Buongiornissimo poetico #9

Buongiornissimo, poesia?☕️


Ben ritrovati, amici miei!
Spero che stiate tutti bene e che i vostri litigi post festività con la bilancia non siano stati troppo traumatici. Piano piano ci è toccato abbandonare divani e pandori per tornare al nostro “abituale tran tran pandemico”. Insieme alla quotidianità torna attiva – piano piano – anche la redazione di Afroditelo, tra iniziative vecchie, nuove proposte e tante novità – stay tuned! Sono felice di poter tornare a ritagliare del tempo per condividere con voi qualche brano poetico. Quello di oggi, in particolare, è molto speciale.

Negli ultimi giorni sta diventando sempre più difficile voler bene al mio Paese. Scrollando la sezione notizie di telegram e guardando – passivamente – il telegiornale provo una forte vergogna per quello che sta accadendo, e mi sento sempre più distaccata dalle mie origini. Tutta questa rabbia mi ha intristita, e ho sentito un bisogno viscerale di trovare qualcosa che mi facesse sentire fiera di essere italiana. E poi 💡, la luce!

Il 2021 segna settecento anni dalla morte di Dante Alighieri. Nel settembre del 1321, in una notte di fine estate, il Sommo Poeta si spegneva, lasciandoci in eredità un tesoro inestimabile di viva e pulsante letteratura, che continua a resistere ad ogni sorta di intemperie e a segnare il cammino di tutti noi. In onore di questo anniversario importante, l’Accademia della Crusca ha deciso di pubblicare ogni giorno “La parola di Dante fresca di giornata”, un’iniziativa che si ripropone di ricordare e divulgare i neologismi e le espressioni idiomatiche di origine dantesca che popolano il nostro vocabolario quotidiano (vi lascio qui il link alla parola di oggi).

Per oggi, dunque, ho deciso di condividere anch’io con voi un “frammento dantesco” per me importante, ovvero il famoso sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare”.

Tanto gentile e tanto onesta pare

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

ella si va, sentendosi laudare,
benignamente e d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

Ricordo come fosse ieri il giorno in cui la mia professoressa di lettere del liceo ci lesse questo sonetto a voce alta, con tono orgoglioso e carico di amore, e la voce solenne di chi rispetta profondamente l’opera che si trova tra le mani. Da comune liceale, ricordo un mio atteggiamento superficiale nei confronti di questa poesia, quasi fosse un’imposizione, una pietra miliare da immagazzinare e superare. Rileggendola qualche anno dopo, invece, ho compreso l’incredibile ammirazione provata dalla mia professoressa. Ho cercato di fare miei questi versi, in qualche modo.

Contenuto nel capitolo XXVI della Vita Nova, questo sonetto – emblema dello Stilnovo – è una lode a Beatrice, la donna amata dal Poeta. Nonostante ai giorni nostri il rifiuto esplicito di Beatrice venga annoverato come la più celebre friendzone della storia della letteratura, i versi di Dante per la sua donna angelo continuano ad essere un esempio efficace ed eloquente dell’adorazione che nasce da un innamoramento sincero e puro.

Agli occhi di un lettore del 21esimo secolo il concetto di una donna che con un semplice saluto riesce a ricondurre ad una sfera divina appare senza dubbio esagerato, forse addirittura ridicolo. Tuttavia, trovo che per quanto esagerato e superato, ci sia sempre moltissimo che si possa trarre ed interiorizzare dal profondo rispetto dimostrato verso la donna. In un’epoca in cui i i titoli dei giornali si colorano troppo spesso del rosso della violenza scatenato dalla barbara ed inesplicabile brama di possedere le donne come se fossero oggetti, il “il donna mia” di Dante – derivato dal MEA DOMINA LATINA = mia padrona, nell’accezione di “padrona del cuore del poeta” – ci insegna che uno sguardo attento al passato ci potrebbe senz’altro fare bene.

A venerdì prossimo!
M.

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