Musica contro la mafia, “Pensa” di Fabrizio Moro

Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.

Paolo Borsellino

Musica e mafia: sembra una combinazione impossibile, un accostamento simile a un ossimoro.

Eppure, si può parlare di musica e di mafia, anzi, di musica contro la mafia.

Ormai è stato scientificamente e socialmente accettato il fatto che la musica non sia un semplice scorrere di note, ma una forza, una spinta, un modo di vivere, emozionarci e relazionarci, allora perché non “usarla” per affrontare tematiche pesanti e difficili come quelle della mafia?

Festival di Sanremo, 2007, Fabrizio Moro porta sul palco la canzone “Pensa”.

“Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine
Appunti di una vita dal valore inestimabile
Insostituibili perché hanno denunciato
Il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato

Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra
Di faide e di famiglie sparse come tante biglie
Su un’isola di sangue che fra tante meraviglie
Fra limoni e fra conchiglie, massacra figli e figlie
Di una generazione costretta a non guardare
A parlare a bassa voce, a spegnere la luce

A commentare in pace ogni pallottola nell’aria
Ogni cadavere in un fosso
Ci sono stati uomini che passo dopo passo
Hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno
Con dedizione contro un’istituzione organizzata

Cosa Nostra, cosa vostra, cos’è vostro?
È nostra, la libertà di dire
Che gli occhi sono fatti per guardare
La bocca per parlare, le orecchie ascoltano
Non solo musica, non solo musica
La testa si gira e aggiusta la mira, ragiona
A volte condanna, a volte perdona
Semplicemente

Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare, prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto, un attimo di più
Con la testa fra le mani

Ci sono stati uomini che sono morti giovani
Ma consapevoli che le loro idee
Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole
Intatte e reali come piccoli miracoli
Idee di uguaglianza, idee di educazione
Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile, contro chi è più debole
Contro chi sotterra la coscienza nel cemento

Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare, prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto, un attimo di più
Con la testa fra le mani

Ci sono stati uomini che hanno continuato
Nonostante intorno fosse tutto bruciato
Perché in fondo questa vita non ha significato
Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato
Gli uomini passano e passa una canzone
Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione
Che la giustizia no, non è solo un’illusione

Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare, prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto, un attimo di più
Con la testa fra le mani
Pensa

Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto, un attimo di più
Con la testa fra le mani”.

Fabrizio Moro – Pensa (2007)

Nel teatro dell’Ariston risuonano parole forti e ogni singola lettera risulta essere una denuncia alla violenza in generale, ma soprattutto alla mafia. In un’intervista, Fabrizio Moro ha affermato di aver scritto questa canzone dopo aver visto un filmato su Falcone e Borsellino e infatti tutta la rabbia provata durante la visione del documentario è stata riflessa nella sua musica. Le note sono state usate come armi bianche contro il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato. Grazie a questa canzone dedicata alle vittime di mafia, Moro si aggiudica la vittoria nella categoria “Giovani” della 57esima edizione del Festival, nonché il premio Mia Martina della critica.

L’idea di scrivere una canzone contro la mafia e di cantarla in diretta nazionale è un gesto ammirevole e molto forte perché parlare di mafia in Italia è sempre difficile e delicato, nonostante ciò sia l’unico modo per diffondere consapevolezza e desiderio di lotta contro questa “montagna di merda” (Peppino Impastato).

È difficile dare una definizione di mafia, ma è importante sapere che parlare di mafia significa (purtroppo) parlare della storia nazionale dell’Italia, in quanto le mafie fanno parte della storia economica, culturale, civile, politica e religiosa del nostro paese.

Ecco, però ora cerchiamo di andare oltre la classica e stereotipata immagine del boss mafioso meridionale perché le mafie sono state così abili da evolversi e cambiare con il passare del tempo.

In generale, la mafia è un’organizzazione di tipo verticistico ben coordinata e strutturata, o come dice Moro nella sua canzone un’istituzione organizzata, che ha usato (e usa) intimidazione e violenza come modus operandi. Le mafie sono strutture di potere in grado di coniugare tradizione e modernità, inserendosi e radicandosi nelle dinamiche economiche, sociali e dirigenziali italiane e del mondo intero.

Nate nel sud prima del 1861, ormai le mafie non hanno un solo territorio di azione, ma si espandono e agiscono in tutta l’Italia sparse come tante biglie, rendendo cancerogeno ogni settore del nostro Paese. Sì, neanche il settentrione è escluso, nessuno è escluso. Quando penso alla mafia mi viene subito in mente l’immagine dell’edera, una pianta che sembra affascinante perché avvolge qualsiasi cosa creando un’atmosfera misteriosa e piacevole, ma in realtà silenziosamente distrugge quello a cui si arrampica, lo demolisce, così è la mafia.

Di una generazione costretta a non guardare / A parlare a bassa voce, a spegnere la luce / A commentare in pace ogni pallottola nell’aria / Ogni cadavere in un fosso. Ascoltando queste parole il pensiero va diretto al concetto di “omertà”. Bisogna cercare di capire dal punto di vista empatico (attenzione: non giustificare) l’omertà perché è un sentimento di paura derivante da pressioni, violenza e minacce. Proviamo a pensare: cosa faremmo se qualcuno di potente (la mafia) minacciasse noi e la nostra famiglia e non ci fosse qualcuno di più potente (lo Stato) a proteggerci, come spesso è successo e succede? Il silenzio comunque uccide prima o poi, esternamente o interiormente, per questo bisogna incoraggiare le persone a parlare ed essere però pronti ad aiutarle e proteggerle, unendoci contro la mafia stessa.

Moro poi con le parole uomini che passo dopo passo / Hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno” vuole omaggiare tutti gli uomini e le donne, gli uomini o angeli che si sono impegnati per contrastare l’avanzata e l’operato delle mafie su tutto il territorio nazionale, vittime che hanno dedicato la loro vita per un futuro migliore, ormai solo il nostro. Bisogna continuare a ricordare ognuno di loro e portare avanti la memoria per evitare ulteriori stragi e morti (se siete interessati, online si trovano siti con tutti i nomi delle vittime di mafia, anche innocenti).

Con Pensa che puoi decidere tu, Moro vuole far capire alle persone che purtroppo sono membri, affiliati o simpatizzanti delle mafie che ognuno di noi ha il libero arbitrio e può schierarsi dalla parte della giustizia. È facile, però, da parte mia che sono tranquillamente seduta alla scrivania dire queste parole e me ne rendo conto, anzi, non posso nemmeno immaginare certe situazioni, ma, nonostante ciò, sono fermamente convinta che la giustizia si possa sempre perseguire: a volte non è la decisione più facile o più sicura, ma è quella che può assicurare un futuro migliore alle generazioni a venire.

Concludiamo con un messaggio di speranza attraverso le parole Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione / Che la giustizia no, non è solo un’illusione”. La giustizia, è vero, purtroppo non è uguale per tutti perché essa è perseguita dagli uomini, ma bisogna comunque credere che non sia un’illusione e affidarsi a persone che ci possono aiutare e proteggere, ma soprattutto bisogna lottare insieme, per un futuro migliore perché

se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.

Paolo Borsellino

L’articolo vuole essere un’introduzione alla tematica delle mafie. Purtroppo l’argomento è troppo vasto e complicato per essere affrontato in un unico articolo, spero però di aver stimolato la vostra curiosità e se avete domande, scrivetemele pure e sarò felice di parlarne insieme.

Sara

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