Arrivederci, #Venezia78, ciao

Cara Biennale Cinema,

Anche quest’anno è arrivato il momento dei saluti. Il tempo al Lido sembra sempre assumere una dimensione propria: un uragano di albe rosa che si confondono col rosso dei tramonti, proiezioni agli orari più disparati, spritz in compagnia di gente nuova, (attenti e ponderati) abbracci con i cinefili di sempre, panini mangiati al volo e una pioggia di caffè per alimentare la batteria di giornate infinite, dagli inizi e dai finali sfuocati.

Per un cinefilo, varcare la soglia della Mostra del Cinema è sempre un’emozione indescrivibile, una trepidazione simile a quella che si prova, da bambini, prima dell’arrivo di Babbo Natale. Sono passati quattro anni da quando ho preso in mano il mio primo badge, un sorriso incredulo mentre il mio sguardo si posava per la prima volta su quello stesso Palazzo del Cinema che per tanti anni avevo sognato davanti al televisore di casa mia. Sono passati quattro anni, e io non smetto di emozionarmi: anzi, se possibile, l’emozione cresce, perché ogni edizione porta con sé altre esperienze, consapevolezze diverse, nuove scoperte e incontri interessanti, spesso del tutto inattesi. E no, non mi riferisco alle grandi star, perché di quelle da quando il red carpet è chiuso al pubblico per le norme anti-Covid noi “cinefili standard” – senza privilegi di stampa o di glamour – ne vediamo poche.

E la verità, Biennale Cinema, sai qual è?

La verità è che non mi importa niente se non riesco a vedere JLo che bacia appassionatamente Ben Affleck sotto i riflettori del tappeto rosso o non riesco a farmi fare l’autografo da Jamie Lee Curtis dopo averla aspettata tre ore sotto il sole cocente fuori dalla sala stampa. Il Festival del Cinema di noi cinefili non ha niente a che vedere con i paparazzi, i vestiti firmati o i photocall: tutto questo lo lasciamo volentieri ai media.

Lo vuoi sapere, Biennale Cinema, che cosa sei tu veramente per noi cinefili? (Preparati, l’elenco è lungo!)

Sei l’attesa trepidante per la prenotazione da effettuare puntualmente 74 ore prima della proiezione – con annessa sveglia per evitare di mancare al sofferto appuntamento.
Sei la coda infinita con il server che continua a crashare per riuscire ad assicurarsi il posto per un film che aspetti da mesi.
Sei il caffè doppio prima di entrare a una proiezione di 150 minuti in Palabiennale alle 8 del mattino.
Sei giorni interi di panini e insalate pronte divorati in due minuti mentre sei circondato da vespe affamate.
Sei quattro, cinque, sei film al giorno e gli occhi che prudono già dopo il secondo.
Sei le amicizie che sbocciano alle code dei controlli di ritorno da un film che, di solito, neanche ti è piaciuto.
Sei l’incontro casuale con quella celebrità che immediatamente neanche riconosci.
Sei la corsa per prendere CIAK alle prime luci dell’alba.
Sei l’omino dei vaporetti che urla “SAN ZACCARIA – ZATTERE- PIAZZALE ROMA – FERROVIA, FORZA SIGNORI!” a fine giornata, quando ti trascini esausto fino a casa per dormire quelle 4 ore necessarie ad essere operativo il giorno dopo.
Sei le mascherine che nascondono tutte le reazioni del pubblico durante le proiezioni.
Sei tutti i titoli sconosciuti che prenotiamo a caso per riempire le nostre giornate a te consacrate .
Sei le lamentele per la suddivisione classista tra pass verdi (in fondo alla piramide), blu (ah, beati loro!) e rossi (gli inarrivabili).
Sei le corse frenetiche da una sala all’altra per vedere… ah no, aspetta, cosa sto andando a vedere?
Sei le chiacchierate a tema cinema nei bar, sul vaporetto, in coda, al bagno, sul prato, nell’attesa in sala e in ogni singolo angolo dell’isola (e non).
Sei tutti i “vabbè dai, non importa se questo l’ho perso, tanto poi lo recupero su Netflix“.
Sei quei film sconosciuti che ti rimangono dentro e quei film attesissimi che ti deludono tanto.
Sei gli abbracci commossi dei cast in sala al termine della prima del loro film.
Sei le standing ovation e le mani che prudono a forza di applaudire quel film che ti ha fatto sognare.
Sei gli arrivederci tristi di amici uniti da una passione che si rivedranno l’anno seguente nello stesso posto, alla stessa ora.
Sei il faro di speranza per chi sogna di sfondare in questo mondo, l’esempio fisico di chi ha bisogno di una spinta e la prova vivente che il cinema è una cosa seria.
Sei le lacrime, la frustrazione, la stanchezza, i sorrisi, la commozione, l’eccitazione, l’ansia, l’attesa.
Sei una magia lunga undici giorni, un incantesimo che avvolge giovani, anziani, studenti curiosi, giornalisti affermati, cineasti in carriera e sognatori folli… persone diverse che si riuniscono in un’unica comunità per celebrare ciò che amano più di ogni altra cosa: il cinema.

Certo, #Venezia78 , non mancherebbero neanche quest’anno le tirate d’orecchie…ma te le risparmio per un altro momento. Per ora, con il cuore pieno e la nostalgia che già fa capolino, mi limito a ringraziarti per tutte le emozioni di questi indimenticabili giorni.

Ci vediamo il prossimo anno, con le aspettative altissime e l’augurio di riuscire finalmente a liberarci di tutte le restrizioni.

Un abbraccio virtuale,

un pass verde che spera (sempre) nel blu

M.

2 risposte a "Arrivederci, #Venezia78, ciao"

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