Ciao Letizia.

Che tristezza leggere la settimana scorsa della morte della grande fotografa, e soprattutto grande donna, Letizia Battaglia. È stata per me un bellissimo esempio, sebbene non le abbia mai parlato a tu per tu, purtroppo. Così mi è venuto istintivo scrivere quest’articolo su di lei, per ricordarla a mio modo.

Ho conosciuto Letizia, attraverso le sue fotografie, ad una mostra a Venezia alla Casa dei Tre Oci nel 2019. Mi ha presa alla sprovvista, mi ha emozionata in modo viscerale e non ho potuto non innamorarmi di lei, della sua fotografia, di Palermo. Una città che poi, per altri motivi, mi è entrata davvero profondamente nel cuore.

Poco dopo la sua morte, ho fatto una rapida scorsa su Google e ho trovato un sacco di titoli di pagine che riportavano tutti l’appellativo “la fotografa che ha documentato la mafia”…. Lei non lo avrebbe mai voluto: “Mafia, mafia, mafia….basta parlare di mafia. Non ne posso più. Parliamo di riscatto, di bellezza, di futuro” diceva.

Quindi io non vi parlerò di quello che ha fatto come fotoreporter per il giornale “L’Ora” di Palermo, non perché non sia importante, lo è stato eccome e non dovremmo mai dimenticare quelle storie e tragedie, ma perché quello lo potete leggere in qualsiasi articolo che parli della sua fotografia. Letizia odiava essere chiamata la fotografa della mafia, così la voglio ricordare come la fotografa della poesia nascosta, della bellezza di essere donna, della vita oltre le ferite.

Con i suoi capelli rosa fluo, una grinta e un bel carattere, Letizia, come dice il suo cognome, ha combattuto molto battaglie nella sua vita, in primis per la sua città, Palermo e i suoi abitanti, ma anche come donna, moglie e madre. Oltre che grandissima fotografa e fotoreporter si è spesa in campo politico e come consigliera comunale, si è presa davvero cura della sua Palermo, abitando nei suoi abissi più profondi ma senza lasciarsi affondare. Letizia era capace di vedere la bellezza nascosta, aveva uno sguardo intelligente, nel senso che sapeva andare al cuore delle cose, di un luogo, di un gruppo di persone.

Ho scelto alcune sue foto scaturite dalla sua grinta e gioia di vivere, di amare, nonostante tutte le difficoltà e sfide che la vita le ha posto di fronte. In queste fotografie è presente il suo sguardo che sapeva andare oltre la crudezza e brutalità della realtà per cercare la poesia nascosta, la bellezza che affiora, nonostante tutte le ferite.

Ciao Letizia.

“Ho lottato tutta la vita per riappropriarmi di me e ci sono arrivata quando ho iniziato a fotografare

Domenica di Pasqua, Festeggiamenti per incitare l’uscita della statua di San Michele patrono di Caltabellotta, 1984 © Letizia Battaglia da treoci.org
Lunedì di Pasquetta a Piano Battaglia, 1974. © Letizia Battaglia da https://letiziabattagliamostra.it/

“A un certo punto sono andata a Milano, città cui devo tantissimo, perché lì ho cominciato a fotografare, trovare spazio per pubblicazioni. È grazie a Milano che poi il giornale “L’Ora “ mi ha richiamata. Quando sono tornata a Palermo avevo quarant’anni. E il vero reportage l’ho fatto lì, nella mia città. Io non so se sarei capace di fotografare una guerra, perché per me è indispensabile l’amore. Certo, avrei un amore umano per il dolore che vedrei. MA ho adorato Palermo, sono un po’ schiava di questa città, anche se non so qual è il motivo che mi seduce e mi imprigiona. Pensavo che me ne sarei andata da qualche parte. Avrei potuto farlo, lavorare a New York, ovunque. Però Palermo mi ha sempre riacciuffato

La bambina con il pallone, Quartiere La Cala, 1980, Palermo © Letizia Battaglia da treoci.org

“Per cui la mia macchina fotografica era come un altro cuore, un’altra testa, non era un mezzo per vendere fotografie, per diventare famosa, era il mio cuore che parlava. Parlava con la macchina fotografica. È stato commovente, molto commovente. Ci penso ancora. Perché il mio trascorrere trentotto anni dolorosissimi, il mio essere intaccata insieme ad altri nella nostra fiducia, nella nostra dignità, e questi esseri che ci macchiavano, ci sporcavano e corrompevano – è stato molto forte. È molto forte. Esiste. Oggi non si può dire che sussistano residui di mafia. C’è invece una mafia grande, forte, che è diventata più potente ancora, che è dentro le istituzioni, in tutte le istituzioni”.

1980 Piersanti Mattarella viene estratto dall’auto morente dal fratello futuro presidente della Repubblica © Letizia Battaglia da https://www.nikonschool.it/
Rosaria Schifani, Palermo, 1992 . Courtesy l’artista da Artribune.com

Amavo Palermo, amo la mia terra, sentivo il dover vivere come persona in tutti i modi opponendomi all’orrore; per cui avevo una macchina fotografica in mano, avevo me stessa e ho messo tutta me stessa in queste foto”.

Figlia di Mimmo Ortolano Casa professa, 1991 © Letizia Battaglia da https://www.nikonschool.it/

Letizia Battaglia è nata a Palermo nel 1935, è madre di tre figlie. È stata una delle prime donne fotoreporter: dal 1974 al 1991 ha diretto il team fotografico del giornale comunista “L’Ora” di Palermo. Nel 1985 a New York ha ricevuto il W. Eugene Smith Grant per la fotografia sociale. È cofondatrice del Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato”. È tra le mille donne segnalate per il Nobel per la pace dal Peace Women Across the Globe. Nel 2017 fonda il Centro internazionale di fotografia ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo dove fino ad ora ha curato mostre e incontri.

Se le sue foto vi hanno parlato e se volete scoprirne di più su Letizia Battaglia vi consiglio il catalogo realizzato in occasione della mostra ai Tre Oci: Photography as a Life Choice, 2019 (da cui sono state tratte le citazioni). E c’è anche un bel docu-film sulla sua vita Letizia Battaglia: Shooting the mafia (ve lo consiglio, a me è piaciuto molto)!

Chiara

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