Buongiornissimo poetico #1

Buongiorno, poesia?☕️


Foto di F.G. Lorca
Ultima foto nota di F.G. Lorca

Ho sorriso compiaciuta dietro il mio quotidiano tazzone di caffè mentre scrivevo queste parole (Sorriso! Io!! La mattina!!! Vi giuro che è un avvenimento da annoverare negli annali!).
Vi confesso che sono davvero felice di poter – finalmente! – espandere ed estendere questa ormai affermata rubrica settimanale sul nostro sito.

Negli scorsi due anni mi sono divertita a condividere tramite Instastories alcune tra le tante poesie a cui sono affezionata, rimanendo ogni volta piacevolmente sorpresa dell’entusiasmo con cui mi avete accolta.
Quindi, intanto: grazie a tutti! È stata una soddisfazione inaspettata.
Purtroppo, le instastories sono uno strumento rapido e diretto, che non mi permette di dilungarmi troppo.

Quindi… eccoci qui! Da oggi in poi cercherò ogni venerdì di condividere con voi qualche riflessione (breve, giuro!) sulla poesia che ho pensato per voi. E ora… bando alle ciance, inauguriamo le danze con Federico Garcìa Lorca.

Il poeta parla al telefono con l’amore

La tua voce irrigò la duna del mio petto

nella dolce cabina di legno.

Al sud dei miei piedi fu primavera

e fiore di felce al nord della mia fronte.

Pino di luce nello spazio angusto

cantò senza alba e seme,

e il mio pianto intrecciò per la prima volta

corone di speranza attraverso il tetto.

Dolce e lontana voce in me diffusa.

Dolce e lontana voce da me gustata.

Lontana e dolce voce affievolita.

Lontana come opaca capriola ferita.

Dolce come un sospiro nella neve.

Lontana e dolce nel midollo iniettata!


Ero talmente emozionata per l’inaugurazione della rubrica che, per qualche giorno, sono stata piuttosto indecisa sul brano poetico da scegliere. Un grande classico? Qualcosa di più sconosciuto? Un poeta famoso? Qualcosa di recente? Poi sono entrata in una libreria, mi sono avvicinata allo scaffale dei libri di poesia, ho preso in mano il primo libro che mi sono trovata davanti e non ho più avuto dubbi.
Avevo tra le mani una copia dei “Sonetti dell’amore oscuro”, del poeta e drammaturgo spagnolo F. G. Lorca (1898-1936). Si tratta di un libriccino sottile, tanto breve da passare quasi inosservato tra gli imponenti volumi di tanti suoi contemporanei.

Una copertina semplice, essenziale, quasi anonima. Tuttavia, sin da piccoli ci dicono che “non si giudica un libro dalla copertina”. Ci aggiungo io: non si giudica neanche dal numero delle sue pagine. Gli undici sonetti di questa raccolta ne sono la conferma.

Da queste poche pagine emergono la passione amorosa, il desiderio e la tenerezza che legavano il poeta all’amato, durante gli ultimi anni della sua vita. In particolare, sono rimasta colpita da Il poeta parla al telefono con l’amore.

Perché proprio lui, tra tutti?

In fin dei conti, è un sonetto che come impostazione ricalca il sonetto petrarchesco e riprende il classico tema dell’amore. Ciò che lo rende straordinario ai miei occhi è la presenza del telefono. La modernità nella classicità. Una foto in bianco e nero nella quale, di colpo, prendono vita i colori. Il poeta si lascia travolgere dalle emozioni mentre chiacchiera al telefono con la persona amata. Il sonetto, composizione che ci rimanda al passato, celebra l’amore per mezzo di un telefono, oggetto decisamente moderno. Stravolgente.

Ciò mi porta a ribadire un concetto per me scontato, che è però fonte di pregiudizio per molti giovani:

La poesia non è ‘roba da vecchi’

Tra i banchi di scuola, con la palpebra che cala e lo stomaco che brontola, spesso viviamo la poesia come un’imposizione tediosa. Ci fanno imparare versi a memoria da ripetere come pappagalli, studiare una teoria che spesso non ci interessa, leggere poeti che troviamo noiosi e pesanti (chi non ha pensato, per esempio: “Ancora Leopardi? Quel depresso?! Ma basta!“). Cresciamo pensando che la poesia sia noiosa ed obsoleta, talmente accecati dai pregiudizi da non riuscire a vedere la bellezza di ciò che ci troviamo davanti. Non c’è nulla di obsoleto nella poesia. Non si tratta di vecchi manoscritti polverosi lontani dalla nostra frenetica vita quotidiana. La poesia è ancora viva. È sempre viva.

Ps. Compiti a casa per la prossima settimana:
Prendetevi cinque minuti dalle vostre impegnatissime vite, sedetevi sul divano, cercate una poesia (il sonetto di Lorca o qualcos’altro, non importa) e leggetela a voce alta (a voi stessi o a qualcun altro, come volete voi). Poi pensate a questa poesia e fatela vostra, in qualche modo. Se vi va, potete raccontarmi com’è andata.

È un esercizio che, secondo me, può insegnarvi molto su voi stessi.
La letteratura ha questo superpotere.

A venerdì prossimo!
– M.

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