Prendi un attore in ascesa che ha già conquistato l’intera Scandinavia. Prendi uno dei registi più eclettici e pazzi al mondo, mente geniale dietro alcuni dei più bei video musicali mai realizzati. Infine, prendi la storia della prima “celebrità gangster” svedese, che per qualche strano motivo ha a che fare con l’espressione “sindrome di Stoccolma”. Il risultato? Una serie di sei, deliziosi episodi che fanno venire voglia di imparare lo svedese.
Sto parlando di Clark, prodotta da Netflix (eh già, finalmente parlo di una serie Netflix. Sembra strano, vero?) e diretta da Jonas Åkerlund che, fra gli altri, ha collaborato con artisti del calibro di Lady Gaga. La serie, uscita quest’anno, narra delle gesta di Clark Olofsson, uno dei più famosi criminali svedesi, lungo un arco temporale che racchiude due decenni.
Il protagonista, a cui presta il volto un talentuosissimo Bill Skarsgård, viene mostrato nella sua evoluzione (o forse, è meglio dire involuzione?), passando da semplice ladruncolo di quartiere fino ad essere rinchiuso nei carceri di massima sicurezza di svariati Paesi del mondo. Ladro, spacciatore, sciupafemmine: sembra non esserci nulla che Clark non sia disposto a conquistare, che siano denaro, donne, o persino il presidente svedese!
Ciò che colpisce della serie è la capacità di saper stendere la narrazione lungo soli sei episodi che, a discapito della quantità, permettono allo spettatore di assaporare la sua vita senza perdersi in dettagli poco importanti. A volte è lo stesso Clark, che fa anche da narratore, a tornare indietro nel tempo, dando al pubblico la possibilità di capire meglio cosa – o chi – lo abbiano spinto lungo la strada del crimine. Tali flashback fanno, però, da sostegno ad una trama che scorre abilmente in maniera fluida.
Un altro aspetto interessante è la scelta di mescolare linguaggi diversi, come il cartoon e la recitazione in carne ed ossa, tradendo la creatività esplosiva del regista. Lo stile, irriverente e con una sfumatura di ironia, aggiunge un tocco di sapore in più ad un prodotto già buono di suo. Ma la ciliegina sulla torta è proprio Skarsgård, che con la sua mimica rende il personaggio addirittura simpatico.
Ciò non significa, però, che il colpevole venga mostrato come una vittima. Al contrario, Clark mostra pregi (che non sono tantissimi) e difetti di un uomo che una ne pensa, e cento ne fa (tutte illegali, ovviamente).
Nonostante alcuni momenti sottotono che mi hanno portato a preferire la prima metà degli episodi, ciò non toglie che al di fuori dei confini americani Netflix riesca ancora a produrre dei veri gioiellini. Nulla a che vedere, dunque, con le banali produzioni made in USA ormai sgonfie di qualsiasi creatività. Consiglio di centellinarsela e non cadere nella trappola del binge-watching: così, sarà ancora più divertente guardarla!
Fatemi sapere nei commenti se l’avete già vista, e se vi è piaciuta.
A presto!
– Mariangela
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