Vi è mai capitato di vivere una situazione sconcertante in cui vi trovate davanti a qualcosa che si rivela essere completamente diversa da quello che vi aspettavate? Sono sicura di sì.
Se siete appassionati di letteratura vi sarà capitato di certo di trovarvi almeno una volta impantanati in lacustri pagine che non rispecchiano l’idea che vi eravate fatti del libro. Magari guardando la copertina, o leggendo la sinossi il libro ha stuzzicato la vostra vorace curiosità che però poi è rimasta… a bocca asciutta.
A me è successo qualcosa di simile al mio primo “incontro” letterario con Annie Ernaux, una scrittrice francese molto rinomata per le sue opere dai temi personali, introspettivi e -per certi versi- etnografici. Nei prossimi paragrafi vi racconto quello che mi è successo leggendo due dei suoi scritti.
Un’autrice assolutamente da conoscere
Il mio primo incontro con Annie Ernaux è stato alquanto terrificante. Ero estremamente curiosa di conoscere il premio Nobel 2022 che un mio conoscente (un gran intenditore di letteratura) mi aveva decantato come una autrice “che una giovane donna di oggi dovrebbe assolutamente conoscere”. Credo sia normale che quando senti un commento del genere, la prima cosa che ti venga in mente è “Wow, allora questa autrice deve essere davvero brava!” o “Devo subito conoscerla! Devo leggere qualcosa di suo!”. A quanti non è capitato di trovarsi in una situazione simile?
Così, un giorno sono entrata nella stanza degli stranieri della biblioteca della mia città. Alla sezione degli autori francesi contemporanei ho preso un libro qualsiasi dal settore riservato alle opere di Annie Ernaux e…
L’altra figlia
E niente, ho preso un sottilissimo volume dalla copertina azzurra. Sopra vi era una macchiolina nera, stilizzazione di una bambina che sembra guardare a terra, verso un ombra che non è la sua. E’ “L’altra figlia” (L’Autre fille) pubblicato in Francia nel 2011 e in Italia cinque anni più tardi da L’orma – Kreuzville-Aleph.
La mia mossa, così ingenua e spontanea si rivelò un errore. Per questo, mi sento di suggerirvi di farvi consigliare con quale opera iniziare quando non conoscete un autore. O se decidete di prendervi un libro al buio… aspettatevi di tutto! Nel mio caso, se potessi tornare indietro chiederei a quel mio conoscente un suggerimento.
L’ Autre fille mi ha turbata parecchio. Il tema è biografico, incentrato su una relazione complessa tra la protagonista e sua sorella, che però non ha avuto modo di conoscere. La protagonista scrive una specie di lettera alla sorella in cui confessa come sia stato crescere con la sua ombra aleggiante alle proprie spalle. Il discorso della protagonista è schietto senza paura di essere rude. Pagina dopo pagina, la sincerità feroce di Ernaux mi sconvolgeva e mi chiedevo “com’è possibile che la gente apprezzi questa roba?” e soprattutto “com’è possibile che lei sia così aspra con sua sorella?”.
Ho scritto una email al mio amico al quanto scandalizzata. Ricordo di avergli chiesto “Annie Ernaux è sempre così in tutti i suoi libri?”. Purtroppo, lui ha confermato la mia preoccupazione: la sincerità affilata della Ernaux è una delle sue peculiarità. Pensando a ritroso, forse è anche ciò che la contraddistingue nella letteratura contemporanea.
L’ altra chance
Non contenta della prima impressione, ho voluto dare all’autrice una seconda chance. Questa volta, però, mi sono fatta consigliare. Eh sì, niente più scherzetti al buio! Ho imparato la lezione.
Il mio amico mi ha suggerito “Il posto” (L’Orma, 2014). Il libro originale, La Place, è uscito nel 1983 in Francia e l’ho trovato molto meglio del primo.
Anche in questo caso la Ernaux ha avuto il coraggio di rendere pubblico vicende della sua famiglia, in particolare la storia di suo padre, per altro tratteggiando magistralmente un epoca storica ben precisa, quella del dopoguerra francese, durante la quale i genitori della Ernaux si sono dati parecchio da fare per migliorare la propria condizione sociale, passando dalla più umile dei contadini, alla classe proletaria fino a quella borghese.
Un must della letteratura contemporanea
La sincerità c’era ancora, eccome. A volte mi dava fastidio vedere che una figlia potesse parlare in modo secco, distaccato e quasi con tono ingrato verso i propri genitori. Ma in realtà, a ben vedere quella figlia non è proprio così irriconoscente come appare. Già il fatto di raccontare la storia dei loro genitori e descriverli come persone laboriose, resilienti e imprenditrici, persone che hanno dato tutto per crescere la loro figlia, secondo me è già un omaggio non da poco. Anche se non prodiga di parole affettuose verso i suoi, la scrittrice francese racconta episodi dai quali è possibile intravedere un cuore nobile che prova gratitudine verso di loro.
E’ come se la lettura delle opere di Ernaux ci rivelassero due parti di lei, una parte fredda e scostante -la più preponderante- contro una parte quasi nascosta molto più riverente. C’è un che di unico in questo, a mio avviso. Altrettanto unico è il suo stile -a dirla tutta coerente con la personalità che emerge dalle pagine dei suoi libri: ogni parola è ponderata per massimizzare il significato della frase, mai sovrabbondante, bensì essenziale, diretta e pungente.
Quindi, nonostante il primo impatto con la letteratura di Annie Ernaux possa essere sconvolgente (per me è stato così, ma forse sono facilmente impressionabile!) essa è davvero un must della letteratura contemporanea, una rarità che non va lasciata inosservata. In poche parole è un’autrice che tutti dovrebbero conoscere.
– AK
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