Buongiornissimo poetico: San Martino del Carso, Giuseppe Ungaretti

Buongiornissimo, poesia? ☕️
Che bello ritrovarvi, amici miei del venerdì poetico! Spero che stiate tutti bene e che, nonostante tutto, stiate riuscendo a far fronte a tutto con serenità. Lasciatemi dire che mi è mancato condividere con voi qualche fugace pensiero sui versi poetici che più mi sono cari.

La verità è che dopo tutto questo tempo, avrei voluto poter tornare da voi con una poesia celebrativa; qualcosa di gioioso, emozionante, ricco di speranza. Una poesia capace di urlare “Evvai! Ce l’abbiamo fatta, abbiamo superato anche questa!”…e invece.


Mi auguro davvero di poterlo fare presto. Spero veramente di potermi svegliare una mattina, nell’immediatissimo futuro, e non essere travolta dall’angoscia leggendo freneticamente le notizie devastanti sulla guerra.
Sogno di non dovermi più preoccupare dell’ombra incombente di una guerra che potrebbe irrompere nel nucleare, di non dover più pensare a civili innocenti che perdono tutto in un battito di ciglia, di non essere costretta ad essere testimone di un ennesimo, ingiustificato crimine contro l’umanità.

Ma intanto, mentre assisto inerme e con il cuore spezzato alle centinaia di immagini agghiaccianti che scorrono davanti ai miei occhi sui social media, l’unica poesia che mi sento davvero di condividere con voi è San Martino del Carso di Giuseppe Ungaretti.


Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

È il mio cuore
il paese più straziato


Di norma trovo meraviglioso che versi versi tanto belli abbiano il potere sovrannaturale di rimanere incastonati nel tempo senza invecchiare mai. In questo caso, lo trovo atroce, assurdo. Mi fa tremare dalla rabbia pensare che un’insulsa guerra combattuta nel 1916 possa risultare così attuale. Mi strazia immaginare il dolore della perdita causato da una scriteriata smania di potere. Ho mille domande, nessuna risposta. Leggo i versi di Ungaretti e sento il dramma, il freddo, la sofferenza.

L’unica cosa che mi dà conforto, al momento, è pensare che nel buio pesto di questa stupida guerra, brilla una lucciola di fratellanza, solidarietà. Sembra flebile e, magari, sarò ingenua ma tento di convincermi del fatto che diventerà così forte da portare alla pace.


A venerdì prossimo!
Martina

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