Api, orto e tanto amore: questo è il mondo in cui vive la nostra seconda intervistata di questa edizione speciale di #Affacciati 🐝
Stiamo parlando di Chiara Corradi, una ragazza di 22 anni che ha deciso di dedicare la propria vita al biologico e alla produzione km 0. Grazie al proprio impegno, Chiara è riuscita ad aggiudicarsi un premio nella sezione “Custodi d’Italia” dell’Oscar Green 2022 organizzato da Coldiretti.
Dopo l’intervista fatta a Debora e quella fatta a Matteo, siamo arrivati alla fine di questo ciclo di interviste organizzate per “Cultura km 0“, il nostro nuovo progetto, a cui potrete partecipare domenica 11 settembre 2022 a Cavalese!

Parlaci un po’ di te e raccontaci chi sei
Sono Chiara, una contadina e apicoltrice di ventitré anni. Sono originaria di Predazzo, ma abito a Capriana da ormai una decina di anni, da quando i miei genitori hanno acquistato un vecchio maso abbandonato con l’intenzione di far sbocciare la grande passione per l’agricoltura che è sempre stata presente in famiglia. Sono la titolare di Maso Doss, azienda agricola biologica nata appena due anni fa, dopo il lungo e impegnativo lavoro di recupero dell’edificio abbandonato e, soprattutto, del territorio circostante – il terreno è in forte pendenza e, a quel tempo, era sprovvisto di un accesso, se non a piedi.
Ho frequentato l’istituto agrario di San Michele all’Adige, scegliendo come indirizzo di studio quello legato alla viticoltura, passione scoperta proprio lì a scuola e che penso essere la mia attività preferita insieme all’apicoltura, passione e arte tramessami da mio padre, apicoltore con ormai trent’anni d’esperienza alle spalle. Qualche anno dopo aver conseguito il diploma di imprenditore agricolo, ho poi lavorato nell’azienda vitivinicola Maso Poli, a Pressano, fino a quando appunto non c’è stata la possibilità di aprire ufficialmente l’azienda agricola al maso. Le attività sono molte ma la principale è il lavoro con le api con cui pratichiamo il nomadismo, cioè spostiamo una parte dell’apiario in prossimità di alcune importanti fioriture come quella dell’acacia o del rododendro in alta montagna. Inoltre, dedichiamo una parte della primavera al servizio di impollinazione dei meli nella zona della Val di Sole. Non sarei proprio capace di rinunciare alle api, una volta che si comincia a conoscere il loro mondo e a farne parte penso sia poi impossibile farne a meno.
Oltre all’apicoltura, una grossa parte del lavoro aziendale è dedicata alla coltivazione di ortaggi freschi di ogni tipo e varietà, con una particolare attenzione per i cavoli, essendo il mio ortaggio preferito; nei campi ogni anno ci sono almeno sette tipi diversi di cavoli. Un esperimento decisamente riuscito invece è quello della coltivazione delle fragole in pieno campo, utilizzando il cippato al posto dei teli in plastica come pacciamatura e soprattutto senza eseguire nemmeno un trattamento fitosanitario. Il lavoro con le fragole seguendo questa decisione è decisamente impegnativo e lo scarto è leggermente superiore al normale ma il prodotto che ne deriva è unico, anche grazie ad aver scelto una varietà resistente alle principali malattie.
Un’altra importante fetta dell’attività in azienda è ricoperta dalla coltivazione dello zafferano, una spezia che mi affascina molto non solo per la bellezza del suo fiore e le sue notevoli proprietà, ma anche per essere legata alla storia dell’evoluzione dell’essere umano in maniera abbastanza massiccia quasi come la coltivazione della vigna. Ecco, un settore ancora in via di sviluppo è quello della viticoltura, al momento possiedo un piccolo vigneto sperimentale dove coltivo diverse varietà resistenti tra cui uva da vino sia rossa che bianca e uva da tavola rossa. Attualmente in atto è la realizzazione di un nuovo impianto di vigna proprio vicino al maso dove abbiamo appena bonificato alcuni ampi terrazzamenti.
Infine, in azienda è presente un piccolo allevamento di galline Sulmtaler, una razza austriaca quasi in via d’estinzione famosa per la carne pregiata ma anche adatta alla produzione di uova.
La vendita di ogni prodotto è soprattutto diretta, personalmente tengo tantissimo al contatto con le persone che andranno poi ad utilizzare i miei prodotti perché credo che il mio lavoro non sia completo se il prodotto che esce dall’azienda non viene valorizzato e apprezzato da chi lo acquista. Un aspetto che accomuna ogni attività della mia azienda è quello di evitare ogni tipo di trattamento chimico e sistemico per il controllo delle varie problematiche che si presentano. Il lavoro sulla prevenzione delle stesse, cosi da rispettare il territorio che ci ospita e ogni essere che vive in esso, è la soluzione principale e in alternativa utilizzo macerati, decotti che autoproduco o comunque prodotti esclusivamente naturali.

