Corpo, montagna e comunità si intrecciano e diventano un tutt’uno con Danzare A Monte: il festival di danza contemporanea che, da ormai sei edizioni, prende vita in Val di Fiemme. Quest’anno arriva una grande novità: Danzare A Monte d’invern, l’edizione invernale del festival che proporrà numerosi appuntamenti tra novembre 2025 e gennaio 2026, proprio a ridosso delle Olimpiadi di Milano-Cortina.
In questo articolo presentiamo un’intervista fatta a Filippo Porro, Silvia Dezulian e Lorenzo Morandini: gli ideatori di Danzare A Monte.
Buona lettura 👀
1. Ciao, eccoci qui! Parlateci un po’ di voi e del progetto “Danzare A Monte”
Siamo Filippo Porro, Silvia Dezulian e Lorenzo Morandini: tre danzatori accomunati da una profonda passione per la montagna, che viviamo, frequentiamo e studiamo per trarne ispirazione. Crediamo nella montagna in quanto ambiente generativo e creativo per l’arte e gli artisti, e nelle comunità montane come risorsa di saperi e tradizioni. Secondo noi la montagna, se conosciuta e compresa, è luogo di sperimentazione per il futuro!
Per questo nel 2020 è nato Danzare A Monte, il nostro primo esperimento per portare la danza e il movimento del corpo in relazione con il paesaggio montano. Un festival di danza e paesaggio diffuso su tutto il territorio della Val di Fiemme che possa unire tradizione e contemporaneità, creare incontri, stimolare dialoghi, sia con i locali che con i turisti, ospitando artisti nazionali e internazionali, invitandoli a dialogare con i luoghi della valle e le comunità che la vivono e l’attraversano. Gli spettacoli che ospitiamo non necessitano di impianti audio invasivi o di palchi ma si adattano ai luoghi specifici in cui avvengono, tra sentieri, prati, boschi o nei paesi.
2. Quale riscontro ha avuto Danzare A Monte nel corso degli anni? In particolare sulla popolazione locale?
Siamo giunti alla sesta edizione estiva di Danzare A Monte. Ne siamo soddisfatti. Certo non è stato facile. Ogni anno cerchiamo di capire come e cosa migliorare. I nostri eventi non chiamano il grande pubblico, la massa. Hanno una natura intima, creano relazione, fanno comunità, sono occasione di incontro. Negli anni si è creato un bel gruppo di partecipanti locali, anche di età differenti, e questo ci permette di favorire rapporti intergenerazionali. Sono eventi inoltre in cui locali e turisti si incontrano, riescono a parlare, a conoscersi, a creare un rapporto umano. Evento dopo evento, incontro dopo incontro, la visione degli spettacoli apre spunti di conversazione comune, dibattiti, nuove visioni. Abbiamo notato con piacere come le persone del posto siano state incuriosite dalle interpretazioni artistiche che abbiamo dato ai luoghi in cui si sono svolti gli eventi, per esempio il centro storico di Predazzo, il borgo di Medil o l’ex Colonia Pavese di Daiano.
Con la danza gli spazi della valle si ravvivano e noi organizzatori impariamo di più sulla storia del nostro territorio e scopriamo sempre nuovi argomenti da sviluppare per le nuove edizioni.
3. Cosa unisce così profondamente la danza, la natura e il territorio?
Come dicevamo c’è un che di profondo e viscerale nel nostro desiderio di creare Danzare A Monte. La danza è insita nel corpo di ognuno di noi fin da piccoli, è un linguaggio spontaneo che usiamo per comunicare le nostre emozioni ed è fortemente legato al ritmo. Vivere in montagna ci permette di avere uno sguardo privilegiato sull’ambiente naturale e sui suoi ritmi che scandiscono le stagioni, creano attimi affascinanti, effimeri, che stimolano in noi intuizioni e movimenti in accordo con l’ambiente circostante e micce di forti emozioni. Il territorio è il risultato di come la comunità di Fiemme ha vissuto questa valle nel tempo, con il lavoro, la cura del paesaggio e le tradizioni che lo plasmano e lo mantengono vivo. Noi cerchiamo di proiettare questo modo di vivere attraverso la nostra sensibilità artistica e ospitando autrici/ori che trovano in questo ambiente stimoli vivaci per la loro creatività.
4. Danzare A Monte d’invern. Cos’è questa novità e cosa contraddistingue la versione invernale da quella estiva?
Danzare A Monte d’invern è il primo festival invernale di danza contemporanea della Val di Fiemme, in cui vanno in scena spettacoli che mettono in relazione danza e montagna raccontando la stagione fredda, lo sport, le tradizioni del territorio, l’alpinismo in chiave artistica. Dopo sei edizioni estive desideravamo che la nostra proposta culturale avesse più continuità, per questo abbiamo intercettato spettacoli di danza pensati per gli spazi teatrali e li abbiamo voluti portare a casa nostra, in valle. Sappiamo poi che quest’inverno sarà diverso da qualunque altro per la zona, l’appuntamento olimpico in arrivo è motivo di grande orgoglio e impegno, che lancia la valle fra le location del grande evento sportivo più suggestivo a livello internazionale. L’edizione invernale del festival si affianca al periodo olimpico e mette in risalto la storia del territorio, la creatività artistica, le comunità che qui vivono e permangono. Danzare A Monte d’invern inoltre è un festival innanzitutto per i locali, si svolge in un periodo di più bassa affluenza turistica, offriamo al pubblico la possibilità di avere nei teatri della zona spettacoli che solitamente vengono ospitati solo nelle grandi città.
5. Chi sono ə danzatorə? Da dove arrivano e cosa ci raccontano con i loro spettacoli?
Le compagnie ospiti arrivano dal territorio locale, nazionale e internazionale.
La compagnia trentina AZIONIfuoriPOSTO, di cui facciamo tutti parte, aprirà il festival il 27 novembre alle 20:30 al teatro di Tesero con Rimaye_un disvelamento materico, spettacolo dedicato ai ghiacciai e al corpo come espressioni di memorie e ricordi, testimoni di eredità che ci attraversano, che si trasmettono alle generazioni future e che a volte invece vanno perdute. Per noi è molto importante essere coinvolti in prima persona anche come interpreti di uno spettacolo perché questo ci permette di creare un dialogo più empatico con la comunità locale, offriamo uno spettacolo nato sul territorio per il territorio, una sorta di prodotto a km 0 della cultura!
Campsirago residenza è una realtà artistica della provincia di Lecco che lavora negli spazi naturali da quasi vent’anni e si impegna nel creare comunità attraverso l’arte. Gli artisti della compagnia faranno tappa in valle lungo il loro cammino Errando per antiche vie fra Cortina e Milano, con l’obiettivo di valorizzare il vivere quotidiano della montagna al di fuori dei grandi eventi, incontrare la comunità locale e intrattenere con performance dedicate al territorio.
Ci saranno poi i membri di Collettivo EFFE, un gruppo torinese che lavora soprattutto in ambito performativo e svolge ricerca sulla drammaturgia dell’immagine e del paesaggio; con loro esploreremo la volontà di realizzare un’utopia con l’uso di strumentazioni audio, visive, tecnologiche messe in scena insieme ai performer: può un corpo diventare un monte? Da qui il titolo della performance Il mio corpo è come un monte.
Aprendoci al contesto internazionale ospiteremo Piergiorgio Milano, artista italiano la cui compagnia ha però sede a Bruxelles e che ci presenterà Whiteout, un racconto fra danza e circo di un’ipotetica ascesa alpinistica che vuole essere una dedica a tutti i “conquistatori dell’inutile”, coloro che sono scomparsi o hanno rischiato di sparire nel bianco delle cime più alte.

