Buongiornissimo poetico #2

Buongiornissimo, poesia?


Ieri pomeriggio, mentre camminavo verso casa dopo una lezione all’università, mi sono messa ad osservare attentamente quello che mi stava attorno. Ho la brutta abitudine di camminare assorta nei miei pensieri, senza prestare troppa attenzione a ciò che mi circonda, però ieri mi sono messa d’impegno.

Era una giornata calda ed il cielo era limpido. La luce rendeva ancora più vivi i colori caldi dell’autunno. Le foglie secche crepitavano sotto i passi sostenuti di tanti volti ignoti nascosti dietro a mascherine. Le voci dei passanti si confondevano tra i rumori vivi della città.

Mi sono ricordata di quando, qualche mese fa, durante il lockdown, uscivo per una brevissima passeggiata e, chiuso il portone di casa, mi accoglieva il silenzio. La prospettiva di un ritorno a quel silenzio mi turba, non lo nascondo. Questo “vivere le cose alla giornata” senza una minima certezza sul domani per me è logorante.  

E quindi ieri osservavo gli alberi, le persone intente a guardare i loro telefoni per strada, i bar semivuoti, e ho ripensato alla famosissima poesia di Giuseppe Ungaretti:

Soldati

Si sta come 

d’autunno

sugli alberi

le foglie


Un componimento che, in appena nove parole, racchiude tutta la paura e il tormento del soldato in guerra.  Ungaretti scrive questa poesia nel luglio 1918, mentre si trova in trincea nel bosco di Courton. In pochissime parole, il poeta tenta – attraverso un’unica, semplice, similitudine – di esprimere la precarietà della drammatica condizione a cui deve sottostare.

I soldati sono paragonati alle foglie autunnali che, ancora appese agli alberi, finiranno inevitabilmente per cadere.

Ora più che mai, si sta tutti come / d’autunno / sugli alberi / le foglie.

In un periodo d’incertezza come questo, in cui siamo in balia dell’imprevedibilità del virus, è più che normale sentirsi schiacciati dall’impotenza. Fortemente segnati dalla clausura di questa primavera, ci ritroviamo a porci mille domande e a fasciarci la testa di fronte all’ipotesi sempre più concreta di ripetere l’esperienza. È angosciante. Stufi delle limitazioni e dell’inattendibilità che ci circonda, fatichiamo a vedere in modo così nitido l’antico grido “andrà tutto bene”.
La verità è che non lo sappiamo come andrà.

Ciò che sappiamo, però, è che dopo l’autunno arriva l’inverno. E dopo l’inverno c’è la primavera, e con lei la rinascita, il tripudio della vita. Vero è anche che, con questa storia del cambiamento climatico non possiamo neanche più essere sicuri della primavera… ma – ascoltatemi!– metaforicamente parlando, questa primavera arriverà. Non ne sono certa, ma me lo auguro di cuore. Smetteremo di sentirci foglie al vento e inizieremo a sentirci margheritine nei prati. Senza mascherina, si spera.


Ps. Curiosità: La poesia Soldati è contenuta nella raccolta L’allegria (1942). Sorge spontaneo chiedersi come mai ad una raccolta così intrisa di guerra, dolore e morte sia stato affidato questo nome. La risposta c’è, ed io, personalmente, la trovo meravigliosa: l’allegria è il sentimento che scaturisce nel momento in cui l’uomo apprende di essere sfuggito alla morte.

Eh no, non siamo ancora riusciti a farla franca col Covid… ma possiamo provare a portarci avanti: cerchiamo – vale anche per me! – di cercare l’allegria nei piccoli piaceri, in attesa di poter tornare a respirare a pieni polmoni la vita nella sua interezza.

Pensieri? Commenti? Riflessioni filosofeggianti da condividere con la nostra community? Faccelo sapere sui nostri social o via mail!

A venerdì prossimo!
M.

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2 risposte a "Buongiornissimo poetico #2"

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  1. Wow, articolo mozzafiato.
    Non potrei essere più d’accordo con il messaggio trasmesso e con la poesia scelta: siamo soldati, il paragone con la guerra è già emerso la scorsa primavera. La nostra guerra non sta andando come speravamo, ma purtroppo come ce lo aspettavamo.
    L’estate è stata una piccola illusione, un déjà vu della vita di prima che ci ha riempito il cuore e fatto sperare per il meglio. Certamente abbiamo paura del futuro e siamo in un equilibrio precario: come le foglie che a vicenda si vedono cadere una per una, noi guardiamo gli altri paesi trincerarsi, le serrande dei nostri locali preferiti chiudersi sempre più presto con il presentimento, sempre più certezza, che prima o poi toccherà anche a noi tornare dentro le nostre case.
    Ma sapete che c’é? Le foglie d’autunno sono tenaci e lottano fino all’ultimo, a farle resistere è il calore del ricordo delle esperienze che hanno vissuto fino a quel momento. La delicatezza profumata della primavera e l’energia scottante dell’estate si possono vedere nei loro gialli intensi e i rossi passionali che permangono a lungo, anche già se sono già cadute a a terra.
    Imbruniremo e ci seccheremo anche noi perché avremo un lungo e freddo inverno, ma a tenerci in vita non saranno le speranze, bensì le certezze di una nuova vita che ci aspetta, di nuove pianificazioni e progetti in attesa di essere realizzati. Torneremo ad emergere dalle acque profonde e, come dite voi, a respirare la freschezza della vita nella sua interezza. Avremo anche noi la nostra Allegria.

    Grazie di aver condiviso questi bei pensieri con noi e continuate per favore a regalarci piccoli piaceri che ci scaldino il cuore. ❤

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