Happydemia: il Covid secondo Giacomo Papi

Stessa storia, stesso posto stesso b- ah no.
No, niente bar. Niente spritz tra amici, niente caffè tra colleghi, niente lettura fugace del quotidiano al bancone. Neanche un misero caffè dal retrogusto di fogna preso in fretta e furia alle macchinette dell’università.
Niente di niente.
È passato un anno e siamo ancora qui, con lo stesso pigiama, sullo stesso divano, a maratonare l’ennesima serie tv.
Un anno – e più – di pandemia. E mentre viviamo con l’imperterrita percezione che non sia cambiato nulla, fuori dalle nostre “tane” (dico tane perché mi sembra quasi di stare in letargo)sta cambiando tutto. Come può essere cambiato tutto, quando ci sembra di fare la stessa vita da un anno?

Non voglio però perdermi in domande Marzulliane. Voglio invece parlarvi di un libro che mi ha portata a fare delle importanti riflessioni su questa nostra “Età della Sopravvivenza”: Happydemia di Giacomo Papi uno scrittore/ giornalista che alcuni di voi magari conosceranno per il suo blog su Il Post.


« I baci furono vietati all’inizio della seconda epidemia,

insieme alle carezze, alle strette di mano e alle dita nel naso.»

Inizia con queste parole il breve romanzo di Papi, una vicenda strampalata e iperbolica, tendente alla farsa, che ci lascia in bocca l’amara realizzazione che non siamo poi così lontani dai fatti narrati. Se avessimo letto questo libro appena un anno e mezzo fa, avremmo pensato ad una brillante e strampalata idea distopica, lontana anni luce dalla nostra quotidianità.

Ora che la satira fresca e coinvolgente proposta da Giacomo Papi permea in qualche misura ogni nostra singola giornata, la distopia è diventata il nostro pane quotidiano. E Papi questo lo sa talmente bene, che fa di questo fatto il fil rouge del suo romanzo, cavalcando l’onda di un’epoca in cui ogni informazione e ogni racconto sulla pandemia sono diventate una vera e propria ossessione.

L’intera vicenda gira intorno alle conseguenze dell’epidemia – ancora in corso – in un futuro non troppo lontano, focalizzandosi principalmente su Michele, un ragazzo alla soglia dei vent’anni che, stufo della sua vita attaccata ad un desktop lascia l’università per un lavoro da rider presso Happydemia, la più grande multinazionale di psicofarmaci.

Leggere il breve ed eccentrico romanzo di Papi mi ha fatto uno strano effetto, perché la tagliente e grottesca ironia della sua resa dei fatti mi ha messa di fronte ad una serie di domande a cui, purtroppo, ancora non possiamo dare una risposta.

Vi lascio qui sotto un breve passaggio che ho trovato particolarmente significativo:

[…] Non è la prima epidemia della storia. A me lo schema pare sempre lo stesso. In che cosa questa dovrebbe essere diversa dalle altre del passato?

La differenza è che, almeno in questa parte del mondo, la mancanza di fame ci aveva fatto dimenticare l’esistenza della natura. Davamo tutto per scontato. Sembrava che la frutta ci piovesse sulla tavola, la carne non aveva più relazioni con gli animali che era stata, le uova spuntavano innate e immacolate dopo aver cancellato ogni traccia del buco di culo delle galline; sembrava che le strade, gli ascensori, i pianerottoli si pulissero da sé, che la spazzatura sparisse nel nulla all’alba inghiottita da giganti sconosciuti o trafugata da gnomi; i vestiti sembravano esistere in natura come se crescessero nelle vetrine dei negozi. La nostra unica fatica era procurarci i soldi per scegliere. Sembrava che ogni bisogno si sarebbe spento per sempre prima di diventare desiderio. Quando le epidemie sono arrivate, invece, abbiamo dovuto imparare che c’erano persone che vivevano e altre invisibili che le facevano vivere.

Giacomo papi, happydemia

Piacevole e divertente, una lettura agrodolce che ci porta a riflettere su dinamiche della pandemia a cui, probabilmente, non abbiamo mai fatto caso veramente. È passato un anno dall’inizio della pandemia, eppure abbiamo ancora tantissimo da imparare.
Afroditelo lo consiglia.

Classificazione: 3 su 5.

Avete già letto questo libro? Ci sono altri libri vicini alla tematica della pandemia che vorreste consigliare?
Fatecelo sapere con un messaggio qui sotto, sui nostri social o con una mail.

Ps. Buon Dantedì!
M.

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