Venezia78: le pagelle

Sono passati poco più di dieci giorni dalla cerimonia di premiazione della 78esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Direi, dunque, che i tempi sono più che maturi per tirare le somme di quelli che sono stati undici lunghi giorni di piccolo e grande cinema proveniente da ogni angolo (o quasi) del pianeta. L’edizione scorsa aveva lasciato molti cinefili – me compresa, vi confesso – con l’amaro in bocca, a causa della scarsa presenza di film degni di nota (fatta eccezione per il quotatissimo Nomadland di Chloe Zhao e, personalmente, per l’emozionate e delicato Nowhere special di Uberto Pasolini). Quest’anno, però, la musica è stata molto diversa. Quest’anno la Biennale Cinema è tornata all’antico splendore e il cinema di qualità è tornato ad illuminare la kermesse veneziana insieme alla scintillante atmosfera data dal ritorno delle grandi star.

Sembrerebbe quasi il caso di chiudere qui l’articolo aggiungendo un trionfante: “E vissero tutti felici e contenti”... Ma, colpo di scena: nemmeno a Venezia78 è tutto (leone d’)oro quel che luccica. Insomma, in poche parole: ci sono stati molti film belli, ma anche quest’anno non sono mancate le delusioni.

Vi anticipo già che, purtroppo, non sono riuscita a vedere tutto quello che mi ero riproposta di vedere. Non ho ancora visto né il Leone d’Oro L’événement né il super quotato È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino… e come questi tanti altri (d’altronde, a Venezia è sempre impossibile vedere tutto: solo i lungometraggi quest’anno erano 76!). Ho cercato di vedere il maggior numero di film possibili, e in questi giorni post-festival, lontana dal trambusto e dall’hype della Mostra, ho interiorizzato tutto quello che ho visto, tentando di farmi un’idea precisa su ognuno di essi.

E quindi di questa #Venezia78 chi possiamo promuovere? Chi dobbiamo bocciare? Ci sarebbero grandi discorsi da fare per ognuno di questi film; per ora, vi lascio qualche piccolo pensiero su ognuno, evidenziandovi anche quelli che sono stati i miei preferiti di ogni sezione.

Orizzonti

Venezia 78 - Les promesses: recensione del film con Isabelle Huppert
Isabelle Huppert in una scena del film

Les promesses (di Thomas Kruithof)
Voto: 1/5

Noioso, banale, insipido. Pieno di burocrazia inutile. Come si fa a scegliere di relegare un purosangue come Isabelle Huppert al ruolo di pony da passeggiata per bambini? Non so se il paragone renda l’idea, nel dubbio ve lo parafraso: avevano a disposizione una delle attrici più capaci del nostro tempo e sono riusciti a rendere banale anche lei. Congratulazioni, avete raggiunto l’irraggiungibile.

Atlantide (di Yuri Ancarani)
Voto: 1/5

Atlantide - Film (2021) - MYmovies.it
Il protagonista Daniele Barison in una scena

Laguna, barchini, droga, ghesboro
Non ero mai uscita dalla sala durante una proiezione prima. L’ho sempre trovato tremendamente irrispettoso. E non l’avrei fatto neanche stavolta, nonostante la tediosità della trama e l’imbarazzante livello del film. Purtroppo, l’eccesso di riprese movimentate effettuate sopra le barche mi ha provocato un insopportabile mal di mare. Neanche questo mi era successo prima. Senz’altro un film delle prime volte.

IL PARADISO DEL PAVONE | Vivo film
Il pavone in una scena che lo vede protagonista

Il Paradiso del Pavone (di Laura Bispuri)
Voto: 1.5/5

In questo film, una famiglia piuttosto numerosa si ritrova per festeggiare il compleanno della nonna (Dominique Sanda). Ci sono tutti: figli, amanti, cugini, ex mariti, nipoti…E il pavone della nipotina. Un pavone domestico. Tutto a posto, tutto regolare.
Mah.
Vi supplico: smettiamola di scrivere kammerspiel su drammi famigliari ambientati durante qualche pranzo, cenone, festività, anniversario. Basta ricorrenze straordinarie che si tramutano in drammoni da incubo a causa di personaggi complessati e, troppo spesso, mal costruiti. Liberiamocene perché non se ne può più. Ci è riuscito benissimo Xavier Dolan con È solo la fine del mondo. Non siamo tutti Dolan.

The Falls (2021) | FilmTV.it
Il poster originale

Pu bu -The Falls (di Chung Mong Hong)
1.5/5

Parte benissimo: in Cina, una madre in carriera e la figlia adolescente si trovano a dover far fronte alle ripercussioni psicologiche del covid sulle loro vite. Perfetto, interessantissimo. Poi va tutto a rotoli. Per chi? beh, per tutti. Per la madre, per la figlia…e soprattutto per lo spettatore. E non voglio parlare del titolo, non chiedetemi niente. Come rovinare un’idea che poteva essere attuale e interessantissima.

