Ora che Sanremo è finito e possiamo tuttə tornare al nostro tran tran, è proprio il caso di dirlo: questa edizione ha preso troppo alla lettera La Noia profetizzata da Angelina Mango l’anno scorso. Piatta, moscia, all’insegna del “volemose bene” e del “carini e coccolosi”, la 75esima edizine della kermesse Sanremese è stata – perlopiù – un pastone di canzonette orecchiabili, sorrisoni, glamour e marchette politically correct da tv primi anni ’00. Che barba che noia, che noia che barba.
Per questo dobbiamo senz’altro ringraziare il direttore artistico, Carlo Conti, volutamente prigioniero di una tv dai paraocchi patinati. Ma non è tempo di fare polemica: è domenica, questa settimana di ore piccole ad attendere dei picchi di suspense à la Bugo e Morgan è stata ingiustamente estenuante, ed è ora di tirare le somme su questa edizione e buttarsela alle spalle, mettendo da parte solo le canzoni che mi hanno convinta e che finiranno per predominare i miei ascolti per le prossime settimane.
Però una cosa, prima di procedere con la mia personale top five delle canzoni di Sanremo 2025, devo dirla: di Sanremo belli, cafoni ed elettrizzanti come quello del 2024 sento che non ce ne saranno più. E non lo dico semplicemente perché i pezzi mi erano piaciuti di più, né, tantomeno, perché avevo riso fino alle lacrime (John Travolta che balla il ballo del qua qua? hello? poesia!). Lo dico, nostalgica, perché niente supererà mai l’incredulità che ho provato nel vedere I Ricchi e Poveri presentarsi sul palco avvolti da un fiocco rosso e droppare una delle hit più iconiche degli ultimi anni (era la mia top 1 del Spotify Wrapped, ovviamente). Facciamo che Ma non tutta la vita ve la metto qua sotto per ricordarvi il livello che non abbiamo manco lontanamente sfiorato quest’anno:
Lucio Corsi, “Volevo essere un duro”: VOTO 10 e lode, bacio accademico, abbraccio commosso.
Lucio nostro, unica sorpresa e fonte di meraviglia di questa triste Sagra della finta Italia felice che è stata questa edizione di Sanremo: meno male che non sei nato duro. Meno male che sei nato Lucio: delicato, fragile, poetico, brillante, controcorrente, senza tempo. Ti metto in cima a questa pagella di Sanremo perché tu sei il mio vincitore: vederti secondo, superato da una canzone che neanche può permettersi di lucidare i tuoi stivaletti dedicati a Toy Story, fa veramente tremare i baffi dalla rabbia. E, a proposito di baffi: ti confesso che durante il tuo duetto con Topo Gigio mi sono emozionata. Sei riuscito a portare un raggio di sole. Al primo ascolto della tua canzone ho pensato a due cose: da un lato, la musica dei Baustelle, dall’altro il minscolo e coraggiosissimo topino Fievel. Li ho a cuore entrambi, sono felice di averti scoperto.
Simone Cristicchi, “Quando sarai piccola”: 9 e lacrimine.
Ne ho lette tante su di te Simone questa settimana, e la cosa che mi ha stupita di più è la burrasca che ha colpito – totalmente ingiustificatamente – la tua canzone. La poesia è un potente mezzo per metabolizzare il dolore e condividerlo con chi può capirti, e i tuoi occhi umidi e la voce rotta me lo hanno confermato esibizione dopo esibizione. Chiunque abbia accompagnato una persona cara nella malattia sa che non c’è niente di facile, e che ogni giorno porta con sé un peso inesprimibile. Le parole di Cristicchi – sempre chirurgico nel selezionare termini e nel bilanciare la retorica – sono uno sguardo personale sull’aspetto più sentimentale e intimo di una situazione tragica. Io ci vedo un cordone ombelicale con il ricordo di una vita che gli si sgretola davanti agli occhi. Mi sono commossa, la conservo in un cassettino speciale. Poi sarò romantica, capirai che crimine. Ps. il tuo capolavoro per me resterà sempre SARKO-NO, SARKO-ZY.
Giorgia, “La cura per me”: canzone 7, Giorgia un altro livello.
