Quante volte abbiamo sentito pronunciare il detto “Non giudicare un libro dalla copertina!”?
Quante volte l’abbiamo seguito? Io non credo di averlo mai fatto, soprattutto con Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas.

Il punto è che lo vedevo così grosso, le pagine così sottili e i caratteri veramente troppo piccoli… Alla fine mi passava la voglia di aprirlo. Se solo avessi avuto dei validi motivi…

Poi, dopo quasi un anno da quando me regalarono ecco che trovai la motivazione: un po’ per l’obbligo morale di onorare il pensiero della cara amica che me l’ha regalato, e poi per la curiosità di sapere di che storia si trattava.

Ho ben presto scoperto, perdendomi tra le pagine, che la trama era è in centrata sulle vicende di un giovane marinaio francese di nome Edmond Dantes. Egli appena sbarcato a Marsiglia dalla nave Pharaon già assaporava il dolce gusto della sua vita futura a fianco della bella Mercedes. Purtroppo, però, a causa dell’invidia di due suoi rivali, il giovane marinaio venne incarcerato giusto il giorno del suo matrimonio, mandando in frantumi i suoi sogni di formare una famiglia. Da quel momento Dantes cercherà il modo di farsi giustizia da solo, motivato dalla bruciante sete di vendetta.

Mi è venuto (letteralmente) male ai polsi sorreggendo questo volume, ma ne è valsa la pena? Sinceramente? Sì. AS-SO-LU-TA-MEN-TE sì. Il Conte di Montecristo è fantastico; un classico che non delude. Ma se ancora non mi credete sulla parola, allora, vi prego, datemi una chance per mostrarvi i cinque motivi per cui, secondo me, dovete per forza leggere questo libro.

“Vi sono due sguardi: quello del corpo e quello dell’anima; lo sguardo del corpo talvolta può dimenticare, ma quello dell’anima sempre ricorda.”
A. Dumas – Il Conte di Montecristo

1. È un romanzo storico

Non so voi, ma io per questo genere letterario ho un debole. Libri del genere mi danno l’idea di vivere in un’epoca diversa, anche se solo con l’immaginazione. Inoltre è bellissimo vedere le differenze tra i nostri modi di essere e gli stili di vita passati. Forse, però, la cosa più incredibile è vedere come alcune cose non sono cambiate e forse non cambieranno mai.

Nel Conte di Montecristo si torna indietro nel tempo di circa 207 anni, nella Francia post-rivoluzionaria. Re Luigi XVIII è da poco tornato a regnare, ma c’è tensione nella società divisa tra realisti e bonapartisti, poiché la minaccia di un ritorno di Napoleone incombe dietro l’angolo…

2. È scritto (e pensato) da Dio

Anche se ci possono essere alcuni termini tecnici sconosciuti al nostro orecchio, la prosa è comunque leggera e scorrevole. Inoltre, la costruzione della storia è magistrale. Nulla accade per caso: scena dopo scena, dialogo dopo dialogo, tutto ciò che accade è intrecciato con la prosecuzione della storia; perciò, è importante non perdersi nessuna parte, nemmeno quelle che sembrano irrilevanti: non cedete alla tentazione di saltare nessuna pagina, mi raccomando!

3.Riflessione sulla vendetta

Molti dicono che Il Conte di Montecristo sia il romanzo sulla vendetta per eccellenza. E in effetti lo è: il protagonista della storia, Edmond Dantes, dopo essere stato ingiustamente incarcerato passa buona parte della sua vita ad architettare un perfetto piano vendicativo. Anche il Conte agirà sempre orientato al raggiungimento di una giustizia fai-da-te. Il racconto, però, non è solo orientato a dilettarci, ma credo che Dumas volesse farci riflettere, attraverso le esperienze dei personaggi, sui nostri limiti etici: fino a che punto siamo disposti a spingerci pur di ottenere vendetta?

4. Rispolveriamo valori importanti

Uno dei motivi per cui questo romanzo mi ha emozionato è stato anche il fatto che mi ha ricordato ciò che per me è importante e, in particolare, il valore dell’amore, del rispetto e della sincerità. Questi elementi sono presupposti di relazioni solide e durature, le vicende delle famiglie di cui si parla nel romanzo ne sono esempi inconfondibili. Esse insegnano che non sono tanto i soldi, né il nostro status sociale a contare, quanto la sicurezza di poterci fidare delle persone amiche, dei nostri familiari e di avere il loro sostegno.

5. Insegna ad avere speranza.

Si sa che tutti affrontiamo situazioni difficili, tuttavia il chiudersi in sé stessi covando giudizi e rancori (sia verso gli altri, ma anche verso noi stessi) non fanno altro che farci sentire ancor di più il peso del nostro dolore. Invece, Il Conte di Montecristo ci insegna proprio l’importanza di sperare nei momenti oscuri, a confidare nell’arrivo di un cambiamento positivo. È per questo che vi consiglio vivamente questa lettura, perché ci dice che anche se ci sentissimo col cuore a pezzi, la speranza continuerebbe a farlo battere. È lei a farci trovare la strada per raggiungere le cose che desideriamo e a farci fare le cose giuste.


Cari amici, spero di avervi convinto a leggere questo stupendo romanzo e spero vi piaccia quanto è piaciuto a me. Per il momento mi farebbe piacere sapere quali sono i vostri classici preferiti e che cosa vi piace di essi?

Vi saluto con un augurio, facendo mie le parole del Conte:

“Vivete, dunque, e siate felici, figli adorati del mio cuore, e non dimenticate mai che, sino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, l’intera saggezza umana risiederà in queste parole:
 Attendere e sperare!”

-AK

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