Fiori, torte e giallo in quantità: come tanti importanti anniversari e/o giornate di grande importanza storica e sociale da ricordare e celebrare, anche la Giornata Internazionale della Donna è troppo spesso relegata a qualche marchetta consumista e svuotata del suo significato. Ma che cosa significa l’8 marzo per le donne? Che cosa significa per la Storia? Che valore ha quella mimosa gialla spesso donata con leggerezza?

L’8 marzo 1917 un corteo di operaie tessili agguerrite scese per le strade di San Pietroburgo (allora Pietrogrado) e diede inizio alla Rivoluzione Russa di Febbraio, una rivolta decisiva per la caduta del dominio dei Romanov. Sarà il PCI, nel 1922, a portare la celebrazione di questo coraggioso atto di rivolta in Italia. Soltanto 60 anni dopo i fatti che scossero la Russia, nel 1977, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite inviterà gli stati membri a celebrare l’8 marzo come la Giornata Internazionale della donna, promuovendo una riflessione sulla militanza femminile, sulle conquiste, i diritti, le ingiustizie e, soprattutto su tutta la lotta e il lavoro che ci rimangono da fare in ogni angolo del pianeta.


In una giornata come l’8 marzo è importante ricordare le vite di donne che hanno portato piccole grandi rivoluzioni con la loro voce: una di queste è senz’altro quella dell’avvocato femminista Ruth Bader Ginsburg, raccontata nel film Una Giusta Causa (2018) della regista americana Mimi Leder, il quale verrà proiettato per questa speciale occasione venerdì 8 marzo alle ore 20:00 in Sala Frasnelli (biblioteca di Cavalese) ad ingresso libero. Vi lasciamo una breve recensione del film qui sotto.

UNA GIUSTA CAUSA (ON THE BASIS OF SEX), 2018.

Centosettantotto. Questo è il numero esatto delle leggi che, all’inizio degli anni ’70, discriminano in base al sesso secondo la legislazione degli Stati Uniti d’America. Quel «centosettantotto» l’avvocato Ruth Bader Ginsburg l’ha visto, studiato, analizzato, vissuto sulla propria pelle fino a provarne il rigetto. Nata a Brooklyn, New York, il 15 marzo del 1933 durante un’epoca totalmente patriarcale, la giovane Ruth diviene una delle prime donne a frequentare la facoltà di giurisprudenza alla prestigiosa Harvard Law School. Brillante, determinata e spinta da una grande passione per la legge, Bader Ginsburg si sposta ben presto a New York per seguire il fedele marito Martin, anche lui avvocato.

Dopo anni passati a lottare contro i mulini a vento di una società che impedisce in ogni modo alle donne di fare carriera, finalmente un piccolo caso di evasione fiscale le permette di iniziare una faticosa lotta contro le discriminazioni di genere. È così che, per Ruth Bader Ginsburg, quel tanto odiato «centosettantotto» diviene non solo una missione di vita, ma anche il simbolo di una vera e propria rivoluzione nella legislazione degli Stati Uniti d’America.

Si intitola Una giusta causa il film biografico del 2018 in cui viene raccontato l’esordio della carriera giuridica di Ruth Bader Ginsburg, femminista militante e instancabile passata alla storia come una delle uniche sei donne che abbiano mai fatto parte della Corte Suprema degli Stati Uniti. Giudice rigoroso, giurista della rivoluzionaria, fino alla fine dei suoi giorni (è mancata in seguito a una lunga malattia nel settembre 2020) non ha mai smesso di lottare e credere nei diritti delle donne. Il titolo italiano perde di incisività: il titolo originale, “On the basis of sex”, vuole infilare il dito nella dolorosa piaga di quell’ingiusta e lacerante discriminazione “in base al sesso” che per secoli (e, purtroppo spesso ancora oggi) schiaccia le donne e le relega ai margini, favorendo in tutto e per tutto gli uomini.

Difficile rendere onore a una donna tanto sfaccettata e coraggiosa in un film di due ore: per raccontare Bader Ginsburg forse sarebbe più appropriata una di quelle serie costosissime e di eccezionale qualità che tanto piace produrre alla HBO. Nonostante le buone intenzioni, Una Giusta Causa di Mimi Leder non è il ritratto incisivo che ci aspetteremmo per una personalità come quella della celebre giurista: la storia narrata è incompleta, a tratti poco efficace. Resta, però, una visione consigliata per conoscere meglio la sua storia, il suo personaggio e i primi passi che l’anno condotta a diventare una delle donne più importanti della storia contemporanea. Molto buona anche la performance di Felicity Jones, che ci regala una Ruth agguerrita ma anche profondamente umana, una personalità interessante che ha tanto da insegnare e lascia parecchi spunti di riflessione.


Ps. per chi volesse conoscere meglio Bader Ginsburg segnaliamo anche lo splendido documentario Alla Corte di Ruth, candidato al Premio Oscar per il miglior documentario.


Segnaliamo inoltre che, oltre alla proiezione del film, la Biblioteca di Cavalese ha organizzato per giovedì 7 marzo alle ore 20.30 un incontro con la poetessa Francesca Croci dall titolo Le Indomite: racconti in versi di femmine ribelli. Attraverso i suoi versi, la poetessa celebra il coraggio di donne inghiottite dall’oblio della grande Storia.

Vi auguriamo una Giornata Internazionale della Donna ricca di memoria e riflessione.

– Martina

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