Buongiornissimo poetico: Haiku, Kobayashi Issa

Buongiornissimo, haiku? ☕️

No, non ho appena starnutito sulla tastiera del computer(anche se, in effetti, con la quantità immensa di polline e polveri che rotola per le strade in questo periodo ci sarebbe ben poco da stupirsi). Per chi non ne ha mai sentito parlare, entro brevemente in modalità Alberto Angela:

Lo haiku – 俳句, in giapponese – è un breve componimento letterario (generalmente in tre versi), nato in Giappone nel XVI Secolo. A quanto pare, inizialmente veniva definito hokku (“strofa d’esordio”) ma, alla fine del 1800, grazie allo scrittore Masaoka Shiki cambiò nome in haiku, forma contratta dell’espressione haikai no ku, che significa, letteralmente “verso di un poema a carattere scherzoso”. Tra i principali esponenti di questo genere – oltre allo stesso Shiki – si annoverano Matsuo Bashō, Yosa Buson e…il pittore e poeta Kobayashi Issa (1763-1828), il protagonista del nostro Buongiornissimo di oggi.

Mondo di sofferenza:
eppure
i ciliegi sono in fiore.

Kobayashi Issa

Amo gli haiku perché, con grande leggerezza e invidiabile eleganza, arrivano al cuore di una data tematica senza mai soccombere al rischio della banalità e alle minacce del tempo. Prendiamo l’haiku che ho scelto per voi oggi: non è straordinario che questi tre versi risultino attuali dopo quasi duecento anni e, allo stesso tempo, riescano in sole nove parole a raccontarci l’intera condizione che stiamo vivendo oggi?

Oggi, 8 aprile 2022, il mondo è un tetro teatro di sofferenza. Proprio questa mattina, scorrendo i titoli di giornale, i miei occhi si sono posati sul viso angelico di Sasha, un bimbo ucraino di quattro anni massacrato da un’arma da fuoco nemica mentre tentava di scappare dalla guerra. Quanta sofferenza, neanche si può esprimere.

Allo stesso tempo oggi, 8 aprile 2022, a circa 10.000 km da qui un’intera nazione è immersa in una festa che celebra la bellezza più pura: quella dell’ hanami (in giapponese: “ammirare i fiori”), una tradizione millenaria che riguarda la fioritura dei sakura, o, in italiano: la fioritura dei ciliegi. Uno spettacolo mozzafiato, direbbe Dante un trasumanar.

Da sempre, la storia ci mette davanti ad ossimori irrisolvibili: al bello si contrappone il brutto, alla vita la morte, alla felicità la tristezza, all’alba il tramonto, eccetera eccetera. Ma di tutti gli ossimori, è evidente, ce n’è uno che sarebbe assolutamente sacrificabile e potrebbe benissimo rimanere una realtà senza opposizioni:

La pace.

A venerdì prossimo!
Martina

Hey tu! Sì, proprio tu! Ti va di leggere qualche altra mini riflessione poetica? Dai un’occhiata agli altri Buongiornissimo Poetico qui sotto! 🌸👇🏻

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