Buongiornissimo poetico #10: per non dimenticare

Buongiornissimo, poesia? ☕️


Wislawa Szymborska (1923-2012), Premio Nobel alla Letteratura nel 1996.

Due giorni fa, come ogni anno, tutti i media si sono uniti nel ricordo delle vittime delle atrocità del Nazismo. Quest’anno mi è stato chiesto di provare a scrivere qualcosa che esprimesse il mio stato d’animo verso l’olocausto.

La verità è che ogni 27 gennaio mi ripropongo di trovare le parole per esprimere quello che sento ripensando a quello che è stato uno degli atti più disumani mai commessi. Non le trovo. Probabilmente perché, per quanto banale possa essere come risposta: non ci sono parole. L’olocausto mi riempie di grande rabbia, profonda tristezza, amara vergogna. Eppure, anche se messi neri su bianco, questi sentimenti mi sembrano parole vuote, incapaci di esprimere appieno l’orrore che provo. Incapace di esprimermi, lascio che sia l’arte a gridare per me.

A due giorni dalla Giornata della Memoria 2021, vi lascio i versi di Ancòra (Uno Spasso, 1967) della poetessa polacca Premio Nobel Wislawa Szymborska. Sette strofe che ci catapultano sulle rotaie di un viaggio nella disumanità più totale. Un viaggio nella storia ma anche nella memoria, perché non possiamo permetterci di dimenticare mai.

Ancóra

Sono piombati i vagoni
che qui trasportano i nomi,
e dove poi questi andranno
e se mai scenderanno,
non chiedete, chissà, non lo so.

Il nome Natan picchia l’impiantito,
il nome Isacco canta impazzito,
il nome Sara implora acqua per il nome
Aronne, che intanto di sete muore.


Non saltar giù, nome di Davide.
Tu sei un nome che porta a sventura,
che a nessuno è dato, spaesato,
averlo qui è una gran sciagura.


Tuo figlio abbia un nome slavo,
ché qui ogni capello viene contato,
ché qui bene e male sono distinti
in base al nome e ai lineamenti.


Non saltar giù. Il figlio sarà Casimiro.
Non saltar giù. Non è ancora l’ora.
Come una risata echeggia la notte
e scimmiotta la ruota che batte.


Una nuvola d’uomini passava,
due gocce, una lacrima restava,
due gocce, una lacrima, arsura.
I binari vanno nella selva oscura.


Tu-tum, fa la ruota. Non c’è uscita.
Tu-tum. Corre il treno delle grida.
Tu-tum. Destata nella notte sento
tu-tum, i colpi sordi del silenzio.


Credo non ci sia bisogno di commentare niente.
L’unica reazione che mi sembra immediata e possibile dopo questa lettura è il desiderio di lasciarsi avvolgere dal silenzio, proprio perché le cose da dire sarebbero troppe.
Potrei chiudere così, lasciandoci con il silenzio.
Ma mi sento in dovere di dire una cosa importante.

Mercoledì mattina mentre bazzicavo su instagram mi è comparso un post di Spaghettipolitics che diceva le seguenti parole:

“Il 15, 6% degli Italiani crede che la Shoah non sia mai avvenuta.

Il 16.1% crede che le storie dell’Olocausto siano ‘esagerate’.

(fonte: EURISPES, rapporto Italia 2020)

Inutile che io apra una parentesi sulla vergogna che ho provato nei confronti di questo Paese. Uscirei fuori tema e sarei ben poco delicata. Ciò che volevo dire, invece, è che questi dati ci devono far venire ancora più voglia di contrastare l’ignoranza. L’ignoranza è un’ infezione gravissima e tremendamente caparbia. Una volta che affonda le sue radici e attecchisce bene, è molto difficile estirparla. L’unico antibiotico efficace, ad oggi, sembra essere la cultura. Quindi mi appello a voi e vi prego di fare tutto il possibile affinché questa cura pervada ogni cosa e contrasti ogni singola cellula malata. Diffondiamola a pioggia, spammiamo il sapere ovunque. È l’unica via di uscita, e richiede uno sforzo collettivo.

Sempre a questo proposito, voglio lasciarvi con delle parole che mi hanno fatta ragionare moltissimo, e che spero possano fornire qualche spunto di riflessione anche per voi.

Qualche giorno fa, quando ho scelto di pubblicare la poesia della Szymborska, Ho scritto ad una mia amica laureanda in storia per appellarmi alla sua mentalità di storica, chiedendole:
“Che cosa mi consiglieresti assolutamente di scrivere sull’Olocausto? Cos’è necessario ribadire?”

Questa è stata la sua risposta:

“Come storica, posso dirti di non dimenticare di menzionare tutte le altre persone che, oltre agli ebrei, sono stati vittime di questi orrori. Oggi, principalmente molte persone collegano questo evento agli ebrei, ma in realtà fu uno sterminio di massa che riguardò tutti quelli che erano “altro”. Tutti quelli che avevano il diritto di vivere, ma siccome presentavano una caratteristica che li rendeva diversi e unici sono stati considerati immeritevoli. E, oltre a loro, è importante ricordare anche tutti quelli che furono internati e puniti perché hanno avuto il coraggio di opporsi.”

È una realtà agghiacciante, è difficile farci i conti. Teniamola sempre nel cuore, facciamo in modo che ci torni in mente ogni volta che abbiamo a che fare con qualcosa che consideriamo “diverso”. Diverso è anche unico, e la vita è di tutti. Magari, facciamo in modo che sia di tutti, meno che dell’ignoranza.

A venerdì prossimo!
M.

Altre belle poesie del buongiornissimo poetico👇🏻

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