Buongiornissimo, poesia? ☕

Migrare… che grande sfida! Quanto coraggio ci vuole per lasciare casa e tutto ciò che essa rappresenta in cerca di una vita migliore, ma senza essere sicuri di trovarla. In occasione della Giornata internazionale dei migranti vorrei brindarvi una tazza di caffè etiope con qualche cucchiaino di zucchero di canna brasiliano, mentre parliamo di questo tema a me caro.

Mi dispiace, non ho per voi il cioccolatino o il biscottino per accompagnare l’elisir della nostra lunga giornata, ma spero che una chicca poetica possa compensare.

Non hanno idea di come ci si senta
a perdere casa con il rischio di
non ritrovare mai casa
avere l’intera vita
divisa fra due terre e
diventare il ponte fra due nazioni

Migranti

Migranti è un componimento scritto da un’autrice molto in voga adesso, che forse conoscerete già… si chiama Rupi Kaur. Esso è tratto dalla raccolta di poesie The Sun and her Flowers, e in particolare dalla sezione “Radicare” in cui sono numerose le poesie dedicate alla migrazione.

Vi dico la verità, è difficile dire quale sia la poesia più bella in questa sezione. Perciò vi ho proposto quella che più mi ha fatto sentire compresa, avendo “attraversato” io stessa l’Atlantico per trovare una nuova casa.

Leggendo queste righe, mi è parso che Rupi Kaur abbia espresso con parole universali i sentimenti del migrante, che inizialmente può sentirsi solo, spaesato e perennemente nostalgico. La mancanza di casa non svanirà mai, tanto che a volte il cuore, pur essendo qua, rivolga il pensiero là a “casa”. È per questo che l’autrice parla di vita divisa fra due terre.
Nonostante ciò, piano piano si fa strada nella coscienza dello/a straniero/a la consapevolezza di essere fortunato/a in quanto ambasciatore di diverse culture: rappresentante della propria cultura nel paese d’arrivo e rappresentante della cultura acquisita nel paese d’origine.

Migrare può essere un’esperienza difficile e triste, ma solo se ci si focalizza solamente nelle perdite che essa genera. Bisogna tener conto anche dell’immenso privilegio che essa reca, ovvero il diventare un ponte fra due nazioni, il motivo che spinge due mondi a incontrarsi e, poi, a scoprire che non sono poi così tanto diversi. Migrare, quindi, può rivelarsi un privilegio, da cui deriva l’onorevole responsabilità di dimostrare che le differenze non servono solo a disunire, ma possono essere, invece, immensamente arricchenti.

– AK

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