Eni gas e luce cambia forma e, grazie a un preciso processo di rebranding, si trasforma diventando Plenitude. “È una nuova stagione, fatta di scelte consapevoli” scrive l’azienda sul sito web, marcando così una nuova posizione. Anzi, una nuova direzione: quella verso la sostenibilità.
No. Con questo articolo non vogliamo parlarvi di come l’azienda ha affrontato questo nuovo processo, né fare pubblicità al marchio. La motivazione che ci spinge a scrivere questo articolo è quella di fare un ragionamento sul rapporto che esiste tra arte e pubblicità e il perché ve lo spieghiamo qui sotto.

Qualcuno di voi ha visto lo spot con il quale Plenitude si è presentata al pubblico? Che ne dite se ci diamo un’occhiata assieme?

Plenitude energia per cambiare spot pubblicità 2022 da ©SpotMania

Scommettiamo che ora che lo avete visto, avrete capito di cosa stiamo parlando. Plenitude vuole cercare una nuova stagione e quale dipinto meglio rappresenta questo concetto? Certo, La Primavera di Botticelli (artista che non è di certo uno sconosciuto per noi di Afroditelo).

I personaggi del celebre dipinto cambiano forma e diventano persone comuni perché, come viene detto nello spot, “siamo davanti a una nuova stagione, dove ognuno di noi ha un ruolo essenziale” – tutti noi possiamo fare qualcosa per rendere la vita un po’ più green.
Ecco che Zefiro, Clori e Flora si trasformano in una ragazza che sfreccia sullo skate, un uomo in bicicletta e una donna che getta per terra dei semi che si trasformano in fiori. Venere, al centro della scena, assume le vesti di una donna vestita nei toni caldi dell’arancione e del rosso che sulla spalla destra porta una borsa di tela e, nella mano sinistra, tiene una bottiglia (ovviamente di un materiale riutilizzabile).

Questa non è sicuramente la prima volta in cui è stato possibile vedere come la storia dell’arte ha influenzato la pubblicità. Tra le due infatti è sempre esistito un rapporto di scambio reciproco: l’arte che è entrata nella pubblicità e gli artisti che hanno fatto la pubblicità.

Che arte la pubblicità!

Sono diverse le pubblicità che, nel corso della storia, si sono ispirate al mondo della storia dell’arte per creare spot, manifesti e molto altro. A questo link potete trovare degli esempi interessanti.

“La banana va protetta. Sempre.” (Durex Italia)

Non solo nel mondo della carta stampata o della televisione. Alcuni brand hanno portato l’arte anche sui social media, come per esempio la pagina di Durex Italia che, contraddistinguendosi per l’utilizzo di un linguaggio ironico, adatta le opere della storia dell’arte alla propria mission: parlare di sesso sicuro.
In un esempio vediamo la Ragazza col turbante (conosciuta anche con il nome di “ragazza con l’orecchino di perla”) che prende in mano un preservativo per dire che “la protezione è la nostra perla”. In un altro esempio dal cielo di Bruxelles non piovono uomini in un abito elegante, ma preservativi colorati a forma di uomo. Infine, in quella che penso sia la più bella in assoluto, possiamo vedere la banana di Maurizio Cattelan attaccata a un muro non con del normalissimo scotch, ma con dei preservativi perché “la banana va protetta. Sempre.”.

“It’s more art than science” (Sex Education)

Mi farebbe piacere portarvi un altro esempio che, paradossalmente e ironicamente, ha sempre qualcosa a che fare con il sesso. Questa volta si tratta della promozione di una nota serie Netflix: Sex Education. Nello specifico stiamo parlando delle vignette dei personaggi che erano state utilizzate per la promozione dell’arrivo della seconda stagione. Potete vedere un’immagine cliccando qui.

Maeve (interpretata da Emma Mackey) è nella tipica posizione della Mona Lisa, Otis (Asa Butterfield) sembra il Fanciullo con canestra di frutta di Caravaggio e, infine, vediamo Adam (Connor Swindells) che ha un non so ché da Dama con Liocorno di Raffaello.

Non so voi, ma a me piace credere che l’idea dietro a questa scelta fosse quella di creare un parallelo tra la serie tv e l’utilizzo della storia dell’arte, dicendo tra le righe che la serie tv stessa è un’opera d’arte (senza dimenticare che lo slogan di questa pubblicità fu proprio: it’s more art than science.)

Artisti sì, ma anche pubblicitari.

Sono tantissimi gli artisti che si sono accordati con aziende e brand per pubblicizzare i loro prodotti, creando manifesti o addirittura loghi e grafiche che tutt’ora sono parte dell’immaginario collettivo.

