La Giornata internazionale dell’educazione diventa un’occasione per riflettere sul significato di educazione e di come, visti i cambiamenti in atto, l’arte possa essere uno strumento per educare “controvento“.
Giornata Internazionale dell’educazione
Educare: dal latino educĕre «trarre fuori, allevare, condurre fuori, portare alla luce»
Oggi, 24 Gennaio, è la Giornata Internazionale dell’Educazione e, in quanto educatrice museale in erba, ritengo importante dedicare alcune parole al mondo dell’educazione che, al momento, in Italia, sta affrontando dei cambiamenti critici.
Innanzitutto è essenziale specificare che l’educazione riguarda chiunque. Possiamo essere soggetti in formazione a qualsiasi età, non solo in quella scolastica come spesso si pensa. Ogni occasione può rivelarsi educativa: dalla frequentazione di corsi specifici, al visitare musei fino alla lettura di un libro odi un articolo (come questo). Tuttavia, in questo caso, vorrei proprio soffermarmi sull’ambito scolastico che è stato soggetto, in questi giorni, a delle novità che possono essere fonte di riflessione.
Le dichiarazioni del Ministro Valditara
In un’intervista al Giornale il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha anticipato le nuove indicazioni nazionali per le scuole, previste per il 2026-2027. Queste indicazioni, che da qualche anno hanno sostituito i “programmi scolastici”, introducono una serie di novità nell’insegnamento di alcune materie che per Valditara esprimono il «meglio della nostra tradizione»: per esempio la reintroduzione (opzionale) del latino alle medie, l’indicazione di fare imparare a memoria le poesie agli studenti come si faceva in passato, e di concentrare lo studio della storia sui “popoli italici” invece che sul resto del mondo.
Sempre riferendosi ai nuovi programmi della primaria, Valditara ha detto che gli alunni studieranno il «nostro patrimonio storico», cioè sui «popoli italici, le origini e le vicende dell’antica Grecia e di Roma, le loro civiltà, i primi secoli del cristianesimo». Per quanto riguarda l’insegnamento in generale della storia, Valditara ha detto che sarà abolita la «geostoria», che unisce lo studio della storia a quello della geografia: la storia verrà studiata come una «grande narrazione», che secondo Valditara dovrebbe essere priva di «sovrastrutture ideologiche». Lo studio si concentrerà sulla storia dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente, ha detto il ministro. (fonte: IL POST)
Ecco, a proposito di “occasioni educative”, sono venuta a conoscenza di questo fatto grazie ad un podcast: Orazio. Subito ho iniziato a riflettere su come possano essere problematiche queste nuove disposizioni.
La giornata internazionale dell’Educazione è stata istituita (tra le tante cose) per promuovere un’istruzione equa e di qualità, che miri a distruggere le disuguaglianze. Ma come è possibile farlo se si abolisce la geostoria a favore di una celebrazione del “popolo italico”? Come si possono affrontare queste differenze se ci chiudiamo nel nostro piccolo paese?
Come si può far capire a bambin* e ragazz* che non esiste solo l’Italia, che non c’è solo una cultura e una storia, ma che queste sono molteplici? Se si insegna una sola versione della storia, come potranno avere gli strumenti per costruirsi un pensiero critico e personale?
Come possiamo, in questo modo, non perpetuare le discriminazioni in classi che ormai sono sempre più multiculturali? Come tratteremo chi non si sentirà rappresentato dalla “storia italiana” e quindi si sentirà sempre più escluso e discriminato?
Educare alla diversità
Non si dovrebbe parlare al singolare di cultura o storia, ma piuttosto sottolineare il fatto che di storie e di culture ce ne sono tante e diverse.
Gli educatori devono educare alla diversità. Questo è possibile solo mostrando sempre la molteplicità e la plurivocità delle storie dell’umanità, che hanno sempre forme e prospettive diverse.
In questo aspetto l’arte, in tutte le sue espressioni, aiuta a comprendere come la realtà che ci circonda sia sempre un’interpretazione, un vissuto che ognuno può raccontare da un punto di vista differente. Ogni storia è degna di essere raccontata.
Solo mostrando questi percorsi diversi – che si muovono parallelamente, ma che si intrecciano anche – si può educare un cittadino consapevole e con spirito critico. Un cittadino in grado di relazionarsi con l’altro in modo rispettoso, capace di fare e farsi domande, e quindi non dare tutto per vero.
Non è imparando le poesie a memoria che si potrà capire la potenza e il valore di queste forme espressive. Perché, invece, non creare un dibattito attorno ad esse? magari, confrontando poesia con altre forme artistiche o eventi storici, anche lontani temporalmente e geograficamente. In modo da creare un ambiente e un discorso dinamico per far comprendere la complessità del mondo che viviamo.
Ecco, credo sia importante che studenti e studentesse vengano educati alla complessità, oltre che alla diversità, per comprenderla e non temerla.
Le poesie vanno create, non imparate a memoria, non perché bambin* e ragazz* debbano diventare per forza dei poeti, ma per dare loro l’opportunità di esprimersi in modo diverso, metaforico. È un modo per elaborare un pensiero e una riflessione personale.
Educare controvento
Un film che sicuramente ci insegna tanto è “l’Attimo Fuggente”, dove Robin Williams interpreta un professore “controcorrente” che invita i suoi ragazzi a nutrirsi di arte e poesia, senza mettere da parte la loro visione. Li esorta a guardare il mondo da altre angolazioni, a combattere per trovare la loro voce, a cambiare, a trovare nuove strade.
Seguendo l’esempio del professor Keating, oggi, bisognerebbe tornare un po’ al significato etimologico di “educare”. Nel momento in cui non emergono domande e dibattito, l’educatore non avrà fatto in modo di trarre fuori, di far venire alla luce, un pensiero. E allora, bisogna chiedersi, di che educazione ci stiamo occupando?
Per concludere, mi permetto di usare delle parole di qualcuno più esperto di me in questo ambito, un insegnante di scuola elementare che stimo molto per le sue metodologie, Franco Lorenzoni (di cui segnalo anche un articolo che tratta delle stesse tematiche: https://www.cencicasalab.it/il-blog/il-ministro-valditara-dichiara-guerra-agli-attuali-contenuti-di-insegnamento-della-scuola-di-base/), e che dice delle cose molto importanti a proposito del ruolo degli educatori:
Perché le differenze non si trasformino in discriminazione è necessario educare controvento, mettere in atto una ribellione nonviolenta. Educare alla libertà è un artigianato difficile, che ha bisogno di ispirarsi a chi ha saputo incarnare una rivolta tenace e quotidiana, in grado di costruire strumenti culturali capaci di accrescere le possibilità di scelta di tutte e tutti. Ma per educare controvento è necessario moltiplicare le domande e seminare inquietudine.
Franco Lorenzoni, Educare controvento. Storie di maestre e maestri ribelli
– Sveva
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