Cosa ti ha spinta a dedicarti ai temi della coltivazione biologica e della sostenibilità?
In realtà sono due temi a cui ho sempre prestato molta attenzione, convinta che il rispetto per il territorio che ci ospita e per ogni essere vivente che lo abita sia assolutamente dovuto da parte nostra nonché fondamentale per il nostro reale benessere. Adottare metodi di coltivazione e allevamento più sostenibili, come per esempio affiancare due specie diverse di ortaggi nella stessa aiuola per far sì che entrambi traggano dei vantaggi dall’altro, oppure preferire delle varietà maggiormente resistenti alle principali malattie e varietà autoctone, permette di non impiegare prodotti fitosanitari chimici/sistemici. Ovviamente il lavoro in campo diventa maggiore e la necessità di lavorare in maniera preventiva per evitare il presentarsi di alcune problematiche è fondamentale. Credo però che il nostro compito sia quello di curare al meglio il territorio e l’ambiente, non di sfruttarlo e devastarlo.
Pensi che la Val di Fiemme sia già o possa diventare un buon esempio per l’agricoltura biologica?
Dal mio punto di vista la Val di Fiemme attualmente non è un esempio di agricoltura biologica purtroppo, ma credo che abbia tutte le carte in regola per diventarlo in futuro. Dipende dall’attenzione e dalla sensibilità dei contadini e degli allevatori secondo me.
Collegandoci al nostro evento, quali pensi siano le caratteristiche che definiscono una “cultura km 0” legata al biologico?
Penso che la conoscenza del territorio e delle tradizioni sia fondamentale, così come il continuo confronto con gli altri. Personalmente trovo indispensabile lo scambio di esperienze ed opinioni con chi si occupa della mia stessa attività e allo stesso modo sapere ciò che è stato prima di noi, le abitudini di una volta, le tradizioni che sempre si rispettavano, il modo di lavorare. Credo che senza ciò non si possa andare avanti migliorando e non si possa parlare a pieno di cultura a km 0.
Pensi che anche la cultura stessa possa insegnarci qualcosa di più sulla sostenibilità?
Assolutamente sì, penso anzi che sia una cosa molto importante per promuovere la sostenibilità in tutti i suoi aspetti e anche per imparare noi stessi.
Quali consigli ti senti di darci per vivere una vita più sostenibile?
Credo che riflettere e capire le possibili conseguenze delle nostre azioni sia molto importante per sapere cosa è meglio fare per migliorare e rendere più sostenibile il nostro stile di vita. Credo anche che vivere il territorio che si abita sia significativo, cercare e utilizzare i prodotti locali così come sostenere le attività locali. Per noi stessi e per l’ambiente in generale non può essere altro che un grande vantaggio.
Quale consiglio vorresti dare a chi sta muovendo i suoi primi passi nel mondo del biologico? Con il primo orto, la prima arnia o le prime galline?
Un consiglio che mi sento di dare è quello di non fossilizzarsi su un’idea o un metodo soltanto di coltivazione e allevamento. Ciò che ho imparato in questi anni di lavoro è che il mondo dell’agricoltura, intesa in ogni sua forma, è davvero vastissimo e ovviamente ogni stagione è diversa dalla precedente quindi spesso è necessario modificare se non cambiare drasticamente il metodo di lavoro utilizzato l’anno prima, ovviamente senza perdere la propria filosofia di coltivazione.
Il continuo studio e la ricerca di informazioni, lo scambio di opinioni ed esperienze con gli altri come assolutamente il lavoro in campo sono indispensabili, non bisogna mai smettere di cercare e di provare, anche di fronte a dei possibili fallimenti o sbagli perché i risultati e le enormi soddisfazioni che queste attività danno arrivano sempre e sono impagabili.
Esistono moltissime tecniche di coltivazione e di allevamento e credo che ognuno debba trovare ciò che va meglio per se stesso e per ciò che intende realizzare, conoscere il più possibile, trarre il buono da ogni cosa senza prendere nulla per verità assoluta e indiscutibile.
Le nostre squadre sono pronte per sfidarsi per la vittoria. Sapevate che anche voi avete l’occasione di coronare la squadra vincitrice? Proprio così: potrete votare la vostra squadra preferita gustando direttamente i loro piatti domenica 11 settembre durante la “Desmontegada dele caore” di Cavalese 🐐
Potete iscrivervi a questo link tramite il sito dell’APT della Val di Fiemme o direttamente sul posto!
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