Dopo il successo in prima serata Rai, ecco i miei two cents sulla fiction disponibile su RaiPlay

Il 13 aprile ci ha lasciato Letizia Battaglia, fotografa di grande talento: inizia nel 1969, a 34 anni, al giornale L’Ora, unica donna in mezzo a colleghi maschi. È ricordata come fotografa della mafia, ma lei ha sempre rinnegato questa definizione, affermando con forza di essere una fotografa contro la mafia. Può sembrare un dettaglio ma, in realtà, queste due preposizioni hanno sfumature molto diverse, che portano con sé un mondo di significati e, in questo caso, anche difficoltà.

Nel 1974 si trova a documentare gli inizi degli anni di piombo, rendendosi presto contro di essere spettatrice di una guerra civile. Sono anni duri, durante i quali si trova a fare i conti con la paura di “non fare abbastanza” che “nulla mai cambierà”, ma sceglie di andare sempre avanti, per aiutare a informare l’opinione pubblica e a scuotere le coscienze. Nel 1980 è la prima fotoreporter ad arrivare sul luogo dell’omicidio di Piersanti Mattarella, Presidente della regione Sicilia. Dopo l’attentato a Giovanni Falcone, nel 1992, decide di allontanarsi dal mondo della fotografia, troppo stanca di essere così a stretto contatto con la violenza (ps: se volete saperne, correte a leggere l’articolo incentrato su di lei che potete trovare in fondo al mio articolo).

©️RaiPlay

Tutto questo, e molto altro ancora, è raccontato nella mini-serie disponibile su RaiPlay, Solo per passione – Letizia Battaglia fotografa. Trovare le parole per descrivere le emozioni che ho provato guardandola è davvero difficile. Letizia Battaglia è da anni una figura che desidero conoscere, mi ha sempre incuriosito e appassionato il suo lavoro, la sua vocazione, la sua forza, in un’epoca difficile, soprattutto per le donne. Si è sposata giovanissima, ha avuto tre figlie, e un matrimonio infelice. Quando ha trovato il coraggio di prendere di nuovo in mano la sua vita, si è trovata in un mondo dominato dagli uomini, che la giudicavano non appena metteva piede in ufficio o su una scena del crimine. Ben presto, però, il suo nome ha cominciato a non passare più inosservato, e ad essere conosciuto da tutto come nome importante di una persona, di un’artista, capace di lasciare il segno.

Questa mini-serie mi ha preso il cuore, l’ha riempito, l’ha scaldato, poi l’ha distrutto in mille pezzi e li ha tolti a uno a uno dal mio petto. Tutto questo, per più volte durante le due puntate della fiction. C’è anche un altro aspetto che mi ha colpito molto del lavoro di Letizia Battaglia: oltre alle tragedie, ha fotografato molti volti di bambini, affascinata dallo sguardo ancora pieno di speranza che hanno, ignari della cattiveria che popola il mondo degli adulti e, in particolare, la città di Palermo. Probabilmente è anche grazie alla bravura di Isabella Ragonese (che abbiamo potuto conoscere grazie a Sole cuore amore, Mio fratello rincorre i dinosauri e per la serie tv Rocco Schiavone) se questa mini-serie mi ha colpito così tanto da lasciarmi senza parole.

Spero di aver stuzzicato la vostra curiosità, e di ricevere molti feedback, fatemi sapere cosa ne pensate!

-Francesca

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