SPECIALE ART-CONTAINER: #Affacciati con Adolfo di Molfetta

Torniamo a parlare della nostra avventura virtuale alla prima edizione del festival culturale Art Container.

Adolfo Di Molfetta, vincitore della menzione speciale© immagine

Qualche giorno fa ho pubblicato l’intervista ad Alessia Bottone, la solare, talentuosa regista e giornalista veronese che si è portata a casa la vittoria ad Art Container – sbancando anche a numerosi altri festival – con il suo film La Napoli di mio Padre, un’intima lettera d’amore al padre e alle sue origini, ma anche una riflessione moderna e originale sul pregiudizio verso i migranti (non hai ancora letto l’intervista? Nessun problema, trovi il link in fondo alla pagina!).

Dopo Alessia, oggi è la volta di un altro grande talento italiano: l’animatore giramondo Adolfo “Ado” di Molfetta, vincitore della menzione speciale per il miglior corto d’animazione ad Art Container. Ero molto curiosa di conoscere Ado e di sapere tutto sulla sua professione e sui mille segreti dietro il suo straordinario THE N.A.P, un corto folle, surreale, dall’anima grottesca che mi ha fatta innamorare a prima vista.

Ado mi ha raccontato un sacco di aneddoti interessanti: i suoi anni da animatore del cartone Lo Straordinario mondo di Gumball, gli artisti che lo hanno ispirato alla lavorazione del corto, etc. A lasciare entrambi piacevolmente sbigottiti è stata però l’inaspettata scoperta di avere un piccolo, grande punto in comune (è proprio il caso di dirlo): Cavalese. Ado ci ha infatti confessato di essere molto affezionato al nostro paesello di montagna, un luogo in cui trascorre da sempre le vacanze estive… com’è piccolo il mondo!

Di seguito trovate, per iscritto, i punti salienti della nostra intervista. Se volete scoprire tutti i segreti delle mie quattro chiacchiere con Ado…non vi resta che guardare il video (che trovate per intero anche sui nostri profili Facebook e Instagram)!📣 🎬



[Martina]:
Ciao Adolfo! Complimenti per il premio vinto a questa prima edizione di Art Container e per il meritatissimo successo del tuo corto d’animazione. Il vostro cortometraggio combina molte arti, ed è per questo che sembra essere perfetto per un festival che, come Art Container, le celebra e riunisce tutte. Raccontaci un po’ in che modo hai/avete lavorato per creare un connubio così originale ed equilibrato tra animazione, musica e racconto?

[Ado]:


È una bella domanda! Ci abbiamo lavorato in una dozzina e il progetto ha subito varie fasi. Prima di tutto mi sono affidato alle immagini. Mi sono basato anche sulla tecnica utilizzata per Tom & Jerry, disegnando prima di tutto le varie gag. Dopo le immagini c’è stato il passaggio all’animazione e, subito dopo, siamo passati alla musica, per la quale avevo in mente una marcetta popolare felliniana (alla quale ha lavorato Livio Minafra). Tutto questo mondo pazzo è nato, insomma, da delle gag che avevo in testa. Sembra un mondo senza senso, ma riguardandolo più volte si scopre che, forse, un senso ce l’ha.

[Martina]:
Tutti noi membri della giuria di Art Container siamo rimasti molto colpiti dal vostro lavoro. Come ci si sente ad essere giudicati da un gruppo di studenti universitari cinefili e appassionati di cultura a 360°? Quanto è importante secondo te che siano proprio i giovani a giocare un ruolo così importante?

[Ado]:
Guarda, essere giudicati da giovani cinefili per me è anche meglio di vincere l’Oscar! Sicuramente l’avrete visto con molta attenzione e passione, e questo per me è importantissimo. È un corto fatto per gente che si vuole divertire, il pubblico a cui volevo dedicare il film è quello adolescenziale, o comunque quello composto da giovani adulti. Quindi avere dei giudici giovani è importantissimo per me, davvero.

