Mentre lavoravo ad un progetto riguardante l’influenza dei media sugli utenti mi è stata consigliata la lettura di Factfulness, di Hans Rosling.

Una volta letta l’ultima pagina ho subito pensato: “Ecco un libro che ha cambiato il mio modo di vedere le cose”. Se siete curiosi, affamati di verità oppure pessimisti e sempre sul punto di credere che il mondo stia andando a rotoli, fermatevi per un istante e ricordatevi che alcune cose, per una serie di motivi, ci pare siano in continuo peggioramento, mentre soltanto venti o trent’anni fa si sognava fortemente ciò che oggi a noi sembra così senza speranza. Ecco perché, più che alle informazioni che leggiamo sui social network, più che a quello che ascoltiamo ai notiziari, più che al passaparola e alle chiacchiere, ciò a cui dobbiamo dare ascolto sono i fatti.

La Factfulness è proprio l’inclinazione a credere ai fatti, a considerare sempre i dati, a cercare conferma nei numeri. Questo è possibile, secondo Rosling, soltanto se siamo in grado di contrastare una serie di istinti che per natura ci spingono a credere alle cose sbagliate e a peggiorare la nostra concezione del mondo.

Come evitare di dare retta a questi istinti e pensare in modo razionale? Secondo Rosling i fatti sono la risposta, mentre le notizie false sono le principali responsabili della nostra visione sbagliata del mondo.

Factfulness è un libro che va sicuramente letto e le ragioni per farlo sono due: vi farà sentire più speranzosi su un pianeta in cui sembra che tutto stia andando per il verso sbagliato e vi renderà più consapevoli di come realmente funziona il mondo (con questo non intendo accusare qualcuno di essere ingenuo o ignorante, ma, come vedremo, a volte quello che conosciamo non corrisponde alla verità).

Partiamo con un’affermazione semplice: le notizie che passano al telegiornale o sul vostro feed di Instagram sono solo uno spicchio – lo spicchio marcio – di un’arancia che ha tanti altri spicchi saporiti. Come mai le buone notizie non passano attraverso il filtro mediatico per giungere a noi? A quanto pare, secondo Rosling, i dati che assimiliamo sono, con più probabilità, le informazioni apparentemente drammatiche. Siamo costantemente bombardati da notizie negative, ma i dati dimostrano che il mondo non è mai stato meno violento e più sicuro di oggi. Provate a rispondere, ad esempio, a questa domanda:

X: Negli ultimi vent’anni (con riferimento all’anno 2018 – anno di pubblicazione di Factfulness), la proporzione della popolazione mondiale che vive in condizioni di povertà estrema:

  1. È quasi raddoppiata
  2. È rimasta più o meno invariata
  3. Si è quasi dimezzata

Come potete notare da questo grafico, a diversi esponenti di diversi Paesi del mondo è stata posta la domanda X. La percentuale di risposte corrette è stata generalmente molto bassa, addirittura inferiore a quella che avrebbe dato uno scimpanzè. Proprio così: Hans Rosling ha calcolato la probabilità che uno scimpanzè scegliesse, in modo del tutto arbitrario una delle tre risposte, A, B o C, ed ha stabilito che la probabilità di indovinare fosse di un terzo, ovvero circa del 33%. L’uomo, avvalendosi della cultura generale, di anni di studio, di lauree e dottorati, di notiziari e social media, invece, non è stato in grado di raggiungere nemmeno il 30% di risposte esatte.

Questo dimostra che la nostra visione – pessimista – del mondo non è da attribuire alla disinformazione o all’ignoranza, bensì all’istinto, in questo caso l’istinto a credere che l’andamento delle cose segua sempre una linea retta, quindi i fenomeni, come la povertà, siano sempre in crescita (in realtà la maggior parte dei fenomeni segue una linea a curve, con momenti alti e momenti bassi) e l’istinto del destino (la convinzione che alcune cose nel mondo siano immutabili: i paesi poveri rimarranno poveri per sempre).

L’istinto che più si insinua nel nostro modo di vedere il mondo è probabilmente quello della paura che, come abbiamo visto, viene alimentato anche dai media. Rosling sostiene che se esaminassimo i fatti dietro i titoli, vedremmo come l’istinto della paura distorce sistematicamente la nostra visione del mondo. Con visione del mondo ci si riferisce non solo alla conoscenza di quanto è aumentata o diminuita la povertà: la visione del mondo include gli strumenti che da sempre fanno parte della nostra cultura e che utilizziamo per comprendere qualsiasi situazione o informazione.

Per concludere voglio portare un esempio tratto da Factfulness che fa riferimento proprio a questo istinto. Quante volte ci viene presentata dai media un’idea maschilista e patriarcale della cultura musulmana o di alcune culture africane? Quante volte, con disprezzo, abbiamo pensato “le donne sono sottomesse per via della loro religione”?

È esattamente in quei momenti che l’istinto ragiona al nostro posto ed è in quei momenti che bisogna fermarsi e cercare i fatti: e invece qui in Italia? Come venivano trattate le donne sessant’anni fa?

Secondo Rosling i valori maschilisti che si incontrano oggi in molti Paesi asiatici e africani non sono valori asiatici o africani. Non sono valori musulmani. Non sono valori orientali. Sono valori patriarcali come quelli diffusi in Svezia (Rosling era svedese, ma potremmo ugualmente fare riferimento all’Italia) solo sessant’anni fa e, come è successo in Svezia, svaniranno con il progresso sociale ed economico. Non sono immutabili.

Factfulness ha molto da insegnare su come affrontare i nostri istinti e le informazioni che i media ci offrono, ma il vero cambiamento parte da noi e dalle scelte che facciamo ogni giorno per interpretare quello che succede attorno a noi. Una buona scelta, per iniziare, credo sia quella di leggere questo libro. Non ve ne pentirete.

– Beatrice

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