“Do clothes make the man?”, Erasmo da Rotterdam se lo chiedeva nel 1500, oggi a questa domanda, a modo loro, rispondono Claire Wilcox e Rosalind McKever, co- curatori della mostra Fashioning Masculinities: The Art of Menswear, al Victoria and Albert Museum di Londra.

Il museo londinese ha già ospitato numerose mostre dedicate al mondo della moda, spesso appunto rapportata alle arti figurative creando delle riflessioni interessanti. La mostra in questione, esplora l’universo della moda maschile e ci parla di un tema molto in voga ovvero quello della fluidità di genere. Ma, riflettendoci, si può davvero definire così attuale? 

In realtà, come ci viene raccontato nell’esposizione, l’abbigliamento maschile, per come viene inteso ora, è nato solo nell’Ottocento! In origine il guardaroba dei Signori aveva molte delle caratteristiche che ad  oggi vengono ritenute “fluide”.

La moda da sempre è espressione della società, è infatti evidente che attualmente si sente la necessità di rivoluzioni: abbattere ogni limite e barriera, a partire da quelli dettati dal genere, che ormai sembra un termine superato. Ma è importante considerare la storia che ci ha portati a questa ricerca di uguaglianza. 

La mostra si struttura attorno a tre grandi temi principali: Undressed, Overdressed e Redressed che si sviluppano seguendo un percorso che parte dalle sculture classiche e opere rinascimentali accostate ai look dei più importanti stilisti degli ultimi anni e ai lavori di artisti contemporanei. In totale un centinaio di outfit e un centinaio di opere d’arte che pongono la riflessione su mascolinità e moda maschile mostrando la pluralità di definizioni della mascolinità stessa.

Fondamentale è la collaborazione con Gucci e il suo direttore artistico, Alessandro Michele, da sempre propulsore di questa tematica nell’ambiente dell’alta moda. Tra i più celebri esempi dei suoi lavori si ricorda l’abito indossato da Harry Styles per la copertina di Vogue di dicembre 2020, esposto naturalmente nelle sale del V&A, che ha portato a galla un dibattito acceso. 

Il giovane cantante inglese è solo uno dei tanti che attualmente sta riportando sotto i riflettori una questione che aveva già scandalizzato la generazione delle star Glam Rock negli anni ’70, tra cui il grande David Bowie emblema dell’abbattimento degli stereotipi di genere. Bowie spicca tra tutti come la figura più rivoluzionaria in questo ambito e non solo. L’estro senza confini dell’artista non è relegabile al solo mondo della musica. Trasformista e senza schemi, i look sperimentati dall’entertainer rimangono vividi nella memoria di tutti e continuano ad essere fonte d’ispirazione per gli artisti odierni. Provocatorio come pochi, il cantante ha stravolto i canoni estetici legati alla sessualità optando invece per outfit caratterizzati da una forte fluidità di genere. Bowie ha rivoluzionato e influenzato ogni sfera del mondo artistico, infatti sono molte le grandi maison che si sono ispirate a lui per colori, forme e materiali. 

Ma a sua volta da chi ha preso spunto Ziggy Sturdust? Le fantasie floreali del vestito che ha indossato per la copertina di “the man who sold the world” si possono riconoscere negli abiti dei gentiluomini rinascimentali, ritratti nei dipinti che popolano la mostra, poi ripresi anche da Dolce & Gabbana e Gucci per le loro collezioni. Per non parlare di broccati, velluti e colori come il rosa, anch’essi rispolverati e rimessi a nuovo dalle case di moda più celebri.

I maggiori designer, oramai da tempo, abbracciano diverse battaglie socio-culturali, con i vestiti esprimono la necessità di abbattere le barriere tra sesso, etnie ed estrazione sociale. Come Gucci anche Marc Jacobs, Stella McCartney e tanti altri lanciano quindi campagne che esprimono questi concetti paritari: tutti possono indossare tutto. Ovviamente i più conservatori ancora storcono il naso davanti ad un uomo con la gonna, eppure la moda gender fluid è sul mercato già da tempo. 

Pensiamo ai nobili e agli imperatori della Francia di Luigi XIV, o anche prima di lui… chissà quante signor* invidiano le pellicce, i merletti e le parrucche del Re Sole! 

Ovviamente Alessandro Michele non è l’unico protagonista tra gli stilisti contemporanei. Le sale del V&A, infatti, danno spazio anche ad altri nomi importanti, da sempre sensibili ai temi proposti, come Jean Paul Gaultier, conosciuto per le sue campagne uni sex e le sue collezioni ispirate agli iconici look di Bowie, ma anche Christian Siriano, che ha sradicato il tipico immaginario dello smoking maschile creando un meraviglioso abito su misura per Billy Porter, sfoggiato sul red carpet dei Golden Globes 2019. Il capo in questione insieme a quello di Harry Styles sono il gran finale della mostra, il massimo esempio della distruzione di ogni tipo di stereotipo riguardo quella che per troppo tempo è stata ritenuta  la mascolinità.

La moda assorbe stimoli da ogni angolo, che sia un dipinto o un abito del Cinquecento, e voi quante citazioni del passato riuscite a riconoscere nelle nuove tendenze portate sulle passerelle mondiali?

– Sveva

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