (causa mille scopiazzature e rifacimenti) ci sembra quasi trita e ritrita, finisce per ricordarci il fondamento delle relazioni intime: L’amor che move il sole e l’altre stelle, citando il nostro amico Dante (state sintonizzati, ne parleremo tra pochissimo!). Per Orgoglio e Pregiudizio ho scelto di non riportarvi il passaggio del bacio, optando piuttosto per un estratto che ci ricorda che quando ci innamoriamo di una persona non ci innamoriamo solo dell’aspetto o delle sue conoscenze. Invece, quando ci innamoriamo seriamente, lo facciamo per lo spirito dell’altro, per quello che si nasconde dietro l’apparenza, quello che bolle sotto la superficie: l’essenza reale dell’altro.

Elizabeth, tornata di ottimo umore, volle che Mr. Darcy le spiegasse come si era innamorato di lei. «Come è cominciato?», chiese. «Posso capire che una volta nata, la cosa abbia preso piede, ma che cosa ti ha fatto innamorare all’inizio?»

«Non posso fissare né l’ora né il posto, o lo sguardo o le parole che furono il principio del mio amore. È passato troppo tempo. Ero già innamorato prima di accorgermene».

«Quanto alla mia bellezza l’avevi disprezzata, e quanto ai miei modi, il mio contegno verso di te rasentava quasi la sgarberia, e non ti ho mai parlato senza un vago desiderio di ferirti. Sii dunque sincero: mi hai ammirato per la mia impertinenza?»

«Diciamo per la vivacità del tuo spirito».

JANE AUSTEN, ORGOGLIO E PREGIUDIZIO (1813)

Amor, ch’a nullo amato amar perdona
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

DANTE, LA DIVINA COMMEDIA (1321)

E di questo passaggio ne vogliamo parlare? Il nostro Poeta Illustre, simbolo per eccellenza della nostra Italia, ci parla di quello che oggi noi chiamiamo colpo di fulmine. Vittime di una passione irrefrenabile che continua a tormentarli anche all’Inferno, Paolo e Francesca rappresentano l’amore forte e duraturo, quello che, nonostante tutto, non può dissolversi. La loro storia d’amore è stata letta, studiata e continua ad essere uno degli argomenti portanti della letteratura delle scuole superiori. Quello di cui pochi studenti si rendono conto, però, è che senza accorgercene Dante ci dà lezioni preziose sull’amore.

Le ultime parole che condivido con voi oggi mi hanno colpita molto. Uno di voi ci ha mandato questa poesia scrivendo: “per me questa è l’amore in poesia”. Di questa poesia ricordavo vagamente il contenuto, sapevo che qualcuno me ne aveva parlato, ma non si era fissata a pieno nelle pieghe della memoria. L’ho cercata, e l’ho trovata così appropriata che mi ha riempito il cuore. Ecco a voi Il più bello dei mari di Nazim Hikmet:

Il più bello dei mari

è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli

non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni

non li abbiamo ancora vissuti.

E quello

che vorrei dirti di più bello 

non te l’ho ancora detto. 

NAZIM HIKMET, IL PIÙ BELLO DEI MARI

Spero che in almeno una di queste poesia vi siate ritrovati o abbiate risposto a qualche domanda.
Ma soprattutto spero che abbiate riconosciuto le storie e le poesie che avete proposto voi. Quindi perché non condividerle? Se avete voglia anche voi di #shararelamore dopo quest’anno funesto il nostro articolo è a vostra disposizione! Perché cultura non è solo conoscenza ma è amore e passione.

Nella speranza che il nuovo anno porti con sé la serenità di cui tutti noi abbiamo bisogno, noi di Afroditelo nei prossimi giorni vi terremo compagnia ricordandovi il potere dell’amore, della cultura e vi augureremo al meglio un felice anno nuovo.

Ps. Non preoccupatevi, anche nell’anno nuovo ci saremo e avremo tantissime novità in serbo per voi!



– R

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