L’artista elvetica Camilla Parini porterà in scena la performance Je suisse (or not), un’esperienza da vivere singolarmente o in coppia, in cui la performer in un costume da orso polare guiderà gli spettatori attraverso un particolare album di famiglia che contiene riflessioni sul senso d’identità e di appartenenza.

Siamo felici di concludere il programma con uno spettacolo legato direttamente a un evento simbolo della valle, infatti Marco D’Agostin proporrà proprio nella settimana della Marcialonga First Love, una rilettura danzata della storica vittoria olimpica della fondista Stefania Belmondo alle Olimpiadi del 2002 e al contempo una rilettura di sé, dell’amore che da ragazzino legava il coreografo allo sci di fondo.

6. E, per concludere, la domanda che non può mancare nelle nostre interviste: come descrivereste il rapporto tra cultura e giovani?
È un tema molto ampio e sfaccettato, gli stimoli e le possibilità a livello culturale sono tante e diversificate.
Le attività culturali aiutano noi giovani a leggere e filtrare l’attuale periodo storico, molto turbolento, e ci danno strumenti utili a creare dialogo. La nostra zona è fortunata, tanti giovani sono attivi in ambito culturale e ne apprezzano il valore, ma non è scontato che la cultura venga percepita come un qualcosa di arricchente, tantomeno necessario. La sensibilità verso l’arte, le tradizioni, le innovazioni, i momenti di comunità va coltivata in maniera costante, apprezzando e valorizzando le sensazioni che si provano assistendo a uno spettacolo, visitando una mostra o facendo un’attività di gruppo.
Non è facile in questo periodo in cui tutto accade velocemente, mentre le emozioni hanno bisogno di tempo per essere vissute a fondo; noi continuiamo nel nostro progetto di coinvolgimento della comunità e siamo sicuri che proprio il tempo ci darà buoni frutti.
Ringraziamo Filippo, Silvia e Lorenzo per questa bellissima intervista: leggere le loro risposte è balsamo per l’anima. Un grande in bocca al lupo per questa edizione di Danzare A Monte d’invern, scommettiamo che sarà un successo!
Ci vediamo al prossimo Affacciati!
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Martket è un art shop nato in Trentino con l’obiettivo di portare l’arte a casa delle persone. In questa intervista parliamo con Sara Maffei, founder del progetto. - #Affacciati con Lorenzo Morandini
Scambiamo due parole con Lorenzo Morandini, danzatore e coreografo originario della Val di Fiemme e uno degli ideatori di “Danzare A Monte”: festival artistico multidisciplinare che mette in relazione il territorio montano e le arti performative attraverso spettacoli, passeggiate e trekking, residenze artistiche, dibattiti pubblici e laboratori aperti alla comunità.

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