Ma Nuit (di Antoinette Boulat)
Voto: 2/5

Ma Nuit - Film (2021) - MYmovies.it
Lou Lampros, protagonista del film

In Francia, una ragazzina fa fatica ad accettare la morte della sorella maggiore, e in una notte infinita cercherà di fare i conti con tutto ciò che sembra insormontabile.
Ad un certo punto del festival ho deciso che avrei cominciato a giudicare e valutare i film in base ad un parametro serio e molto democratico: mi sono addormentata o no durante questo film?
Qui mi sono addormentata. Due volte. Ugh.

Biennale Cinema 2021 | Cenzorka (107 Mothers)
Una scena del film

Cenzorka -107 madri (di Peter Kerekes)
Voto: 3/5

Ambientato in una prigione femminile ucraina, la storia di tante madri diverse accumunate da un destino: doversi separare dal proprio figlio al compimento del terzo anno. Diverso, potente. Peccato per la staticità e la lentezza di alcuni passaggi, poteva essere un gioiellino.

True Things (di Harry Wootliff)
Voto: 3/5

True Things - Film (2021) - MYmovies.it
Tom Burke e Ruth Wilson, i protagonisti


Kate vive una vita monotona, piena di relazioni occasionali e momenti di immensa vuotezza. Poi conosce Blond, un tizio messo nettamente peggio di lei. E grazie a lui tocca il fondo…per poi imparare a risalire. Più o meno.
Una storia d’amore (e di nichilismo) che nasconde (la nasconde?) una forte riflessione psicologica sulla capacità di attrarre ed amare ciò che pensiamo di meritare. Non è male.

Biennale Cinema 2021 | El hoyo en la cerca
una scena del film

El Hoyo en la Cerca (di Joaquín del Paso)
Voto: 3.5/5

Cosa succede se mandi un gruppo di ragazzini ad un campo estivo di forte impronta cattolica? Guardatelo per scoprirlo. Vi assicuro che dopo averlo visto non farete mai vivere questa avventura ai vostri figli.
In ogni caso, il film merita di essere visto. L’ho trovato davvero interessante. E illuminante…non nell’accezione religiosa.

Preferito: À plein temps (di Eric Gravel)

Classificazione: 4 su 5.
À plein temps. La recensione del film con Laure Calamy
Laure Calamy in una scena del film ©

Julie è una donna divorziata con due figli a carico che vive nella periferia di Parigi. Ogni giorno che passa la sua vita sembra diventare una versione sempre più infernale della Taranta: i bimbi piccoli e attivi, l’ex marito fantasma, i soldi che non bastano mai, un lavoro stressante da pendolare e, come se non bastasse, un’ondata di scioperi che le rende l’esistenza davvero impossibile. Insomma: una sfiga dietro l’altra, diciamocelo. Un’ansia senza fine. Ho vissuto in apnea tutto il film. E poi, alla fine, il sollievo.

Della sezione Orizzonti, questo è senz’altro il film che mi è piaciuto di più, complice sicuramente l’interpretazione magistrale e magnetica di Laure Calamy (la Noémie di Chiami il mio Agente, che se non avete visto dovete assolutamente recuperare). Non dico sia bello come Deux Jours, une nuit (2014) dei Fratelli Dardenne, ma mi ha dato un po’ lo stesso vibe. Vive la France.


In concorso

Biennale Cinema 2021 | America Latina
Il protagonista Elio Germano

America Latina (dei Fratelli D’Innocenzo)
Voto: 1/5

Fratelli D’Innocenzo, siamo seri: voi non state dando il massimo. Voi state cercando di adagiarvi sugli allori e campare di rendita dopo che avete fatto breccia nel cuore di tutti con Favolacce. Beh, fratelli, non funziona così. Non potete presentarvi qui con questa sottospecie di Shutter Island de no artri e pretendere che vi si metta una stellina e vi si rimandi a casa con un bacio in fronte. Da voi mi aspetto molto di più. Voi dovete farmelo tremare il Festival. Per me così non basta, ci vediamo al prossimo appello.
Ps. Ma poi perché “America Latina”?!

Un autre monde, la recensione - Movieplayer.it
i protagonisti di Un Autre Monde

Un autre monde (di Stéphane Brizé)
Voto: 2/5

Che barba, che noia; che noia, che barba.
Non so neanche bene cosa sia successo perché mi sono addormentata tre volte.
Un autre film, s’il vous plaît.