Giorgia è un po’ come Meryl Streep: qualsiasi cosa faccia, vorresti poterle tirare fiori, premi, baci, prostrarti ai suoi piedi e ringraziarla di fare quello che fa. Detto questo, la canzone era un po’ una Giorgiata: il testo non è un capolavoro, la performance però mi fa pensare che, in fin dei conti, anche avesse usato come testo la mia bolletta della luce, sarebbe stato un successo. Io ti ci avrei mandato volentieri all’Eurovision, Giorgia, nessuno se lo merita più di te. Se la prossima volta fai team con Lucio Corsi e ti fai scrivere il testo da lui, fidati, ci andiamo volando all’Eurovision.
Brunori SAS, “l’albero delle noci”: 8. bellissima. Ma non bellissimissima.
Se facessi scrivere le mie giornate a Brunori, probabilmente la smetterei di arrivare a sera e dire “che giornata di m3rd*”.
E ora ti vedo camminare con la manina in quella di tua madre, e tutta questa felicità forse la posso sostenere, perché hai cambiato l’architettura e le proporzioni del mio cuore”
Ma chi le scrive più le canzoni in questo modo? Il testo de L’albero delle noci è un piccolo miracolo. Eppure, mi sembra che manchi qualcosa: la musica non mi arriva, non riesco a farmela piacere appieno. Sono giorni che la ascolto e mi dico “ora ti si pianta nella pancia, ora vedrai che ti emozionerà”: qualcosa nel modo in cui è stata costruita la melodia me lo impedisce. Rimane comunque uno dei pezzi più belli di questo festival.
Coma Cose, “Cuoricini”: voto 8-, ma col cuore.
Questa è la mia Sinceramente di Sanremo 2025: a caso, durante la giornata, a tradimento, de botto, il mio cervello comincia a dire “CUORICINI CUORICINI”. Sto scrivendo un articolo? Cuoricini, cuoricini. Sto cucinando? Cuoricini, cuoricini. Sto ragionando attentamente su questioni di lavoro importanti? Due fucili, due fucili. Fresca, catchy e non concepita come hit estiva classica (sì, The Kolors, sto guardando voi, Mykonos e i Randez vous), Cuoricini è la canzonetta che vuole essere subdola e ci riesce perfettamente. Ps. Sì, Coma Cose, abbiamo capito che vi amate e vi siete sposati: tanti auguri! Spero che i miei 34583458039 ascolti su spotify vi paghino un gran bel viaggio di nozze.

BONUS EUROVISION: Serena Brancale, “Anema e Core”: PAZZESKA
Avete voluto premiare Olly, quindi all’Eurovision andrà come deve andare. Aveste selezionato “Anema e Core” saremmo statə l’invidia del mondo intero: ma l’Italia non è ancora pronta per certe cose. Anzi, fidatevi: è ora di finirla con questa storia che “il vincitore di Sanremo deve rappresentarci all’Eurovision”: istituiamo un PREMIO EUROVISION, così vince chi deve vincere, e all’Eurovision ci va chi se lo merita. Serena Brancale e i suoi baci sui taxi cabrio sarebbero stati perfetti. Perdonali, Serena, non sanno quello ascoltano. In ogni caso, se può consolarti, io oggi ti ho cantata a squarciagola tutto il giorno mentre facevo le pulizie di casa. Non è molto, ma è un lavoro onesto.
BONUS CAPOBRANCO: Marcella Bella, “Pelle Diamante”.
L’avete gettata in mezzo ai lupi, ne è uscita capobranco. Prima ci ha droppato “Tacchi a spillo”, ora vanta la sua corazza dura e il suo animo da diva ribelle con “Pelle Diamante”: Marcella è un’altra grande esponente del fenomeno “rebranding della terza età”: chissà se è qui per restare, come I Ricchi e Poveri e Orietta Berti, o se farà la fine dei Jalisse (io sto aspettando il loro di rebranding, onestamente). Si percepisce che il tentativo era quello di spacciarsi un po’ come “FIGLIA DI LOREDANA”: la verità è che di Loredana Bertè ce n’è una sola, signora mia…Questa è un po’ “Figlia di..” ordinata su TEMU. Non una gran canzone, siamo onesti, ma la quantità di donne di mezza età che l’hanno già adottata come inno per la loro rinascita su Tik Tok mi fa pensare che non cadrà nel dimenticatoio ( a differenza di tante altre).
Qual è stata la tua canzone preferita di Sanremo 2025? Diccelo nei commenti!
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