[Martina]:
A proposito del corto: The N.A.P. colpisce subito per la sua visionarietà, brillante ironia e per un’atmosfera che a me personalmente ha riportato alla memoria tanto il surrealismo di Dalì quanto un certo tocco Burtoniano. A cosa ti sei ispirato? Com’è nata l’idea di questa animazione così surreale?

[Ado]:
Le mie fonti d’ispirazione le avete azzeccate in pieno! Sono partito dal surrealismo, dai quadri di Dalì, Ernst, de Chirico. Poi aggiunto altri riferimenti: l’idea della scena del ristorante, ad esempio, mi è venuta sfogliando proprio un libro di Tim Burton. Per quanto riguarda le animazioni e il design dei personaggi, invece, mi sono ispirato molto a Jacovitti e alle tecniche che ho imparato negli anni lavorando a cartoni come Lo straordinario mondo di Gumball. Tra l’altro, pensandoci bene, devo confessare che alcune delle scene di THE N.A.P. le ho girate proprio mentre ero in vacanza a Cavalese!

[Martina]:
Quali sono le fasi creative, i tempi e i processi produttivi necessari per confezionare un prodotto come il vostro?

Immagine promozionale di THE N.A.P., ©Adolfo Di Molfetta

[Ado]:
A me interessava creare un prodotto artistico. Ho lavorato per talmente tanto tempo nell’industria che ho colto quest’occasione per tirare il freno a mano e creare una cosa del tutto mia, in totale libertà. I finanziatori mi hanno dato carta bianca su tutto, e questo è stato fondamentale per la creazione di un prodotto artistico fresco.

Il processo è stato un po’ lungo: le idee le ho collezionate piano piano, mentre giravo il mondo. Ad un certo punto ho deciso di trasformare il brainstorming accumulato negli anni in uno storyboard. La fase di realizzazione è durata un annetto, ed è in questa fase che si realizza tutto il film. Parlando in gergo tecnico, le varie fasi sono state in ordine: storyboard, animatic, animazione col layout, scenografie, montaggio, effetti speciali, musica… insomma, una serie di fasi piuttosto impegnative.

[Martina]:
Il fascino della tua opera sta anche nel fatto che non si comprende appieno. Si tratta di una sorta di odissea visionaria in cui ogni episodio di esaurisce in sé stesso ma è anche legato a tutti gli altri. Cosa volevi che emergesse di più dalla vostra opera?

[Ado]:
Ti dico un segreto: l’acronimo “THE N.A.P.” sta per “not a problem”, che in inglese significa “non è un problema”. Inizialmente il corto doveva partire con un tizio che si addormentava ed entrava in questo mondo surreale attraverso il sogno (ndr. “nap” in inglese significa sonnellino). In seguito, insieme allo scenografo, abbiamo deciso di tagliare questa parte del sogno perché ci sembrava un cliché. E così è nato il titolo “not a problem”, che è poi diventato anche la filosofia del cortometraggio perché nel corso della produzione sembravano crearsi problemi ovunque, ma abbiamo perseverato ripetendoci che “non c’era nessun problema”, altrimenti non avremmo più portato a termine il progetto! E, vi dirò, anche il significato del corto se non si capisce non è un problema. Per me l’obiettivo era semplicemente quello di far divertire il pubblico.

Trovate la nostra chiacchierata con Adolfo di Molfetta anche sulla nostra pagina facebook!

Seguiteci nei prossimi giorni per l’ultima intervista ai vincitori di Art Container 2021
SPOILER: voliamo (virtualmente, ahimé!) oltreoceano per intervistare il documentarista Nich Perez! 🎬

#staytuned
-M.

Vuoi saperne di più su Art Container e le altre collaborazioni di Afroditelo dai un’occhiata qui sotto! 📣 👇🏻

Polenta di storie – Capitolo 6: Riccardo Schweizer

Riccardo Schweizer, originario di Mezzana, viene descritto da Abram come “l’artista che ha aperto il Trentino al mondo”. Da Venezia alla Costa Azzurra, le sue opere sono esposte in tutto il mondo, ma è da Mezzano che nasce la magia 🍷

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