Se questo titolo non vi dice nulla e non riuscite ad andare a Lisbona il 20 o 21 maggio, mi dispiace per voi ma vi siete persi una perla teatrale!
Nata dal genio artistico di Marta Cuscunà, Earthbound ovvero la storia delle Camille è una rappresentazione che nasce ispirandosi al libro Staying with the Trouble della filosofa Donna Haraway (se non la conoscete, date un’occhiata a A Cyborg manifesto).

Con colori fucsia, scenari post-human e tecnologie personificate, Earthbound ovvero la storia delle Camille porta lo spettatore in un lontano possibile futuro che però ci echeggia in modo stranamente familiare. Si tratta della storia degli Earthbound, una piccola comunità (il concetto di individualismo è ormai passato remoto) metà umani metà animali che vivono in simbiosi con la natura e con le altre specie viventi. Tutti nella comunità si chiamano Camille (in francese è un nome neutro) e ogni essere vivente è degno del medesimo rispetto.
Poi c’è Gaia, l’intelligenza artificiale, un’ incarnazione dell’odierna Siri, che è la figura chiave: programma e regola le giornate degli Earthbound (dal controllo delle funzioni vitali alle migrazioni causa riscaldamento climatico e addirittura monitora e risana la flora). Gaia è in un certo senso la figura più umana, impersonata dalla performer Cuscunà, e a suo modo ha delle idee, disobbedisce, si ribella, ha dei desideri.
In questo mondo, che Haraway descrive nel manifesto cyborg, la differenza viene sostituita da un senso di unità: non c’è una vera linea di confine tra umano e animale, ma neanche tra umano e tecnologico.
Cuscunà è riuscita a trasportare lo spettatore in un modo post-human e a mettere in luce tematiche profonde e problematiche come la sovrappopolazione e il controllo delle nascite, lo sfruttamento del pianeta, l’uguaglianza e la simbiosi tra specie trasportando così l‘ecofemminismo sul palcoscenico!

“Fate legami, non bambini”
E voi, che cosa ne pensate del controllo delle nascite, di un’intelligenza artificiale che ha dei desideri, della commistione tra specie e tra umano e tecnologico? Siete più tradizionalisti o progressisti?
Chiara
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