QTutte, anzi, tuttə, avrebbero voluto essere lei: Carrie Bradshaw. Bella, con un appartamento nella Grande Mela e con un guardaroba da far invidia all’intera Rodeo Drive. Senza contare, poi, le sue fantastiche e inseparabili amiche, e l’uomo dei sogni. O almeno, così volevano farci credere all’epoca.

Di anni, però, ne son passati, e se oggi anche ə fan più hardcore ammettono quanto la relazione fra Carrie e Mr Big fosse tossica, c’è qualcuno che di repliche ne ha viste un po’ troppe, modellando la propria – di serie – sul modello SATC. Il risultato? Una copia non proprio ben riuscita che fa capire come certe cose dovevano rimanere negli anni ’90. E non parlo delle concealer lips.

Valeria è una serie spagnola, prodotta e distribuita da Netflix, ispirata ai libri rosa di Elísabet Benavent. L’omonima protagonista è Valeria Ferriz, aspirante scrittrice sposata con Adrian, circondata dalle sue migliori amiche.

Trailer ufficiale di Valeria. Crediti: Netflix Italia

Lo so, lo so: qualcunə già sarà prontə a lasciare commenti dicendo che da una serie del genere non è che possa aspettarmi granché. Eppure, il millenial core-ism qui emerge all’impazzata, e il paragone con un prodotto ormai considerato leggenda da moltə risulta anche spontaneo da fare. Forse troppo.

— ATTENZIONE: da qui in poi ci saranno dei leggeri spoiler. Io vi ho avvisato! —

Le protagoniste sono infatti un calco palese delle controparti americane. C’è Lola, quella che non vuole alcuna relazione seria ma solo avventure, rigorosamente con uomini sposati (non vi ricorda una certa Samantha?). Fra le quattro, Lola è quella che evolve maggiormente nel corso dell’arco narrativo, (ri)scoprendo l’amor proprio e capendo che star da sola, a volte, non fa bene – è necessario. Fino a quando non decide di far coppia fissa con un ventenne. Lei, sulla soglia dei 30. Anche no, dai.

Il contrario, invece, lo subisce Nerea. La fredda e rigida Nerea, come lei stessa si definisce, e che, proprio come Miranda in SATC, è lesbica. Il tipico personaggio distaccato, poco incline ad esprimere il proprio affetto (e le proprie emozioni). Non ci sarebbe nulla di male in questo, se non fosse che nell’ultima stagione si snatura completamente, diventando persino stupida: chi penserebbe mai che farsi amica la mamma della tua ragazza senza che quest’ultima lo sappia, e solo per convincerla a venire a vivere con te, sia una buona idea?

Le quattro protagoniste (da sx: Carmen, Nerea, Valeria, Lola). Crediti: zanzibou.it

Dal lato opposto, invece, c’è Carmen, che nel metter su famiglia per prima richiama la dolce Charlotte. Se all’inizio può dare l’idea di essere stata messa lì tanto per – e persino di essere troppo disperata nel conquistare il collega Borja –, piano piano si rivela essere non solo la più emotivamente matura, ma anche quella con i piedi ben piantati a terra (e con il guardaroba da ammirare).

Infine, Valeria. In breve: non la reggo. In meno breve: fra le quattro, è quella che mi è piaciuta meno. Immatura, troppo impulsiva, quasi manda ai rovi una relazione sana con Bruno pur di rincorrere il bello e dannato Victor, e neanche come adulto funzionante nella società se la passa troppo bene. Proprio come Carrie, è la classica protagonista da romanzi rosa afflitta da sindrome della crocerossina che casca per il bad boy di turno con le red flag in bella vista (insomma, altro che team Edward o team Jacob, qui è tutto un #teamVictor contro #teamBruno).

Proprio quest’ultimo viene smostrato e usato come pedina dagli sceneggiatori per mettere in atto una perfida manipolazione psicologica a danno del pubblico, spingendolo così a tifare per Victor. Come Nerea, anche Bruno cade vittima di una terribile caratterizzazione che li riduce a delle sciocche marionette.

Bruno (interpretato da Federico Aguado) e Valeria (interpretata da Diana Gomez). Crediti: trendencias.com

Tutto ciò non fa altro che aggiungersi al mix di formule trite e ritrite che caratterizzano il genere rosa, con tutti gli stereotipi (e i pregiudizi) che ne derivano. Eppure, nonostante una trama pressoché inesistente e basata quasi esclusivamente sui personaggi, la serie si fa guardare (soprattutto la terza stagione. E sì, l’entrata in scena di Bruno ha molto a che fare con questo). In un periodo storico particolarmente difficile come questo, a volte sono proprio le cose note – come gli stereotipi da romanzo rosa – a farci stare meglio.

Non è di certo la miglior produzione Netflix (di quelle, ormai, se ne vedono sempre meno), ma che stiate cercando una distrazione da guardare sotto le coperte, o un modo per allenare il vostro spagnolo, Valeria è la serie giusta.

Allora, vi ho convinto a vederla? Fatemelo sapere qui sotto!

A presto,
Mariangela

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