I ragni di Tomás Saraceno

Avete mai immaginato di entrare in una mostra d’arte e imbattervi in teche e al cui interno trovarci, anziché tele dipinte, delle ragnatele con i loro creatori a otto zampe? Incredibile ma a me è successo, a Palazzo Strozzi (siamo a Firenze) nel 2020. E non perché il museo era stato abbandonato e neanche per un’invasione di ragni a Firenze (quello succede solo nei dintorni di Hogwarts).

Vi presento la mostra Aria che mi ha fatto scoprire ed innamorare dell’arte di Tomás Saraceno. Artista argentino, Saraceno intreccia studi di etologia, scienze sociali e arte e studiando il comportamento dei ragni ha trovato un potenziale spunto per riflettere sul nostro rapporto con lo spazio. La mostra offre un percorso sensoriale che immerge il visitatore prima in uno spazio buio dove si trovano illuminati i sottili fili delle ragnatele e in una stanza successiva le già citate teche con diversi ragni all’interno. L’artista riflette sul modo in cui essi, se rinchiusi in uno spazio, si trovano a collaborare creando trame inesistenti in natura. Ogni stanza è associata ad una carta di Aracnomanzia, create da Saraceno, riporto quella collegata alla stanza delle tele:

WEBS OF AT‐TENT(S)ION quelle che vedete sono la mia mente, il mio corpo. Non posso mangiare fino a che non intesso la bocca che mi nutre. Questi fili celano le geometrie dell’estinzione, raccontano storie contro l’estrazione, fate attenzione alle storie che recitate nelle vostre traiettorie.

Nelle stanze successive torna la luce e ci troviamo di fronte a delle leggere strutture poligonali sospese e piante che crescono grazie alla sola aria. Sì perché l’elemento veramente protagonista è l’aria, da cui Saraceno conia il termine Aerocene, come superamento dell’Antropocene, reinventando nuovi modi per connetterci e per muoverci nello spazio, ispiratosi dalla cooperazione, leggerezza e simbiosi dei ragni in quell’elemento.

E fin qua potrebbe sembrare un progetto utopico fine a se stesso, ma il lavoro di Tomás Saraceno non è quello dell’entomologo né quello di un ricercatore rinchiuso in speculazioni intimistiche nella sua torre d’avorio. Chi ha visitato la Biennale d’arte di Venezia di quest’anno lo ha incontrato nel suo progetto (Saraceno oltre ad essere un’artista è anche architetto) Museo Aero Solar. Si tratta di una community di persone nata nel 2007 il cui obiettivo è il riuso di sacchetti di plastica per costruire un museo fluttuante. I sacchetti vengono tagliati e cuciti assieme per poi essere usati come fogli su cui disegnare. Successivamente è nata una rete di persone che grazie alle istruzioni (Do It Together) sul sito Aerocene può costruire la propria scultura aerosolare. Alla ricerca dell’artista non mancano solide fondamenta scientifiche, tanto che alcune delle sue idee e brevetti di nuovi materiali sono stati ripresi dalla NASA. Infatti la scultura aerosolare è progettata per essere sollevata grazie all’energia solare, senza nessun tipo di gas o carburante, aprendo così la strada in modo concreto verso l’aerocene e nuovo modi di relazionarsi con l’energia e lo spazio, immaginando un futuro più pulito e più interconnesso.

Curioso come l’arte di Saraceno ci mette di fronte a delle profonde questioni a partire da delle creaturine a otto zampe il cui ruolo principale è spesso solo quello di spaventare i bambini nei film horror…

… e invece visto che anche loro hanno qualcosa da insegnare all’uomo?!

E a voi, ha suscitato qualche domanda questa mostra? Vi siete chiesti come vivete l’interazione con gli altri nello spazio in cui vi trovate?

Chiara

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