#Afroditecelo: l’orchestra è come un microcosmo fantastico e quando suona Richter diventa magia

Oggi parliamo di musica classica… ma rivisitata!

Penso che le Quattro Stagioni di Vivaldi sia uno di quei brani che tutti abbiamo in mente, se non tutte almeno il famosissimo terzo tempo de l’inverno.

Sono state fatte tante versioni di questo colosso musicale ma credo che la rivisitazione di Richter sia una delle migliori.

Il Maestro Richter, compositore contemporaneo, ha scomposto e ricomposto Le Quattro Stagioni: un’idea folle ma allo stesso tempo geniale e affascinante. È riuscito a far convivere ambient music e musica elettronica con il barocco veneziano, metabolizzandolo e filtrando il “cimento” del prete rosso (così fu soprannominato Vivaldi) attraverso la sensibilità del musicista contemporaneo. Ha così restituito al pubblico attuale un nuovo racconto, nostalgico e postmoderno, in linea con i nostri tempi.

Vi siete mai chiesti com’è vivere un concerto dall’interno? Non seduti in platea, ma in una fila d’orchestra.

Ecco a me, per fortuna, capita spesso e recentemente ho avuto l’onore e il piacere di eseguire questo brano con l’Orchestra Luigi Boccherini di Lucca in qualità di viola di fila insieme alla solista M° Anna Tifu.

Essere parte di un’orchestra è come far parte di un corpo umano, tutti gli elementi sono essenziali per il corretto funzionamento. La mia parte, così come la parte di ogni altro strumento, diventa indispensabile. Ore e ore, giorni di prove per trovare la sintonia e il giusto equilibrio è un lavoro faticoso, alle volte estenuante ma che regala emozioni uniche.

L’orchestra è un microcosmo fantastico, incredibile, un piccolo Stato, con le sue leggi, le sue prassi ferree ma anche le sue regole non scritte. Ogni volta si crea una magia unica, possibile grazie a tutti i musicisti che respirano insieme e sincronizzano il loro battito cardiaco con quello pubblico.

Ogni volta che entro sul palco, mi siedo, accordo lo strumento e c’è un piccolo istante prima di iniziare l’esecuzione che sembra sospeso nel vuoto, come una manciata di secondi dove veniamo trasportati in un’altra dimensione, quella della dea musica!

Alla fine del concerto ci accorgiamo di aver fatto un viaggio bellissimo, pieno di sensazioni, belle e brutte, ma soprattutto vere, intense.

Martina Calvano


Megafono di gironale di Afroditelo

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