“Buongiorno a tutte e tutti, benvenuti al MAMbo! sapete dirmi dove ci troviamo?”

“In un Museo!” “Sì, esatto. Infatti la M di MAMbo sta per Museo… e le altre lettere?”

“…Arte!…arte…MARZIALE!” “DI BOLOGNA!”

Il tirocinio al dipartimento educativo del MAMbo mi sta mostrando la magia del mondo dei piccoli. Ad ogni attività, visita o laboratorio scopro nuove cose. Il museo bolognese porta un importante esempio di un’educazione museale che, non solo, porta i bambini al museo ma fa anche vivere l’arte sulla propria pelle.

Per un bambino entrare in un museo, come per un adulto, è un po’ come cadere nella tana del Bianconiglio, è un’esperienza magica e complessa, che mette a dura prova ogni certezza. 

Gli occhi dei bambini, però, non sono ancora influenzati come quelli degli adulti, hanno un modo tutto loro di guardare le cose, privi di pregiudizi e sempre curiosi… non sarebbe bello poter riavere quella purezza che caratterizza ogni loro esperienza?

Con questo articolo vorrei farvi vivere una di queste visite e farvi tornare la voglia di guardare l’arte con quello sguardo colmo di meraviglia.

Per rendere questo possibile, vi svelerò una formula magica che solo i bambini che vengono al MAMbo conoscono, fatene buon uso! (loro hanno anche un amuleto speciale ma non potete pretendere troppo)

…ripetete insieme a me: “giuro solennemente di guardare tutte le cose con incanto!”

Entrare dentro le opere

“C’era una volta, tanto tempo fa… UN FORNO! Un forno che, dopo tanti anni in cui non era più utilizzato, venne notato da un signore che pensò fosse un posto magico e che doveva tornare in vita. Fece una magia, il forno venne trasformato in un luogo ancora più speciale: UN MUSEO! 

Ma c’era un problema… era ancora vuoto. E cosa avrebbero potuto mettere in questo museo secondo voi?”

Del pane magico!”

Una delle prime cose che ho imparato è che i bambini cercano sempre un collegamento tra l’opera e qualcosa che conoscono o ad una loro esperienza personale. E’ qualcosa che facciamo anche noi adulti, soprattutto nelle opere non figurative, cerchiamo delle forme reali che possano darci una sorta di stabilità e conforto di fronte alla confusione che, spesso, si prova nei confronti dell’arte contemporanea.

Eppure i bambini sanno sempre stupirci, ogni volta troveranno qualcosa di nuovo, insolito, e soprattutto personale, da associare a quell’opera. 

“Ci troviamo davanti ad un’opera di un artista che si chiama Gianni…” “Gianni Morandi?” “No, Gianni Colombo” “Anche mio nonno si chiama Gianni!” “Ma è morto?” “Sì è morto. Circa trent’anni fa.” “Bene bambini, cosa vi ricorda quest’opera?” “Delle costole…” “Sì! Di una balena però”…“Un arcobaleno giallo”…”Un ponte tutto stortino, va su e poi giù”… “A me sembrano i portici di Bologna!” 

Gianni Colombo (1937-1993) Architettura Cacogoniometrica
Gianni Colombo (1937-1993) Architettura Cacogoniometrica

Gianni Colombo e la sua opera “Architettura Cacogoniometrica” sono sempre protagonisti delle visite nella collezione permanente del museo. Questo perché è proprio l’esempio perfetto di artista che va sopra le righe, che va contro tutto ciò che è ritenuto normale. E’ un artista che come tanti altri si è stufato delle regole e ha creato degli spazi dove queste regole si possono trasgredire, nel senso letterale della parola ovvero “andare oltre i limiti”.

“Quali sono le regole del museo?” “Non si possono toccare le opere!” “Verissimo… o forse no…”

“Quest’opera è speciale, perché va contro le regole che di solito vanno rispettate nei musei… pensate, ci possiamo camminare dentro!”

Ma no, poi si rompe!”

Guardare il mondo a testa in giù

 “Gli artisti e le artiste, sono anche un po’ dei maghi e delle maghe, riescono a vedere le cose da un altro punto di vista, possono trovare i colori dove tutti vedono il buio, sanno creare l’armonia quando tutti pensano al disordine. Insomma, hanno una cosa che le persone normali non hanno, per certi versi, sono simili ai bambini. Dentro la loro testa hanno tanta fantasia e una buona dose di creatività!”

Spesso sottovalutiamo i piccoli, o diamo per scontate troppe cose. Loro non sono affatto stupidi anzi capiscono benissimo, in un modo tutto loro, riescono a cogliere ogni aspetto che li circonda in modo caleidoscopico, cambiando – e facendoci cambiare – sempre prospettiva.

“Bambini facciamo un esperimento: guardiamo il mondo a testa in giù! Cosa vedete di diverso?”

“E’ tutto uguale!”

Sono esigenti e puntigliosi. Se una cosa è arancione non potrai dire che è rossa! Bisogna prepararsi a ricevere domande che non ti immagini neanche lontanamente, ogni volta ti chiederai “come ho fatto a non pensarci?”. 

 “Quest’opera è stata realizzata da un signore di nome Alberto Burri. Cosa vedete?” “Sono due dita!” “Sì è vero, ma l’artista non voleva rappresentare nulla di reale.”

“Ma sono reali due dita!”

Magari non avranno le parole “giuste” per esprimere il loro pensiero, ma si faranno capire in ogni modo; penso che tutti possiamo concordare sul fatto che “è lungo e rotolino” sia una descrizione perfetta per un tubo.

Mettere le mani nell’arte

Pinot Gallizio è stato un artista…ma non solo! Non voleva essere solo una cosa, è stato: un farmacista, un chimico, un conoscitore di vini e…un partigiano! Avendo vissuto un periodo dove la libertà era spesso negata, non voleva porsi alcun limite, sia nella vita che nell’arte.”

Il laboratorio è un luogo magico, un po’ come le opere di Colombo, uno spazio indipendente in cui esprimere la propria libertà, dove si può colorare fuori dai bordi, dipingere con le dita e usare gli strumenti più inusuali. 

Il momento del “fare” è essenziale, perché dopo la visita, le opere e le tante parole sentite, dare forma concreta all’esperienza permette al bambino non solo di comprendere meglio il tutto, ma anche di interpretare a modo suo ciò che ha vissuto, così da renderlo un momento personale e formativo.

Qui le educatrici e gli educatori museali ideano delle attività ad hoc inerenti alla visita nel museo, tutti gli elaborati pratici si collegano coerentemente alle opere selezionate per il percorso. Quindi, i piccoli riusciranno a capire meglio il lavoro, ad esempio, di Pinot Gallizio, disegnando e dipingendo tutti insieme, intorno ad un lunghissimo foglio di carta, con strumenti fuori dal comune.

Osservare come i bambini, grazie ai lavori pratici, riescano ad esprimere il loro mondo complesso e sfaccettato, è davvero affascinante. Un loro elaborato riuscirà a sorprenderti tanto quanto un’opera in collezione.

Spero di avervi trasmesso l’incanto e la meraviglia dello sguardo dei bambini, e che questo vi faccia venire voglia di guardare l’arte da una nuova prospettiva, magari, un po’ più magica!

N.B. Tutte le citazioni, – e gli interventi dei bambini – che ho riportato nell’articolo, sono parte dei percorsi ideati dagli educatori museali del MAMbo, per maggiori informazioni sul dipartimento educativo e sui loro progetti potete visitare il loro sito.

-Sveva

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