The Card Counter (di Paul Schrader)
Voto: 3/5

Venezia 78 | The Card Counter: la recensione del film con Oscar Isaac
Oscar Isaac in The Card Counter

William Tell è un uomo enigmatico e di poche parole e dai grandi talenti. Quali sono? Beh, contare le carte quando gioca a Black Jack e a Poker, rivestire misteriosamente tutti i mobili delle sue camere d’albergo con dei teli bianchi e, ultimo ma non meno importante: farsi arrestare. Nudo, crudo, decisamente controindicato per uno screening alle 8:30 di mattina. Ma scorre bene e Oscar Isaac è un signor attore. Consigliato.

Biennale Cinema 2021 | Mona Lisa and the Blood Moon
Still promozionale del film

Mona Lisa and the Blood Moon (di Ana Lily Amirpour)
Voto: 3/5

Mona Lisa ha dei poteri inconsueti e decisamente pericolosi. Quando scappa dall’istituto psichiatrico nella quale è rinchiusa da anni e si ritrova a fare combutta con la stripper/gold digger Bonnie (Kate Hudson), le cose prenderanno una piega interessante. Un B-Movie che intrattiene e che, inaspettatamente, mi ha lasciata soddisfatta.

Venezia 78, Freaks Out di Mainetti è una imponente, coraggiosa,  delicatissima scommessa. Che farà evolvere il cinema italiano - Il Fatto  Quotidiano
una still da Freaks Out

Freaks Out (di Gabriele Mainetti)
Voto: 3/5

12 milioni di euro di budget, per un film italiano, sono tantini. Con 12 milioni si possono fare grandi cose. E sono state fatte, per fortuna…Anche se non sono convinta del tutto. Una sorta di incrocio tra The Greatest Showman, I Fantastici 4 e Bastardi senza gloria. Ecco, il punto debole è, forse, che c’è troppo Tarantino. Anche meno, Mainetti. Però decisamente piacevole, visivamente non delude. E bel cast, stellina di merito a Pietro Castellitto.

The lost daughter (di Maggie Gyllenhaal)
Voto: 3.5/5

The Lost Daughter - Film (2021) - MYmovies.it
Olivia Colman in una scena del film

Basato sul libro la Figlia Oscura di Elena Ferrante, il film si focalizza su Leda (Olivia Colman), professoressa di letteratura italiana la cui vacanza in Grecia verrà stravolta dall’incontro con una ragazza e la sua bambina, riportandola con la memoria a vari momenti cruciali della sua vita di donna, intellettuale e madre. Inizio promettente dietro la macchina da presa per Maggie Gyllenhaal. Stupenda come sempre Olivia Colman, che come il parmigiano e l’aglio in polvere sta bene ovunque. Sicuramente un po’ confusionario per chi, come me, non ha (ancora) letto il libro…ma decisamente promossa. Good Job, Maggie.

Biennale Cinema 2021 | Madres paralelas di Pedro Almodóvar è il film di  apertura della 78. Mostra
Penélope Cruz e Milena Smit

Madres Paralelas (di Pedro Amodóvar)
Voto: 3.5/5
Avevamo paura, Pedro. Avevamo paura fosse un flop. Si respirava proprio l’ansia nell’aria, Pedro. Questa cosa delle neonate scambiate nella culla…Non lo so, c’era dell’agitazione. E invece le tue madri parallele mi hanno convinto. Le tue madri single coraggiose, le tue donne guerriere, le tue spagnole radicate nella tragedia della guerra dei propri avi. Bravo, Pedro. Poi, se vogliamo essere pignoli…hai fatto delle scelte discutibili in alcuni momenti. Ma Penélope Cruz sposta l’ago della bilancia su una promozione senza debiti.

Preferito: Qui rido io (di Mario Martone)

Classificazione: 4 su 5.
Qui rido io, il film di Mario Martone è un capolavoro - L'Espresso
Toni Servillo in una scena del film

Uno stratosferico Toni Servillo veste i panni di Eduardo Scarpetta, commediografo brillante della belle époque napoletana che, al tramontar del sol sulla sua carriera, finì in tribunale contro il grande Gabriele D’annunzio, che lo accusò di plagio. Una panoramica dolceamara sulla vita di un pezzo di storia della nostra cultura, a cui si affianca un’analisi attenta dei tempi che cambiano e dell’attaccamento alle proprie radici. Forse riuscite a recuperarlo ancora al cinema. Non perdetevelo!


Fuori concorso

La scuola cattolica - Cinematografo
tre dei protagonisti del film

La scuola cattolica (di Stefano Mordini)
Voto: 0/5

Me ne vergogno. Sono schifata. Ma, soprattutto, sono arrabbiata. Non ero neanche nata quando il massacro del Circeo ha scosso l’Italia. Non c’ero, ma sento il peso della tragedia di quelle due ragazze. E come per tutti i film che trattano di eventi atroci ed indimenticabili, mi chiedo se era il caso di trarne un film. In questo caso, nello specifico, mi rispondo che quello che non bisognava assolutamente fare era trarne un film orrendo e confusionario sotto ogni aspetto. Non è solo bocciato, è proprio da eliminare.

