Ammettetelo: quante volte, la sera, nel decidere cosa guardare dopo cena, avete pensato di spulciare RaiPlay? La piattaforma di streaming di casa Rai viene poco (o per nulla) considerata rispetto ai grandi colossi quali Netflix, o Amazon Prime Video. Eppure, mamma Rai è capace di regalarci diverse chicche che non hanno nulla da invidiare alle più blasonate serie TV straniere.
Io stessa ero piuttosto scettica nei confronti delle serie italiane (o “fiction”, in pieno stile Rai), pensando erroneamente che fossero troppo datate. La curiosità, però, ha avuto la meglio e un bel pomeriggio di fine primavera la frenesia da binge watching ha avuto la meglio su di me (e se eravate su questi schermi la scorsa volta, saprete già che non è proprio nelle mie corde).
Di quale serie sto parlando? Ma di “Studio Battaglia”, naturalmente!
Trama in pillole
Ambientata nella Milano dei giorni nostri, è una serie (quasi) tutta al femminile con un cast che vede – fra gli altri – Barbora Bobuľová, Lunetta Savino (cettina di “Un medico in famiglia”, per intenderci), e Massimo Ghini. Ispirata alla serie inglese “The Split”, la protagonista è Anna (Bobuľová), la miglior avvocata divorzista del capoluogo lombardo che dopo aver lavorato per anni nello studio di famiglia (lo Studio Battaglia, appunto) assieme alla madre Marina (Savino) e alla sorella Nina, decide di “recidere il cordone ombelicale” e di trasferirsi presso la Zander&Associati, concorrente dello Studio Battaglia. Lì troverà Massimo, collega universitario e vecchio amore, che assieme al ritorno di suo padre darà uno scossone alla sua vita.
Cosa mi piace (e cosa no)
Studio Battaglia riesce a non cadere in molti stereotipi in cui spesso noi donne veniamo relegate – il che, probabilmente, è qualcosa che non ci si aspetta dalla Rai, non sempre sul pezzo riguardo questioni come le condizioni della donna nella società di oggi, o anche sulla comunità LGBTQ+.
Non c’è nessuna retorica che relega le donne nello stereotipo della mamma perfetta che sa fare tutto, non c’è nessun femminismo patinato in cui spesso sono proprio i grandi colossi a cadere. Vengono mostrate delle donne impegnate fra il lavoro e la casa, che cercano di sopravvivere ai rapporti familiari esattamente come qualsiasi donna – o essere umano – farebbe. Da notare anche la scelta di usare il femminile “avvocata” che, per quanto possa far storcere il naso a molti, rappresenta la forma femminile più giusta del termine (posso dire “finalmente”?).
Non è solo una recitazione brillante (del resto, con Lunetta Savino non si può ottenere altro) a risaltare, ma ciò che traspare è una narrazione che sa mantenere il ritmo giusto per tutta la durata della serie. In otto episodi, vengono mostrate egualmente diverse sottotrame che si legano a quella principale, dando il giusto risalto ai vari protagonisti senza fare troppi favoritismi.
I casi affrontati riflettono questioni che chiunque – specialmente le donne – si trovano costrette ad affrontare oggigiorno. Dalla violenza (verbale o fisica) di cui spesso si è vittime alla difficoltà dell’essere madri single, fino a rapporti fra persone dello stesso sesso, Studio Battaglia riesce a dar loro lo spazio giusto, senza alcuna retorica buonista.
La durata di soli otto episodi fa sì che venga dato il giusto peso ad ogni singolo elemento, senza trascinare qualcosa a lungo per non ricavarne nulla. Dai tradimenti ai rapporti scombussolati fra i personaggi, nulla scade nell’eccesso ma tutto viene soppesato magistralmente da una regia che supera egregiamente la prova.
Non tutto è rose e fiori, e purtroppo qualcosa che stona c’è. In primis, Nina: era davvero così difficile renderla meno odiosa? Capisco che fra le tre sia quella più segnata dall’abbandono del padre, ma ho avuto fatica a provare empatia per lei. Il suo cinismo nasconde una perenne insoddisfazione per la sua vita, che neanche un momento epifanico a fine stagione riesce a rendere più gradevole.
A proposito di finale: è aperto, in pieno stile Rai, e lascia molte domande alle quali non avremo risposta almeno per altri due anni. Sebbene la serie sia stata rinnovata per una seconda stagione, si prevede che non uscirà prima della stagione televisiva 2023/24, il che costringe ad un rewatch se non si vuole rischiare di iniziarla senza ricordare nulla di quanto successo prima.
Dunque, approvata?
Che dire, se non: guardatela? Se siete dei san Tommaso come me che hanno forti remore nell’iniziare una fiction Rai, date una chance a questo piccolo gioiellino nascosto e immergetevi in una storia che saprà farvi ridere ma soprattutto, tenervi compagnia per qualche ora. Poche stonature, per una serie che merita molta più attenzione.
Alla prossima, ma prima, vi ricordate dell’articolo in cui vi ho parlato di Hotel Portofino? Sì? Lo avete guardato? Fatemi sapere cosa ne pensate!
– Mariangela
Immagine in copertina da https://www.raiplay.it/programmi/studiobattaglia
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