Sulla copertina del libro che ho in mano, sotto il titolo Baumgartner, che spicca per peso e per il colore rosso su uno sfondo bianco, vi è la foto di un signore che legge nella penombra. Non si sa bene se legge il giornale che tiene in mano o la pagina di un libro, a sua volta visibile attraverso il ritaglio quadrato sullo stesso giornale. Impossibile non pensare “che tipo bizzarro!”.
Ed è proprio in quella penombra, dietro a quei fogli che si cela Baumgartner, singolare protagonista del romanzo biografico pubblicato per la prima volta nel 2023 e nato dalla penna di uno dei più rinomati autori della letteratura americana contemporanea: Paul Auster.
Non aspettatevi alcun eroe. Seymour Tecumseh Baumgartner è solo un affabile anziano alle prese con la senilità e la malinconica nostalgia verso il famigerato “un tempo…” che essa può portare con sé.
Non ci sono grandi avventure o intriganti storie in questo libro. Spiacente. Ma non siate affrettati nel giudizio. Sebbene il romanzo costituisca la banale vita di un uomo, questo non è un libro da scartare subito. Al contrario, è una lettura piacevole, sofisticatamente semplice ed esilarante.
La trama di “Baumgartner” di Paul Auster: la storia di un uomo come noi
Attraverso una scrittura cinematografica, vediamo Baumgartner nelle sue lente giornate in pensione, mentre risolve le faccende quotidiane: chiamare la bisbetica sorella (o almeno ricordarsi di farlo. Poi non sempre ci riesce), scrivere, occuparsi delle piccole manutenzioni per la casa, di tanto in tanto scherzare con la giovane fattoina di Ups molto carina, quando arriva per consegnargli libri che lui ha ordinato online non perché voglia leggerli, ma solo perché così ha una scusa per vederla…
Torniamo però a Baumgartner che fa fatica ad occuparsi della manutenzione della casa, perché l’agilità non è quella di una volta e il suo corpo subisce gli acciacchi della vecchiaia – chiaramente. Tuttavia, il protagonista può sempre farsi aiutare da qualcuno. E in fondo quelle attività non contano quanto la passione per la filosofia e la letteratura, a cui dedica la maggior parte del suo tempo. Fortunatamente è ancora vispo di mente per poter proseguire le sue ricerche filosofiche come faceva quando lavorava in università in qualità di accademico. Inoltre, ha abbondante tempo per occuparsi di curare la pubblicazione delle poesie dell’amata moglie Anna, che purtroppo lo lasciò dieci anni prima.
L’amore intenso che lui prova per lei travalica la tragica separazione e impedisce al protagonista di superare il lutto e andare avanti con la sua vita. Credo che in qualche modo, curare gli scritti di Anna, sia per Baumgartner un modo affettuoso per tenerla viva e onorare la sua memoria e il suo talento.
Tuttavia, un giorno Baumgartner vive un evento piuttosto strano e sconvolgente che lo invoglierà a voltare pagina, a concentrarsi sul presente e a godersi la vita che gli resta. Il simpatico personaggio, da quel momento, cambia. Egli continuerà a vagare nel passato dandoci la possibilità di conoscere gran parte della propria vita. Ma aprirà il suo cuore a nuove possibilità e nuove forme di amore. Così, piano piano, tenterà di iniziare una nuova relazione; rifletterà sulle sue umili origini risalenti all’Europa orientale e farà nuove amicizie che aggiungeranno nuovi colori alla palette della senilità del protagonista.
Lo stretto legame tra narratore e personaggio
Se c’è una cosa che amo di questo libro è lo stile: cinematografico, dal linguaggio essenziale e ricco al tempo stesso. Ma c’è una caratteristica, davvero peculiare, che mi entusiasma più di tutte: il narratore onnisciente che si sublima.
Il narratore ci racconta tutto di Baumgartner infilandosi nella sua mente, a tratti malinconica e in altri analiticamente brillante quanto quella di uno storico oggettivo. E fin qui niente di nuovo sotto al sole. Però, se avrete modo di leggere vi renderete conto che il narratore concede ampio spazio alla voce dei personaggi, che emergono in prima persona. Accade anche che in certi passaggi le due voci – quella del narratore e quella di Baumgartner – arrivino perfino a sovrapporsi, fino a ‘con-fondersi’. Ed è questa fusione che, a mio avviso, fa spiccare il libro.
Questa ‘generosità’ del narratore, che cede la parola ai suoi soggetti, crea un rapporto diretto e familiare tra noi e i personaggi. Così il “signor Baumgartner” diventa “l’amico Seymour”, per esempio. E la sua storia -quella di un uomo qualunque, brontolone e fastidiosamente saccente- smette di apparire banale, per diventare, a tutti gli effetti, una storia per noi importante. Dopo tutto, a chi non interessa sapere come va la vita dei propri amici?
Baumgartner e la possibilità di un nuovo inizio
Come vi ho detto, non c’è nulla in questa storia che non abbiate già visto con i vostri occhi tra le mura domestiche. Quella di Seymour è proprio la vita che fanno i nostri nonni e che ci aspetta in un futuro lontano. Però, è una storia che merita di essere assaporata nella sua tenerezza e semplicità, se non altro perché S.T. Baumgartner ci ricorda che non è mai troppo tardi per reinventarsi.
E voi? Cosa ne pensate di “Baumgartner” di Paul Auster?
-AK
Hai voglia di leggere qualcos’altro a tema letteratura? Ecco gli ultimi articoli della redazione:
- Una tomba per le lucciole: il film e il racconto
Una tomba per le lucciole è una delle pellicole più celebri e commoventi dello Studio Ghibli. Meno famoso, ma altrettanto valido, è il racconto da cui è tratto il film. Vediamoli entrambi in questo articolo. - Baumgartner. Recensione del libro di Paul Auster
“Baumgartner” di Paul Auster. Recensione di un romanzo piacevolmente semplice e sofisticato sull’amore, la senilità e la capacità di reinventarsi. Scopri perché vale la pena leggerlo. - Sole, amore e inquietudine: l’estate di Cécile in Bonjour Tristesse
Recensione di Bonjour Tristesse. La storia di una giovane donna di nome Cécile che scopre che cos’è la felicità, cos’è la tristezza e il peso dell’amore in una rovente estate mediterranea.

Lascia un commento