Old Henry review – a rootin' tootin' barrel of wild-west cliches | Venice  film festival 2021 | The Guardian
Tim B. Nelson, protagonista del film

Old Henry (di Potsy Ponciroli)
Voto: 2/5

Non sono per niente un’appassionata dei film western, e questo film me lo ha confermato. Forse, dunque, non sono proprio la persona più indicata per recensirvi un film di questo genere. Ma se vi piacciono i western e le sparatorie…perché no? Dategli una chance.

The last duel (di Ridley Scott)
Voto: 3/5

The Last Duel, di Ridley Scott. La recensione
Jodie Comer e Matt Damon in una scena

In epoca medievale, una donna dichiara di essere stata stuprata dal nemico dichiarato del marito. Quando nessuno sembra crederle, il marito decide di sfidare il nemico in un duello all’ultimo sangue, dal quale dipendono le sorti di tutti. Certo, vedere Jodie Comer lontana dagli abiti firmati e sgargianti di Villanelle (Killing Eve) fa un certo effetto. Ma la molteplicità dei punti di vista illustrati, combinati ad una vicenda singolare (e, a modo suo, decisamente attuale) lo rendono un film intrigante, nonostante la durata eccessiva.
Ps. io lo avrei visto anche solo per Adam Driver.

Dune (di Denis Villeneuve)
Voto: 3.5/5

Dune, i libri che hanno ispirato il nuovo film con Timothée Chalamet -  ilGiornale.it
Timothée Chalamet e Rebecca Ferguson

Unpopular opinion: Dune non è l’evento dell’anno. Sarà che non sono una patita di sci-fi, sarà che non ho letto i libri, ma al di là dell’innegabile bellezza estetica del film, non l’ho trovato così imperdibile. Dopodiché, parliamoci chiaro: Denis Villeneuve è un Signor regista, dunque sa bene come lasciare il segno e rendere felice il suo pubblico. Non sono uscita dalla sala scontenta, ma come tanti mi ero fatta delle aspettative (forse) eccessive. Vediamo se mi ricrederò con il prossimo capitolo…

Preferito: Ennio (di Giuseppe Tornatore)

Classificazione: 4.5 su 5.
Ennio”, il nuovo film di Giuseppe Tornatore
il Maestro Morricone in una scena del documentario

Visto con Tornatore presente in sala. Se ci penso ancora mi commuovo.
La vita, la mente, l’anima…e soprattutto la meravigliosa, indimenticabile musica del Maestro Ennio Morricone catturate dalla sapiente e sempre impeccabile macchina da presa del suo amico Giuseppe Tornatore. Un viaggio nelle indimenticabili colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema e, un po’, anche la nostra storia. *Inserisce il fischio dell’intramontabile soundtrack dei film di Sergio Leone*
Che ve devo di’. Brividissimi.

Preferito: Scenes from a Marriage – ep. 1-2 (di Hagai Levi)

Classificazione: 4.5 su 5.
Biennale Cinema 2021 | Scenes from a Marriage (All 5 episodes)
Oscar Isaac e Jessica Chastain in una scena

A quasi cinquant’anni di distanza dall’omonima miniserie svedese firmata Ingmar Bergman (1973), Oscar Isaac e Jessica Chastain tornano ad urlare “moi je t’aime, moi non plus” in chiave moderna, raccontando il matrimonio diroccato di Jonathan e Mira, anime incerte e caotiche che cercano disperatamente di trovare un significato alle parole matrimonio e amore tra scontri, liti, scelte dolorose, tenerezza, riavvicinamenti. Toccante, profondo, lascia un segno indelebile. Sono uscita dalla sala piangendo…non vedo l’ora di vedere i prossimi tre episodi. La trovate su Sky!


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Stay hungry, watch movies
M.

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Arrivederci, #Venezia78, ciao

Cara #Venezia78,
è giunta l’ora di salutarci.
Ti scrivo una lettera a cuore aperto, nella speranza di rivederci a settembre prossimo con tanto buon cinema, meno timore e, incrociamo le dita, senza mascherine a nascondere le nostre emozioni.

SPECIALE ART-CONTAINER: #Affacciati con Nich Perez

Terzo e ultimo appuntamento con #AFFACCIATI x Art Container🎬
Chiudiamo il cerchio con l’intervista al documentarista e docente americano Nich Perez, vincitore della menzione speciale per il suo docufilm epistolare “Letters: The Art of Grieving” 🎬 💌

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