Polenta di storie – Capitolo 7: Bruno Baroncini

Pensavate forse che ci siamo scordate di Polenta di storie? Eh no, ce lo ricordiamo molto bene! Infatti oggi condividiamo con voi il settimo capitolo della nostra raccolta scritta da Abram e illustrata da Ilaria.

L’artista che vi presentiamo oggi potrebbe essere descritto come un “genio sconosciuto”. Scomparso nel 2015, Bruno Baroncini nacque vicino a Bolzano ma fin da piccolo visse a Rovereto, città che lo accolse ❤

BRUNO BARONCINI

Era la scorsa primavera, quando un’amica mi bisbigliava all’orecchio: “Ho trovato un posto fantastico, segreto, che diventerà solo nostro”. Il giorno dopo eravamo saliti sulle nostre bici e dal centro storico di Rovereto eravamo così arrivati ai Lavini di Marco. Tra i fili dell’erba altissimi, avevamo avanzato dei lunghi passi, lasciando le bici sul sentiero, in quel posto dimenticato e ripreso dalla natura. Eravamo arrivati in un complesso di sculture, tutti i segni dello Zodiaco erano davanti a noi a formare un cerchio. Avvicinandoci, la mia amica mi mostrava al centro un enorme fallo, lo guardavo dal basso verso l’alto. Cos’era questo posto? Perché non ne avevo mai sentito prima?

Si tratta di Zodiaco 2000, una delle ultime opere dello scultore Bruno Baroncini che odiava musei, gallerie, galleristi e tutto quello che gira intorno all’arte, senza farne parte, e così seminava le sue opere nella natura o in spazi industriali. Fu tra i primi a pensare alle installazioni. L’opera aveva suscitato scandali e atti vandalici, così l’artista che solo voleva raccontare la libertà, la lasciò incompiuta.

Originario di Cornedo all’Isarco, un piccolissimo paese in provincia di Bolzano, si era presto trasferito a Rovereto. Già da piccolo sentiva di essere un artista e così si era diplomato alla Scuola d’Arte di Trento per poi trasferirsi a Verona. Qui era il vicino di casa di Miguel Berrocal, il celebre scultore spagnolo, anche noto come lo scultore dei puzzle. Dopo un periodo di fervore, collaborazioni e arte anticonformista, era tornato a Rovereto, la città che lo aveva accolto.

Senza lasciare scritti, senza nessuno che lo documentasse durante i suoi atti creativi, Baroncini è sparito nel 2015. Si racconta che la mattina di quel giorno fosse felice perché gli era fiorita una pianta in balcone, dopo molto tempo.

Sincero, profondo e irritante, provocatorio e audace, generoso tanto da regalare molte delle sue opere, per nulla incline a seguire le tendenze del mercato, restio a trovare un’intesa con il mondo del collezionismo: tutto questo era Bruno Barocini. Un artista geniale ma che ha sempre vissuto ai margini, dove si sentiva a casa. Come le sue opere, ancora qui e lì che crescono avvolte nella natura in un fascino mistico e inedito. Il critico d’arte Luigi Meneghelli scrive che “nelle sue geometrie tutto si compone e si scompone, fluttua e guizza, quasi a proporre un interminabile e interminato processo di creazione che è contemporaneamente infallibile e integrale del passato gestito sulle tensioni del futuro”.

Ora che ti ho bisbigliato all’orecchio la sua storia, non perderti a spifferarla in giro, ma sali sulla tua bicicletta e pedala fino ai Lavini di Marco.

Bruno Baroncini (Cornedo all’Isarco, agosto 1945 – Rovereto, giugno 2015) è stato un artista italiano.

Testo a cura di Abram Tomasi
Disegno e grafica a cura di Ilaria Gasperotti


Cos’è “Polenta di storie”?

Polenta di storie è un progetto nato dalla collaborazione tra Afroditelo e due giovani creativi: Abram (studente di comunicazione) e Ilaria (studentessa di Belle Arti).
Questo progetto nasce con l’obiettivo di parlare di artisti trentini, cercando di dimostrare come anche il Trentino è stato culla di una serie di brillanti menti creative che, in alcuni casi, hanno addirittura dato un contributo importante alla storia dell’arte non solamente in Italia, ma in tutto il mondo. Mostrando così che, oltre ai sentieri naturali e panoramici, la nostra regione è ricca anche di altri percorsi da esplorare: dei sentieri artistici e creativi.
Abbiamo scelto di chiamarlo Polenta di storie perché la polenta è un piatto tipico e molto noto della nostra regione. In particolare, abbiamo voluto rendere omaggio ad uno dei prodotti tipici del Trentino: la polenta di Storo. Le storie presentate in questo progetto saranno proprio come la polenta: coese, compatte e ben legate tra loro grazie alle emozioni suscitate dalle parole di Abram e dai disegni di Ilaria. Poi vabbè… la polenta sta bene con tutto.

Le storie che verranno presentate non saranno dei testi “pedagogici”. Se ci segui già da un po’ saprai che Afroditelo ha un solo è grande interesse: emozionare. Noi ne siamo certe: Abram e Ilaria ti faranno innamorare della storia artistica del Trentino, catturandone l’essenza attraverso l’arte della parola e quella del disegno.

Sei pronto? Ricorda, l’appuntamento è una volta al mese ✨

Ti piace questo progetto? Faccelo sapere con un commento qui sotto o un piccolo like ❤️


Abram Tomasi
Ilaria Gasperotti
Instagram @casadilaria

Polenta di storie ti ha conquistato? Ecco gli altri capitoli 👇

Polenta di storie – Capitolo 6: Riccardo Schweizer

Riccardo Schweizer, originario di Mezzana, viene descritto da Abram come “l’artista che ha aperto il Trentino al mondo”. Da Venezia alla Costa Azzurra, le sue opere sono esposte in tutto il mondo, ma è da Mezzano che nasce la magia 🍷

Polenta di storie – Capitolo 5: Lea Botteri

Maestra, infermiera e incisore. 𝗟𝗲𝗮 𝗕𝗼𝘁𝘁𝗲𝗿𝗶, artista originaria della frazione di Creto (Pieve di Bovo), fu questo e molto altro. Oggi ve ne parlano Abram accompagnato dalle illustrazioni di Ilaria 🌸

copertina capitolo 4 con l'illustrazione di Cesarina Seppi e i volti di Abram e Ilaria

Polenta di storie – Capitolo 4: Cesarina Seppi

Finalmente tra le nostre narrazioni si aggiunge anche una voce femminile. Oggi le parole di Abram ci fanno conoscere l’artista 𝗖𝗲𝘀𝗮𝗿𝗶𝗻𝗮 𝗦𝗲𝗽𝗽𝗶, pittrice originaria della città di Trento 🎨

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