MUSICOTERAPIA: quanto ci mancano le relazioni umane?

È proprio questo il titolo del webinar organizzato da New Generation in collaborazione con Afroditelo per la serata del 4 febbraio 2021. Durante la serata abbiamo parlato con i musicoterapeuti Ivo Brigadoi e Biju Vadagnini e con lo psicologo della Cooperativa Sociale Le Rais, Federico Comini, che ci hanno aperto le porte a questo mondo. 

Ma voi, avete mai sentito parlare di musicoterapia? Certo, il nome fa da sé: si tratta di una terapia che ha a che fare con la musica. Ma di cosa stiamo parlando esattamente? 

Tutti noi ci affidiamo alla musica nei momenti felici e tristi della nostra vita e sappiamo bene che anche durante lo scorso lockdown, nella primavera del 2020, la musica è stata protagonista: chi non ricorda le canzoni a tutto volume sui balconi o i dj set sulle terrazze delle nostre case? La musica è stata un’ottima compagna, un’amica pronta a supportarci, che forse inconsciamente ci ha aiutato a sentirci vicini agli altri sotto l’hashtag #andràtuttobene

La musica e la terapia sono due ampi concetti che sembrano molto distanti tra loro, ma che in realtà sono legati da un filo, che è quello della musicoterapia. Pur essendo una terapia a tutti gli effetti, che prevede che il terapeuta abbia prima di tutto cura di se stesso per poi potersi prendere cura degli altri, si tratta di un metodo alla portata di tutti che consiste nell’utilizzare la musica per creare relazioni: basti pensare che esistono addirittura corsi prenatali, nonché corsi per adolescenti, adulti e anziani.

Diventare musicoterapeuti richiede un percorso preciso: con una base di partenza di educatore o musicista, grazie ad un corso formativo specifico ci si specializza in questo settore acquisendo conoscenze pedagogiche musicali. Grazie alle loro competenze, i musicoterapeuti vanno quindi a toccare le persone nel profondo tramite uno strumento potentissimo, che è quello della musica. Si tratta quindi di un un percorso interiore del paziente e dello stesso musicoterapeuta, un percorso mano nella mano che insegna ad ascoltarsi e ad ascoltare. L’ascolto è una qualità importante delle persone e sappiamo benissimo che non tutti sono in grado di farlo: ci sono le persone che parlano e le persone che ascoltano. Le persone comunicano e creano relazione con le parole, certo, ma saper ascoltare significa comprendere altri elementi non verbali come la postura, il tono e il ritmo della voce nonché il silenzio che sono aspetti fondamentali del nostro stare al mondo nonché aspetti protagonisti della musica. La musica è uno strumento potente dal punto di vista cerebrale e psicologico. Sembra incredibile pensare che i bambini piccoli, ancora prima di iniziare a parlare, riescano a capire il senso della comunicazione dei loro caregiver (ovvero chi si prende cura di loro) solo grazie al tono della loro voce. 


Ma, vi chiederete, in che modo si può utilizzare la musica concretamente per aiutare gli altri? Uno strumento molto utilizzato è quello delle filastrocche musicali, mentre altri metodi noti sono il dialogo sonoro e il songwriting, tutte tecniche che grazie all’interesse musicale diventano un gioco. A questo proposito, avete mai pensato alla parole giocare e suonare? Mentre in italiano abbiamo queste due parole distinte, in tedesco si dice spielen, in inglese to play, in francese jouer, ovvero un unico termine per esprimere i due concetti: possiamo quindi dedurre che ci sia un legame tra il gioco e la musica? Sicuramente sì. Durante la terapia, la musica viene improvvisata, a volte utilizzando lo stesso suono per ore, e solo raramente viene riprodotta, se non in quei casi in cui si va a stimolare il movimento negli anziani: qui il movimento attivato in particolare utilizzando strumenti musicali diventa parte stessa della musica poiché quando ci si muove si sente la propria musica.

Legato a questo, gli ospiti della serata hanno raccontato vari aneddoti ed episodi della loro esperienza come musicoterapeuti. La musica smuove qualcosa dentro di noi e loro hanno potuto osservare questa magia nei protagonisti delle loro storie: il bambino che grazie alla musica è riuscito a pronunciare la sua prima parola, l’anziana malata di Alzheimer che, pur avendo grandi vuoti di memoria, non avrebbe mai dimenticato il motivetto inventato col terapeuta, e i bambini che ogni giorno scoprono che la musica è come un sasso che cade nell’acqua e crea delle onde infinite. Molte storie ci hanno fatto sorridere, altre ci hanno commosso. È pazzesco quante piccole grandi emozioni ci regala la musica! 

Come abbiamo detto, ci sono delle tecniche specifiche per lavorare e fare terapia con la musica, ma esiste anche un genere musicale preferenziale per fare musicoterapia? Non proprio: si sceglie la musica in base alle persone che si incontrano ed è quindi molto soggettivo ed un lavoro molto delicato. La musicoterapia è una terapia a tutti gli effetti, che va chiaramente affiancato ad un lavoro più specifico nel caso in cui la musica non si riveli il canale preferenziale con cui lavorare. Eppure la musica ci può accompagnare ed aiutare anche se non ci piace e non suoniamo strumenti. Anzi, non dimentichiamoci che c’è uno strumento che abbiamo tutti quanti e che non dobbiamo sottovalutare: la nostra voce. 

La musica ha molto potere: comunica e crea relazione arrivando a toccare in profondità le persone. Il suono e la vibrazione passano attraverso oggetti come l’aria e l’acqua e quindi anche attraverso di noi. Quindi, volenti o dolenti, ascoltiamo sempre musica e in qualche modo noi siamo musica poiché ne veniamo attraversati fisicamente. La musica suona dentro, producendo degli effetti incredibili a livello fisico ed emotivo, e ammettiamolo, chi di noi, durante l’adolescenza, non si è chiuso in camera con la musica a tutto volume cercando di evitare tutto e tutti? 

La musica è la colonna sonora della nostra vita, che ci accompagna per tutto il nostro viaggio. È un modo di esprimersi, di ascoltare e farsi ascoltare. Durante l’ultimo anno le relazioni umane ci sono mancate (eccome se ci sono mancate) e siamo stati tutti testimoni di come le persone abbiano scelto di usare la musica come valvola di sfogo, come una spalla su cui piangere e un’amica con cui ridere. Ricordiamoci sempre della musica, che ci sarà sempre per prendersi cura di noi a livello fisico ed emotivo. 

E voi cosa ne pensate? Quali sono i vostri pensieri riguardo alla musicoterapia? Qual è la colonna sonora della vostra vita? Scriveteci sui nostri canali social o mandateci una mail per raccontarcelo! 

E se volete recuperare il webinar, eccolo qui!

Alla prossima!
– Isabella Corradini

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