La bellezza rubata di Laurie Lico Albanese

Vienna, inizio del Secolo Breve. Ricchezza ed eleganza pervadono le stesse strade che, ancora oggi ­– incredibilmente – raccontano di questo periodo storico ormai lontano. La bellezza rubata ci fa passeggiare insieme alle due protagoniste Maria e Adele, mescolando le loro storie con l’arte della Secessione e elevando a un ruolo speciale di co-protagonista il rappresentante per eccellenza di questo filone artistico: Klimt.

Il romanzo dell’americana Laurie Lico Albanese racconta la sua versione della storia di Adele Bloch-Bauer, (la misteriosa donna raffigurata nella celebre Giuditta di Klimt) e di sua nipote Maria Altmann, passata alla storia per aver intrapreso una lotta alla riconquista del dipinto. Dopo la morte della Altmann, la vicenda è stata ripresa nell’adattamento cinematografico The Woman in Gold, con la regia di Simon Curtis e l’interpretazione di una magistrale Helen Mirren.

Colpisce il coraggio di due donne capaci di rendere la cultura pietra miliare della loro crescita personale, e di evidenziare con eleganza l’importanza dell’educazione ad arte, filosofia, letteratura e tutte le altre discipline che ci permettono di elevare il nostro animo. Potrà sembrare banale a un lettore del XXI° secolo, ma terminato il libro non si può che arrivare a una conclusione: dimostrare un tale desiderio di conoscenza in un periodo storico in cui a noi donne era proibito farlo, ci ricorda le ragioni per cui la cultura debba essere, ancora oggi, un diritto ­– e un dovere – inalienabile per la crescita personale.

L’arrivo della Seconda guerra mondiale e la fede ebraica delle protagoniste sconvolge la trama del libro e ci trasporta in un’avventura inaspettata che coinvolge anche la sfera sentimentale di uno degli artisti più riservati del XX° secolo.  La minaccia del nazismo incombente diventa il filo che lega la storia delle protagoniste alla grande Storia, creando le basi di una vicenda piena di suspense, arricchita dalla penna capace e coinvolgente di Laurie Lico Albanese.

L’unica critica che forse mi sento di muovere ha a che fare con la conclusione. Nelle ultime pagine ho notato una resa dei personaggi un po’ assolutistica, un cambio radicale e inatteso rispetto alle sfumature che contraddistinguevano i loro caratteri nei capitoli precedenti.

Per tutto il resto nulla da appuntare: mi ha fatto emozionare – è scesa qualche lacrima –, mi ha ricordato quanto, qui e oggi, sia per noi facile accedere a queste possibilità, mi ha dato la voglia di cambiare le cose e ha nutrito l’amore che negli anni ho sviluppato per lo studio e per la curiosità. È un libro che consiglierei ad ogni donna che conosco. Un libro che ci ricorda quanto forti, indipendenti e determinate sappiamo essere. Perfetto per un’amica impantanata in un momento un po’ difficile, ideale in quei momenti in cui ci sentiamo senza forze e facciamo fatica a credere in noi stesse.

“Il ritratto era pieno di ghirigori d’oro e d’argento e di strani simboli
che non ero mai riuscita a decifrare.”


Un libro che un anno fa avrei amato trovare sotto l’albero di Natale. Un nuovo Natale sta arrivando, quindi ecco a voi un piccolo consiglio, un aiuto per il panico “da regali di Natale”.

Lo avete già letto? Sono curiosa di sapere cosa ne pensate. Fatemelo sapere con un messaggio qui sotto, sui nostri social o via mail!

R.

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