L’ arte è già pubblicità. La Gioconda avrebbe potuto fungere da supporto per una marca di cioccolato, Coca-Cola o altro.”

Andy warhol

Forse il più celebre in questo campo è proprio Andy Warhol, che ha reso il marchio Campbell Soup una vera icona, anche chi non ha mai preso in mano una di quelle lattine ha ben in mente la sua immagine.

A questo proposito, cogliamo l’occasione per segnalarvi una nuova mostra, inaugurata il 22 ottobre a Milano, che vede protagonista l’artista e le sue opere dallo stampo pubblicitario.Andy Warhol: La pubblicità della forma, sotto la curatela di Achille Bonito Oliva in collaborazione di Edoardo Falcioni, raccoglie più di 300 opere che vedono raffigurate le icone degli anni ’60 e le analisi sociali, sviluppate tra gli anni ’70 e ’80. L’esposizione intende mostrare la rivoluzione attuata da Wharol proprio nel rendere “commerciale” ogni aspetto del mondo capitalistico, dalla zuppa in scatola fino alle star del cinema.

Gli esponenti della pop-art sono quelli che forse si sono più ispirati al mondo pubblicitario, e a loro volta hanno influenzato la pubblicità corrente e futura.

Roy Lichtenstein era, oltre che artista, proprio grafico pubblicitario, e ancora oggi troviamo lo stile delle sue opere riprodotto in numerosi manifesti e spot pubblicitari.

Per le industrie, gli artisti diventarono un’importante risorsa, era un modo efficace per fare la storia tramite l’arte, d’altronde l’esposizione dell’opera aumenta meccanicamente l’esposizione del prodotto.

Di conseguenza i confini tra arte , intrattenimento e prodotti di consumo divennero sempre più labili. Sempre Warhol dirà anche:

Se ci pensi, i grandi magazzini sono un po’ come i musei.”

Un altro artista che, come Liechtenstein, per mantenersi faceva l’illustratore pubblicitario era Edward Hopper, ovviamente non lo si ricorda per questi tipi di lavori, ma anche le sue opere più celebri hanno in realtà influenzato, anche indirettamente, la cultura pubblicitaria. Tutt’ora molti spot televisivi ripropongono le sue iconografie… guardate, ad esempio, queste immagini delle campagne pubblicitarie della Lavazza e della serie tv C.S.I., avete mai visto un ambientazione simile? proprio così, entrambe ripropongono la scena del dipinto di Edward Hopper Nighthawks (Nottambuli), del 1942.

  • Dipinto di Edward Hopper "Nightawks", 1942
    Nighthawks, E. Hopper, 1942

Keith Haring è un’altra personalità da citare in questo argomento, date le sue numerose collaborazioni con alcuni marchi emblematici come: Lucky Strike, Absolut Vodka e Quick.

Questi sodalizi hanno segnato l’avvento di una cooperazione a lungo termine tra designer e marchi che desiderano (ri)promuovere la propria immagine a un determinato pubblico. Queste partnership sono proficue per entrambe le parti, pubblicizzano l’azienda tanto quanto l’artista stesso, che vedrà le sue opere, e il suo immaginario, diffondersi su larga scala.

Un altro aspetto interessante da considerare in questo rapporto è il ruolo da designer che molti artisti hanno assunto, creando non solo manifesti ma anche marchi che tutt’ora vengono utilizzati e che tutti conosciamo.

Quanti di voi avranno scartato almeno una volta un Chupa-Chups? Eppure, non molti sanno che il logo del celebre lecca lecca lo ha ideato Salvador Dalì!

Un’altra operazione da “designer artistico” da ricordare è quella di Fortunato Depero per Campari, per cui non ha solo creato numerosi manifesti pubblicitari, ma ha progettato l’originale e celebre bottiglietta della bibita, tutt’ora in commercio.

Salvador Dalì, il creatore del marchio Chupa Chups
©https://www.gamberorosso.it/notizie/la-storia-di-chupa-chups-e-salvador-dali/
Poster pubblicitario per Campari ideato da Fortunato Depero

Potremmo continuare ancora molto con l’elencare “pubblicità artistiche” o “artisti pubblicitari”, ma siamo curiosi di sapere anche la vostra! Diteci di quello spot che vi ricordava quell’opera o di quell’artista che ha creato quel marchio, scrivetecelo nei commenti per arricchire insieme questo articolo! 👇🏼

– Maria Chiara & Sveva

Vi siete persi gli ultimi articoli sull’arte? Li trovate qui sotto 🤩👇