Ascoltare musica dal vivo è sempre emozionante, ma ci sono alcune performance che lasciano il segno più di altre, e diventano esperienze indimenticabili, quasi spirituali. Ecco, è successo proprio questo quando ho avuto la fortuna di assistere a un concerto di Yoko Toyokawa, che ha portato canti e danze tradizionali ainu sul palco dell’Auditorium Santa Margherita di Venezia. Ma facciamo un passo indietro, so cosa vi state chiedendo…
Chi sono gli ainu?
Gli ainu sono un popolo nativo del nord del Giappone, dell’isola di Sakhalin e delle isole Curili. A partire dall’Ottocento, subirono politiche di assimilazione linguistica e culturale da parte del governo giapponese. Ad oggi, le varietà linguistiche ainu sono considerate estinte, ma sono in atto varie iniziative di rivitalizzazione della lingua e della cultura di questo popolo. Tra queste, l’apertura nel luglio 2020 di Upopoy (in lingua ainu, “cantare insieme in un grande gruppo”), un centro nazionale per la rivitalizzazione e lo sviluppo della cultura ainu, e sponsor del concerto.


Donne ainu in abiti tradizionali. Crediti: https://ainu-upopoy.jp/en/ainu-culture/
La cantante
All’inizio della sua carriera, Yoko Toyokawa viveva e si esibiva nella regione del Kansai (dove si trovano Kyoto e Osaka) insieme alla band acoustic pop “zizi”, con cui nel 2007 ha pubblicato il suo primo album, “door”. Tuttavia, dopo essere tornata nella sua città natale in Hokkaido si è riconnessa con la cultura ainu, e dopo averne studiato approfonditamente la tradizione musicale, ha iniziato a incorporarla nelle sue performance. Oggi si esibisce come solista e come parte del gruppo “nin cup”, portando sul palco canzoni e danze tradizionali ma anche composizioni originali in lingua ainu. Degna di nota è la sua esibizione, insieme ad altri performer ainu, in occasione della maratona delle Olimpiadi di Tokyo 2020.
Ecco qui un piccolo assaggio della sua voce:
Esibizioni di Yoko Toyokawa, dal canale youtube “Soul Connection Japan”
Il concerto
Nonostante il poco tempo a disposizione, la Toyokawa è riuscita a presentare al pubblico veneziano una grande varietà di canzoni tradizionali, spiegando per ognuna il suo significato e accompagnandole con descrizioni evocative. Tra i brani di quella sera, vi sono stati una canzone che accompagna la cerimonia di spedizione dello spirito di un orso nel mondo degli dei; una danza in cui le donne agitano i loro lunghi capelli come pini al vento; un estratto di un poema epico, in cui la dichiarazione di guerra dell’eroe è accompagnata dalla percussione di un bastone, che fornisce un ritmo incalzante.
Ho anche avuto occasione di ascoltare il suono del mukkuri, uno strumento di bambù simile a uno scacciapensieri, dal suono particolarissimo. Il concerto è proseguito con un commovente inedito della Toyokawa, una preghiera in cui l’artista chiedeva agli dei di far cadere dal cielo, come neve, un nome per un sentimento che da sola non riusciva a identificare. Come penultimo numero, ha cantato una ninnananna chiamata “60 culle”, che nel 2013 è stata trasposta in un corto animato.
Nel corso dello spettacolo, è stato chiesto varie volte al pubblico di contribuire ai canti con vocalizzi e battiti di mani, ma per il gran finale ci siamo dovuti alzare tutti, formando un grande cerchio intorno a tutti i sedili della platea, per poi cantare e ballare tutti insieme guidati dalla Toyokawa. Vi confesserò, normalmente in questi momenti il mio primo istinto è di rimanere incollata al sedile e cercare di non farmi vedere, ma questa volta l’intera performance era stata così coinvolgente che è stato quasi naturale prendervi parte, e questo ultimo numero è stato un bellissimo momento di condivisione.
Spero che questo articolo vi abbia fatto viaggiare un po’ con la mente, e che vi sia venuta un po’ di ascoltare quest’incredibile artista!
Ci vediamo al prossimo articolo!
– Franci
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