Più che una recensione formale e oggettiva, vorrei raccontarvi questo romanzo attraverso le emozioni e pensieri che mi ha suscitato, filtrati dalla mia personalità, un po’ come se presentassi un amico.

Avete voglia di gustare un romanzo che parli di storie di vita profondamente umane ma allo stesso tempo anche spiritoso? Un libro scorrevole e leggero ma per nulla banale, anzi, che sa essere molto attuale e con diversi spunti di riflessione? Date allora un’occhiata a Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo, pubblicato nel 2019 da Hamish Hamilton. Uno dei pochi libri letti ultimamente che mi ha saputa divertire e commuovere.

Prima di tutto non è un libro mainstream. Né dalla trama, che è assolutamente fantastica, né dalla forma. L’ ortografia ha regole completamente sue e non ci sono punti, né virgole fra un paragrafo all’altro. Neanche maiuscole e virgolette per aprire un discorso diretto. Ma non fatevi ingannare, è molto più scorrevole e semplice da leggere di come sembri. E soprattutto non è una scelta fatta a caso: io ho una mia teoria ma vi lascio prima leggerlo per poi trovare quale possa essere per voi la chiave di lettura.

Ma di cosa parla esattamente?

Donna, ragazza, altro è un romanzo di narrativa corale: un complesso intreccio di vite di dodici protagoniste che alla fine si ricompone come uno splendido ricamo. Tutte le storie sono ambientate in Regno Unito, principalmente la capitale, e ruotano attorno ad un evento: il successo di una pièce teatrale di Amma, la quale, dopo molti anni di carriera militante, riesce a sbarcare al National Theatre di Londra.

Sono prevalentemente donne multietniche e di diverse estrazioni sociali, dalla fondatrice di un’azienda di pulizie a una regista teatrale nera lesbica, a una professoressa un po’ noiosa, a un* ragazz* in cerca d’identità.  Un romanzo ricco di sfumature culturali che delineano e si infiltrano nel tessuto sociale del Regno Unito di questi ultimi anni sviscerandolo e facendovi immergere il lettore. Non lo fa attraverso la storia o la politica o “spiegoni” di tipo culturale ma proprio attraverso la vita delle persone, dai loro dialoghi, pensieri e comportamenti. D’altro canto, Bernardine Evaristo ha origini nigeriane e vive a Londra, dunque con una consapevolezza ed un background ben fondati.

Infatti, sono tutte storie che potrebbero essere reali. Sono raccontate con uno stile molto fresco, scorrevole con un pizzico di ironia e sagacità. Evaristo sa descrivere le persone in una maniera eccezionale, sembra di entrare nella loro testa e nel loro cuore. In più trapela, in modo sottile, il suo interesse per le tematiche femministe senza però appesantirsi. Emerge da situazioni che fanno più o meno sorridere, a volte perfino tragicomiche, e soprattutto riflettere. Quasi tutte le protagoniste entrano in contatto con una qualche questione del femminismo, chi più chi meno, e la risposta di ciascuna è diversa e non scontata.

Ecco allora che la forma e l’ortografia acquisiscono un significato più profondo, quasi politico oserei dire, e mettono in discussione il lettore.

Che dire di più? Se le mie parole non hanno dato sufficientemente merito a questo romanzo, aggiungo che è stato co-vincitore del Booker Prize 2019 (ovvero il premo assegnato ogni anno al miglior romanzo scritto in inglese e pubblicato nel Regno Unito) assieme a The Testaments di Margaret Atwood.

Purtroppo non so scrivere come Bernardine Evaristo ma spero che questa specie di recensione possa aver incuriosito qualcuno! Se poi leggerete il libro, fatemi sapere se vi è piaciuto lasciando un vostro commento qua sotto! 😉

-Chiara

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