Buongiornissimo poetico #3

Buongiornissimo, poesia?☕️


©️ Silvia Bedin, Stagioni, autoscatto.

Oggi, nel nostro piccolo, seguiamo la filosofia de “la vie en rose”.
Su un piano più astratto, come vi ho accennato venerdì scorso, mi sono riproposta di cercare – per quanto possibile – di vedere ciò che di bello c’è nella vita (per esempio, tutti i giorni elenco almeno tre cose positive della mia giornata). Su un piano più concreto, invece, oggi Afroditelo si tinge di rosa per omaggiare Vena Cava (spoiler: di cui vi parlo alla fine dell’articolo).

Innanzitutto, però, la poesia di oggi:

Essere vivente

Sarei stato più fiero di te, se.
Hai borbottato noncurante qualcosa
che ora non ho più voglia di ricordare.

Ma io, attenta a come parlo a me stessa,
Mi dedico da anni a trovare in me la forza
Di essere, semplicemente essere
Vivente.


Avete notato che questa volta non vi ho introdotto l’autore della poesia?
L’ho fatto per creare suspense (ha funzionato?!). Appago subito la vostra curiosità: Essere Vivente è una poesia di Aurora Petris, la fondatrice (insieme a Silvia Bedin) di Vena Cava.

Questa poesia, figlia da un percorso personale dell’autore sul “sentirsi vivi” e sull’ascolto e l’amore per sé stessi, affronta nelle sue due strofe numerosi temi che sono, spesso, comune denominatore nella vita di tutti noi: rabbia, delusione, vita, scelte, confronti generazionali.

Essere Vivente è nata in un momento di rabbia, in cui per l’ennesima volta c’è stato qualcuno che ha voluto ribadire il fatto che non stessi seguendo le orme della carriera dei miei familiari.”

Mi ha raccontato Aurora, quando le ho chiesto di parlarmi della sua poesia. Il suo racconto, più simile ad uno sfogo, continua così:

Dicendo ‘sarei stato più fiero di te, se’ la persona non solo giudica superficialmente e con non curanza, ma svaluta quello che per qualcun altro è così importante da farlo diventare parte della propria vita.”

Quante volte mettiamo in forse le nostre scelte e i nostri piani perché ci sentiamo giudicati dagli altri? E quante volte questi “giudici” sono persone che appartengono a generazioni precedenti alla nostra?

Per combattere contro la forza opprimente di questo giudizio e impedire che ci schiacci, l’unica cosa che possiamo fare veramente è volerci bene ed ascoltarci. Ciò non vuol dire lasciare che sia solamente il cuore a guidarci nelle nostre scelte; vuole però essere un invito a leggersi dentro e cercare di compiere scelte che ci portino a sentirci il più vivi possibile, senza lasciare che l’esperienza di chi si permette di sentenziare diventi più forte dei nostri desideri e del nostro lavoro su noi stessi.

“Mi parlo e mi ascolto col fine ultimo di essere semplicemente vivente.” Aggiunge Aurora, e precisa: “Un essere vivente fisicamente, ma soprattutto spiritualmente. È un po’ quello che è stato smosso da questi forzati lockdown che ci hanno messo davanti a paure, fragilità senza troppe distinzioni tra le varie generazioni”.

Quest’osservazione mi porta all’ultima riflessione di oggi, ovvero: quanto abbiamo ricavato, umanamente, dal lockdown?

Tra un pianto isterico, le maratone su Netflix e i kg accumulati, tutti noi abbiamo scoperto qualcosa su di noi da questa – inaspettatissima – esperienza. C’è chi è stato forzato alla solitudine e chi alla forzata convivenza; alcuni l’hanno affrontato con grande pacatezza, altri si sono sentiti claustrofobici; ci sono relazioni che ne sono uscite più forti e altre che sono arrivate al capolinea; c’è chi ha avuto meno paura e chi ha manifestato una vera e propria paranoia.


Nonostante tutte le differenze sono certa di due cose:
1) Tutti, prima o dopo, ci siamo sentiti fragili e incerti e ci siamo posti delle domande sul nostro futuro.
2) Tutti abbiamo lavorato su noi stessi – magari inconsciamente – e ci siamo ritrovati con aspirazioni nuove e con il desiderio di poterle realizzare il prima possibile, con il fine ultimo di tornare finalmente a sentirci vivi.

Guardatevi dentro, amatevi. Sentitevi vivi.

L’arte ci scorre dentro

payoff di vena cava

Cos’è Vena Cava?

Si tratta di nuovo un’ e-magazine tutto al femminile, la cui missione nasce da “bisogno connaturato di portare bellezza, di condividere con altre sorelle, di danzare la danza della creazione […]”. Il loro payoff – L’arte ci scorre dentro – racchiude il forte legame che le lega all’arte e il forte accento che mettono sulla natura del corpo femminile.

Per ogni altra informazione, vi lascio tutti i loro contatti.

Volete saperne di più?
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Immagini courtesy Vena Cava

A venerdì prossimo!
-M.

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