Promossi e Bocciati dell’Award Season 2021 #4

The Father
VS
Minari
VS
Pieces of a woman

Buon lunedì a tutti!
Torno – in ritardo di un giorno sulla tabella di marcia – con il quarto appuntamento dedicato ai film protagonisti dell’Awards Season 2021 (Avete perso gli altri tre? don’t worry! trovate i link in fondo a questo articolo). Oggi vi parlo di tre film drammatici di nazionalità diversa, uniti però dalla declinazione sfaccettata e profonda di una tematica comune: la famiglia. Tendenzialmente apprezzati dalla critica, The Father, Minari e Pieces of a Woman sventrano e scompongono i legami familiari, mettendo lo spettatore di fronte alle sfumature più o meno tragiche di numerose imperfezioni e varie difficoltà vissute all’interno di un nucleo familiare. Tematiche toste, obiettivi nobili… come sempre, per quanto mi riguarda, non tutti hanno colpito nel segno.

The Father (2020)

dir. Florian Zeller

© immagine Artribune

Come soleva dire Albert Einstein: “due cose sono infinite: l’universo e la bravura di Anthony Hopkins, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi”. Okay, forse la frase non era esattamente così…ma non lo era solamente perché Albert Einstein non ha mai visto recitare Anthony Hopkins, che fresco fresco della sua vittoria come attore protagonista ai BAFTA 2021, si riconferma con The Father uno degli attori più superlativi del panorama cinematografico. Meravigliosa anche Olivia Colman, ormai presenza fissa durante l’Award Season.

The Father, per me, è il film più bello di questa Award Season. E vi dirò di più: si meriterebbe tutte e sei le statuette per cui è stato nominato. Performance superlative, una sceneggiatura intrigante e raffinata che ci porta nel labirinto atemporale della perdita della memoria, regalandoci una visione diversa e straziante sulla vecchiaia, e sull’inarrestabile percorso della perdita di sé. Un film che non si dimentica.

Di cosa parla questo film?

Tratto dall’omonima pièce teatrale dello sceneggiatore e regista francese Florian Zeller, The Father riassembla i frammenti della vita di Anthony (Anthony Hopkins), ultraottantenne affetto da demenza senile che fatica ad accettare la malattia e le sue conseguenze, trascinando nell’occhio del ciclone anche la vita della figlia Anne (Olivia Colman).

Durata: 97 min
Genere: drammatico
Regia: Florian Zeller
Con: Anthony Hopkins, Olivia Colman
Paese di Produzione: UK, FRANCE

Afrodiciamo:

Classificazione: 4.5 su 5.
Per farvi entrare nel mood di The Father, vi lascio il trailer di in lingua originale.

Minari (2020)

dir. Lee Isaac Chung

©immagine Cinemacafe

In confronto all’intrigante complessità di Parasite – l’avvincente trionfo cinematografico coreano del 2020 –, Minari, per quanto scorrevole, risulta talmente semplice da sembrare quasi banale. Non lo si può di certo definire un brutto film, tuttavia non ne sono rimasta particolarmente colpita. In realtà, vi dirò, inizialmente ne sono rimasta piuttosto delusa: l’apparente semplicità della trama non mi aveva coinvolta durante la visione. Nei giorni scorsi ci ho pensato tanto, e anche se non mi sento di rivalutarlo totalmente, posso dire che Minari è un buon film. Non mancano i difetti – specialmente a livello narrativo –, ma nella sua modestia ci insegna che bisogna prendersi per mano e reggersi forte aspettando che passi la tempesta.

Di cosa parla questo film?

Negli anni ’80, la prospettiva dell’american dream di un giovane padre coreano sconvolge la vita del suo intero nucleo familiare. Una volta trasferitisi in un terreno incolto dell’Arkansas, Jacob, Monica, la madre di lei e i piccoli David e Anne si trovano a dover fare i conti con la povertà, e le speranze di un futuro prospero vanno via via assottigliandosi.

Durata: 115 min
Genere: drammatico
Regia: Lee Isaac Chung
Con: Steven Yeun, Yoon Yeo-jeong, Han Ye-ri
Paese di Produzione: USA

Afrodiciamo:

Classificazione: 3 su 5.
Curiosi di vedere Minari? Eccovi il trailer ufficiale!

Pieces of a Woman (2020)

dir. Kornél Mundruczó 

Ve lo dico senza mezzi termini, via il dente via il dolore: questo film non mi è piaciuto. Per niente. Decisamente memorabile la performance di Vanessa Kirby, che con grande maestria riesce a trasmettere il lacerante, inimmaginabile dolore di una madre che perde un figlio. Per il resto, non mi sento di salvare niente. Pieces of a Woman è un film che potrebbe dire tanto, ma si perde in una sceneggiatura che fa acqua da tutti i pori e che scommette su snodi di trama poco accattivanti. Audace anche la scelta dell’atroce scena di parto lunga più di trenta minuti – decisamente indimenticabile, forse troppo…troppo tutto, troppo e basta. Un trauma.
Insomma, per me purtroppo è un no.

Di cosa parla questo film?

La vita di Martha e Sean sembra perfetta: si amano, hanno entrambi un lavoro, una casa accogliente e un figlio in arrivo. Il loro happy ending si trasforma in un incubo quando, in seguito a delle complicazioni durante il parto, la loro bambina muore, frantumando la vita della coppia e mettendoli di fronte ad una fortissima, inarrestabile crisi.

Durata: 128 min
Genere: drammatico
Regia: Kornél Mundruczó
Con: Vanessa Kirby, Ellen Burstyn, Shia LaBeouf
Paese di Produzione: USA, CANADA

Afrodiciamo:

Classificazione: 1.5 su 5.
Non avete ancora visto Pieces of a Woman su Netflix? Vi lascio il trailer ufficiale del film.

Avete già visto questi film? Sono curiosa di sapere cosa ne pensate!
Fatemele sapere con un messaggio qui sotto👇🏻, sui nostri social (IG e Facebook) o con una mail!



A domenica prossima con la sfida #5!
M.

Non sai che film guardare? Qui sotto trovi alcuni consigli👇🏻🎬

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